La nostra San Francisco

E così abbiamo avuto il nostro assaggio di America. Cinque giorni bellissimi, di cui mi sono goduta ogni minuto. I nostri ospiti sono stati assolutamente meravigliosi e grazie a loro credo che abbiamo davvero tratto il massimo dalla nostra visita a San Francisco, considerato il tempo limitato a nostra disposizione.

A posteriori mi sento di dire che la destinazione era azzeccaissima per un viaggio “di assaggio” come il nostro. La città è relativamente piccola, verde, in un certo senso familiare – pur nelle dimensioni americane del tutto, dalle strade alle macchine. Riservando le mie considerazioni più “antropologiche” ad altra occasione, ripercorro qui brevemente le mete che abbiamo maggiormente apprezzato.

  1. Muir Woods. Una prima meta assolutamente perfetta per una prima comoda immersione nella natura americana, maestosa e mozzafiato come mi aspettavo. Mi sono innamorata delle sequoie e del loro movimento di torsione verso l’alto (mi sono spiegata? ne dubito), ma anche dell’insieme della foresta. Ci siamo andati all’apertura, alle 8:00, e certamente il poco affollamento della mattina di giorno feriale ha giovato all’atmosfera: mi dicono che nel fine settimana può essere molto affollato.
  2. Centro per il soccorso dei mammiferi marini, Sausalito. Praticamente un ospedale per foche in difficoltà, dove molti volontari soccorrono, curano e nutrono per lo più cuccioli abbandonati dalle madri al loro destino e segnalati con un apposito numero verde. I versi di queste foche, ci hanno spiegato, sono stati registrati per creare le voci dei draghi di Dragon Trainer. Mentre arrivavamo, abbiamo visto un veicolo che usciva dal centro per liberare una paziente ormai ristabilita.
  3. Rodeo Beach. Il nostro primo, perfetto assaggio di oceano. Debitamente corredata di surfisti.
  4. Embarcadero. Piacevolissimo lungobaia, con una soccessione di moli (piers) con svariate attrazioni degne di nota. In particolare: al Pier 15 l’Exploratorium, un museo della scienza di tutto rispetto, che avrebbe meritato ben più del paio d’ore che avevamo a disposizione noi; le foche e l’acquario al Pier 39, che Meryem ha visitato mentre io ero impegnata alla conferenza; il Musee Mecanique, al Pier 45, una bizzarra e leggermente inquietante collezione di giochi d’epoca. Vale la pena di fare un salto anche fabbrica di cioccolato Ghirardelli. Per andare su e giù per l’Embarcadero, se non avete più voglia di camminare, si può prendere la linea E, una tranvia operata con vetture storiche (inclusi alcuni tram milanesi).
  5. Golden Gate Park. Un vero gioiello, che se avessi avuto due o tre giorni extra mi sarei goduta ben di più. Vi segnalo in particolare il Giardino da tè giapponese (che noi abbiamo visto di sfuggita), il de Young Museum (anch’esso visitato al volo, sabato inauguravano una mostra dedicata alla Summer of Love), i bisonti al pascolo, i mulini olandesi sul lato che dà sull’oceano…. Ma noi non siamo andati al Conservatory of Flowers, né alla California Academy of Sciences, che certamente meritavano. Il parco in sé è incredibile e le fioriture erano meravigliose.
  6. Coit Tower. Deliziosa atmosfera, personale gentile e gioviale, bei murales, panorama a 360°. Come mi ha fatto notare il mio amico Filippo, compare più volte in Vertigo.
  7. Haight Ashbury. Una passeggiata piacevole e quasi doverosa, un quartiere assolutamente fotogenico. Se siete in vena di acquisti assurdi, vi segnalo il più incredibile negozio di calzini che io abbia mai visto. Non abbiamo resistito ai calzini Wonder Woman con tanto di mantello (ma c’erano anche quelli dei My Little Ponies corredati di ali) e ai calzini arcobaleno di rigore per il Gay Pride. Ma io mi sono regalata anche uno specifico omaggio alla città, con un paio con l’effige di Rosie The Riveter.
  8. Lombard Street. Panorama inconfondibile, merita almeno una foto, non vi pare?

Tra le cose da vedere o da fare che abbiamo perso a questo primo giro c’è certamente la visita ad Alcatraz, ma anche una corsa nel celebre Cable Car (quando dovevamo farla purtroppo pioveva) e una visita a Angel Island. Tutte ottime ragioni per tornare a trovare i molti nuovi amici che ci siamo fatte in questa occasione e che ci hanno regalato esperienze uniche, come l’incontro con una vera hippy (a Woodstock Terry C’ERA!), due notti in una camera corredata di bovindo (e del letto più comodo del mondo) e una guidata attraverso il quartiere italiano, l’unico posto al mondo dove ogni lampione è griffato con il tricolore e l’odore di marijuana è perfettamente percepibile anche dal finestrino della macchina semiaperto…

P.S. Ho omesso il Golden Gate Bridge, fin troppo ovvio. Ma vi darò una dritta ulteriore: uno dei punti di osservazione migliori, dal basso, è Fort Baker.

2 thoughts on “La nostra San Francisco”

  1. Wow! How in the world did you manage to do all of this in 5 days…with jet lag? How spectacular that you were able to hit all the highlights! I hope you will come again in the near future. Congrats and I well planned and productive trip!

    1. I would say that the merit goes to the ones who invited us. Jet lag was not a big issue, just a few hours awake in the first two nights. But the visits were not too tiring and in general we had dinner early and got up early: this helped a lot to Cope with it.

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