Biblia

Forse non tutti sanno che nella mia vita precedente sono (anche) stata una specie di biblista. Più precisamente, la filologia biblica era uno dei miei settori di ricerca e, diciamocelo, di puro divertimento. Quindi si potrebbe ragionevolmente pensare che io possegga un certo numero di testi della Bibbia, come sarebbe logico per uno studioso del campo. E invece no. Io di Bibbia in italiano ne ho sempre avuta solo una: una versione tascabile della Bibbia di Gerusalemme che mi è stata regalata per il compleanno dai miei genitori nel lontano 1982.

Casca a pezzi, ma non ho mai pensato di sostituirla. Quelle pagine sottilissime, pensavo ieri, sono state uno dei pochissimi elementi di continuità della mia vita. Mi hanno accompagnato per tutta la preadolescenza e adolescenza, nei campi scuola sul lago del Turano e in Trentino, nei tre incontri di Taize a cui ho partecipato, a Roma, a Breslavia e a Praga. In tutti i numerosi ritiri a cui ho partecipato, negli anni in cui frequentavo la parrocchia di Donna Olimpia. Lo testimoniano alcune sottolineature a penna (dettate evidentemente da un’urgenza incontenibile, visto che ho sempre odiato usare la penna per sottolineare i libri), soprattutto nella prima lettera di Giovanni: “Chi non ama il suo fratello che vede, non può amare Dio che non vede”. Credo lo leggessi come un monito a quella me che tanta difficoltà aveva – e a tratti ancora ha – a stringere relazioni con gli altri.

Poi per tutta l’università e negli anni successivi quelle pagine le sfogliavo febbrilmente in cerca di indizi, rimandi, tracce, scorciatoie che mi avrebbero permesso di muovermi meglio tra testo ebraico e testo greco. Oggi le riapro di tanto in tanto, cercando di leggere a mente fresca testi vecchi e nuovi, in compagnia di un piccolo gruppo di amici fedeli, ereditati da mia sorella maggiore. Quando la Bibbia la leggevo con mia madre, usavamo l’edizione grande, di casa. In effetti il regalo dei 10 anni, che mi rese molto felice, era una specie di benedizione all’autonomia (con un retrogusto vagamente protestante).

Non avevo mai pensato a quanto la mia storia di pensiero e di vita sia passata per quelle pagine, in cui i diversi incontri fatti mi hanno insegnato a trovare davvero di tutto. Da ragazza mi scambiavo cartoline con un mio amico, molto più adulto, usando solo citazioni bibliche per prenderci in giro e insultarci scherzosamente (lui sulla mia insipienza, io sulla sua vecchiaia). Con Garbini, il mio maestro, manco a dirlo ci ho trovato storia, sesso, delitti, mitologia, libertà di immaginare letture diverse. Certo che ogni volta che ci ho guardato dentro, qualcosa ho trovato.

Quando ho studiato i tarocchi, durante il lockdown, mi è stato spiegato che il mazzo, come la biblioteca di Borges, contiene in potenza tutto l’universo. Immagino che i poemi omerici fossero per i greci una cosa del genere. Quanto a me, il mio piccolo universo individuale è contenuto – sinteticamente e simbolicamente – in quel volumetto. Tra le pagine, c’è anche un foglietto di appunti di Garbini per la presentazione della mia tesi di laurea. Tra le righe di stilografica un po’ scolorite e sbaffate dalla pioggia si legge: “Molte osservazioni personali, mancano le conclusioni”. Anche questo mi sembra un messaggio molto adeguato alla mia vita, in generale.

1 commento su “Biblia”

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