Ci sono persone che mi dispiace di vedere sempre meno. Persone con cui, le poche volte checi si sente o ci si incontra, si ritrova immediatamente la sintonia. E poi ci sono persone con cui davvero hai perso il filo. Che magari ti trovi a incontrare ancora, magari anche di proposito. Ma che, senza che ci sia nulla di male, è logico che non frequenti più. I rapporti sono diventati formali. Questo mi dicevo ieri, tornando a casa con Meryem dai luoghi dove ho passato la mia adolescenza. Dove passeggiavo con le mie due inseparabili amiche dei 14 anni. Ieri le ho riviste,mamma tutte e due. Di una delle due persino la voce mi è parsa diversissima.

Neanche a farlo apposta, stamattina ho anche incontrato un mio amico per cui ho spasimato lunghi anni, sostanzialmente invano. Per fortuna, mi trovo a pensare ora. Non mi fraintendete, non è che sia una persona sgradevole. E’ solo che stento a immaginare di essergli stata intimamente amica. Quando ci incontriamo si parla così, del più e del meno. Come è giusto. Ma con meno sintonia di quella che provo per alcuni estranei.


Caro Babbo Natale,

se penso ai Natali degli ultimi tre anni, questo si presenta infinitamente bello e questo lo considero già un primo pacchetto sotto l’albero. Ogni mattina Meryem ride e da unasettimana a questa parte dorme meravigliosamente dalle 19 alle 6, 6.30: è questo è il secondo pacchetto (lo so, potrebbe non durare, ma finché c’è me la godo). Il lavoro va bene, nonostante le corse, gli orari ridotti e i piccoli presunti boicottaggi, e con questo siamo a tre. Io posso quindi dirmi servita.

Allora mi allargo un po’ con gli altri. Per Nizam ti chiedo la tranquillità di veder risolte le due cose che ora lo tormentano. Lo so che una è molto difficile e non rientra esattamente nelle tue competenze. Ma vedi che puoi fare. Sono sicura che così smetterà di nuovo di fumare, visto che erano tre anni che non toccava una sigaretta e ha ripreso da due mesi.

Per le mie sorelle un po’ della spensieratezza di quando vivevamo ancora nella stessa casa e litigavamo per i vestiti. E ci mettevamo sul lettone con mio padre a inventare poesiole e cantavamo i canti di Natale con tutte le voci.

Per altri amici che vedo sempre meno, puoi fare riferimento direttamente alle loro letterine. Se si fossero scordati di scriverle, penso che sia il caso di sollecitarli, perché tutti quanti hanno una marea di desideri, secondo me.

Per ultima cosa ti chiedo un pensiero speciale per i bloggers, specie le blog mamme. Ravana nel sacco, vedrai che qualcosa di adatto lo trovi.


Ma secondo voi perché le commesse dei negozi sotto le feste sono completamente idiote? Ieri avevo inizito a fare qualche microbico regalo di Natale e già mi è passata la pochissima voglia che avevo. Avevo iniziato con alti ideali, puntando sparata al negozio equoe solidale. Ero la prima cliente in un negozio deserto, due venditori. Situazione potenzialmente ottimale. Nessuno è stanco e frastornato, nessuna confusione. Arraffo 5 articoli, di dimensioni e natura diversa (ma tutti rigorosamente ben al di sotto dei 10 euro), e chiedo se è possibile fare dei pacchetti. "Ma certo", mi risponde radiosa la signora alla cassa. Specifico allora che ogni pezzo va in un pacchetto. Semplice e lineare. Per fare lo scontrino ci vogliono 20 minuti. Più o meno altrettanti per prendere la linea del bancomat. Meryem inizia a protestare molto vivacemente. Inizia con calma il rito dei pacchetti. Prevedendo la lunghezza dell’operazione, decisamente più articolata delle precedenti, mi eclisso nell’angolo caffetteria per allattare la belva. Al mio ritorno mi viene consegnata una busta di carta con dentro dei pacchetti rossi, Saluto e scappo a casa, giusto in tempo per l’ora della pappa. Quiz: quanti pacchetti conteneva la busta in realtà? Cinque? Naaaaa. Tre. Praticamente identici. Stamattina smadonnando li apro, per scoprire che due regali sono stati accorpati e uno è semplicemente rimasto al negozio. Francamente non so se spingermici di nuovo o lasciare i miei 4 euro e 50 come contributo per assumere, sia pure part time, una commessa meno rintronata.


Il Natale a casa mia è sempre stato un po’ minimalista. In barba alle origini calabresi (o forse per reazione a quelle), mia madre è sempre stata allergica ai cenoni e ai pranzi di famiglia. Negli anni poi il minimo sindacale dei festeggiamenti si è abbassato fino a rasentare lo zero: rapido buffet, apertura dei regali (uno a testa), un paio di canti di Natale e poi ognuno a casa sua. L’albero e il presepe vengono allestiti il 24 stesso. E solitamente lo stesso 24 io e mia sorella Marina, lista alla mano, procedevamo ai regali comunitari, inclusi i nostri! Quest’anno c’è un intoppo: il 24 mattina devo stare in ufficio… Toccherà iniziare a pensarci il 23!

Mi casa es tu casa


L’operazione accampamento è partita. Lo zio è stato collocato sul divano letto del salone. Per ora va tutto bene, anche perché il poveretto non ha potuto fare altro che inserirsi nei nostri ritmi, abbastanza frenetici al momento. I tentativi di conversazione sono gustosissimi, anche perché Nizam non ha un gran talento come traduttore. Gli difetta un po’ la pazienza… La prima sera gli ho detto di chiedere al fratello se voleva un altro po’ di spezzatino e lui, senza neanche girarsi a guardarlo, ha prontamente ribattuto: “Non lo vuole”. Che siano telepatici?


Sei mesi. Già sono passati sei mesi da quando, circa a quest’ora, la mia piccola veniva al mondo. Bellissima, lunga lunga, con gli occhi profondi e seri. Auguri a Meryem. Stasera avrà un regalo speciale: conoscerà suo zio, che dopo vari cambi di programma alla fine pare che riuscirà ad arrivare. Anche io sono curiosa…


Oggi ero seduta a fianco del lettino di Meryem e le cantavo una ninna nanna. Avevo giurato a me stessa di non ricorrere a quella, il cui testo è vagamente terroristico (ve lo aggiungo sotto), ma era quella che più mi cantava mio padre e alla fine mi viene in mente soprattutto quella. Quindi eravamo lì, al buio, io cantavo con la testa appoggiata alla ringhiera, lei aveva gli occhi prima aperti, poi socchiusi, poi chiusi e basta (ma ogni tanto mi spiava sotto quelle sue ciglia lunghe che ha ereditato dal papà). Allora mi è tornata chiarissima la sensazione di quando ero io a cercare di tenere gli occhi aperti nel buio per vedere la faccia del mio papà. Una sensazione dolce e struggente, accompagnata da un’ondata di nostalgia tagliente come un rasoio. E poi ho pensato anche un’altra cosa: è un vero peccato che mia sorella Serena non abbia figli. Con la bella voce che ha, lei sì che saprebbe cantare le ninna nanne.

Ecco il testo della ninna nanna:

Dormi mia bella dormi, dormi e fai la nanna, che quando sarai mamma non dormirai così.

Dormi mia bella dormi, dormi e fai riposo, che quando avrai lo sposo non dormirai così.

Tutti gli amori passano, ma tu non passi mai: ti voglio bene assai… vorrei morir per te.

Ne ho trovata una versione con alcune varianti, sia nel testo che nella melodia, ma rende abbastanza l’idea: ah, i padri friulani…


Questo week end si presenta duro, molto duro da scorticare. E la mia connessione internet funziona a singhiozzo, quindi non potrò neanche cercare conforto in rete. Se la vita fosse un dvd, vorrei mandare avani di un po’ di scene. O magari indietro di altrettante.


Ieri è stata una giornata tosta, che seguiva a l’altro ieri, giornata tostissima. Per altro la serata si è conclusa in bellezza, con Meryem vispa e sveglissima fino alle nove e mezza di sera (di solito alle sette, sette e mezza dorme) e litigata finale con Nizam. Archiviato il tutto, oggi mi sento un po’ giù di corda, ammaccata e ancora stanca (anche se alla fine il diavoletto ha dormito tutta la notte).

Riflettevo in questi giorni su questi primi sei mesi, relativamente facili e tranquilli, specialmente se paragonati all’esperienza di altre persone. Notavo che tutti i momenti di tensione, perché di passaggio (trasferimento della bambina nella sua camera, passaggio al passeggino, inizio dello svezzamento, vaccinazioni, babysitter e allontanamento da me per varie ore), in realtà non hanno mai creato problemi alla bimba, ma a me. E’ come se questa situazione facesse emergere tutte le miei insicurezze, anche quelle meglio camuffate. L’istinto mi dice che la cosa principale è non trasferire queste mie debolezze sulla bambina e finora ha funzionato. Mi spiego meglio: sarebbe stato molto comodo tenermi la bambina in camera con la motivazione ufficiale che, come tanti altri bambini, era lei a volerlo. In realtà sarei stata io a non dover affrontare quell’ansia. Per fortuna fino ad ora non ho mai avuto problemi ad ammettere, a me stessa e agli altri, che la coniglia sono io. Dirlo, scherzarci su, mi aiuta ad esorcizzare la paura di non essere all’altezza. Però molti (soprattutto molte) mi guardano strano quando mi sentono fare questi discorsi. Mi dicono che devo credere di più in me stessa. Ma io credo in me stessa, forse anche troppo. Per questo ammettere le mie molte pecche non mi paralizza. No, non sono affatto umile e mi stupisce anche sembrarlo.


Oggi ho un bell’impiccio lavorativo, per cui uscirò di casa all’una e mezza e difficilmente rientrerò prima delle dieci di sera. Fino alle cinque e mezza c’è la fida Maria, poi subentrerà Nizam, che per questo motivo dovrà rinunciare alla visione della partita di Champions League del Fenerbahce. Ma non sembra impensierito più di tanto. Va detto che ha uno stile tutto suo di accudimento neonati. E, prevenendo le vostre scontate domande, sottolineo che a lui la bambina non è mai caduta…

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Comunque, come potete vedere dalla foto sottostante, la pratica ha già una consolidata tradizione…

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