Oggi mordo. Mi sarei spolpata viva un’impiegata della posta. Mi sogno di notte Procedure Operative. Ho un mal di testa feroce. Ho una quantità di ore di sonno arretrate che purtroppo non riesco a smaltire. L’spezione della Qualità (la rogna n. 1 a cui sto lavorando) è stata fissata per il mio compleanno, che oltre a essere orrendamente vicino cade pure di lunedì. Grrrr.


Non mi sento mai una mamma da manuale, ma oggi mi sento lontana anni luce da qualunque stereotipo di mammina da cartolina, tutta sussurri e moine. Meryem oggi era lagnosissima e io, che per la prima volta da mesi tentavo di vedermi un dvd, l’avrei volentieri imballata e spedita per posta prioritaria destinazione Abu Dhabi (qualcuno coglie la citazione? adorato Garfield…). Allora mi sembra il momento giusto per farvi una confessione, già fatta in altra sede e caduta nel nulla. Le foto di Anne Geddes mi irritano profondamente. Mi sembrano stucchevoli e irrispettose. Questa fotografa bambini disponendoli artisticamente come oggetti. Ma perché tutti ne vanno pazzi? Io ho fatto buon viso a cattivo gioco, ho sopportato regali e gadget dicendo persino "Che carino…". Ma mi sorge un dubbio: sono io che sono strana? Il consenso è davvero così unanime?

La fattoria di Ali Baba


Che verso fa il coccodrillo? A parte la citazione della ben nota canzoncina, il tema dei versi degli animali è un classico dell’educazione dei bambini multilingue. Ci eravamo già posti questo problema quando Nizam ha iniziato ad esibirsi nella versione turca di “Nella vecchia fattoria”. Al posto di zio Tobia c’è niente di meno che Ali Babà e naturalmente gli animali fanno versi un po’ insoliti a un orecchio italiano. Qualche giorno fa poi Meryem ha ricevuto in regalo un bel libretto di stoffa con i versi degli animali comprato appositamente per lei in Turchia e dunque la questione è divampata con nuovo calore. Nizam si approfitta tra l’altro del vantaggio di essere cresciuto in campagna per deridermi senza ritegno: quale gallo al mondo ha mai detto “chicchirichì”? In Turchia dice U-uru-uuuuu, ma badate bene che la u ha due puntini sopra e si pronuncia come la corrispondente lettera tedesca. Quanto al cane, in turco fa hav hav (parente stretto del greco gav gav). Le mucche fanno moooo e non muuu, le pecore meee, ma per fortuna almeno il cavallo fa ihiiii anche da loro.


Ieri confesso che ho avuto un attimo di sconforto. Il lavoro dopo sei mesi è davvero faticoso e trovarsi subito una responsabilità abbastanza pesante non aiuta a carburare. Però dopo una buona notte di sonno mi sento già molto più fiduciosa. Non mi dispiace affatto di essere tornata, specialmente perché vedo Meryem assolutamente serena. Quindi, che dire? Via verso la prossima tappa…


Com’era il voto dei G.U.F.O. di Harry Potter? Oltre ogni previsione? Beh, oggi è stata una giornata così. Mia madre è convinta che S. Antonio (che tanto spesso ci è stato d’aiuto nei molteplici smarrimenti domestici) abbia diversificato le attività, offrendo pacchetti di presa in carico completa a prezzi modici. Direi che la tariffa forfettaria di 10 euro stabilita da mia madre sia nel mio caso più che meritata… Veniamo ai punti salienti. Oggi Nizam ha ritirato in questura la sua carta di soggiorno. Se fossimo in Germania sarebbe stata una commissione da sbrigare. Dato che siamo a Roma, si tratta di un miracolo. Dopodiché gli hanno fatto sapere dal cantiere che il suo telefono che ieri aveva perso era stato ritrovato. Vogliamo aggiungere che anche oggi la bambina è stata divinamente con la baysitter? Quando sono tornata era assolutamente rilassata e di ottimo umore. Aveva spazzolato una doppia razione di frutta e ha mangiato, con tutto comodo, una mezzoretta dopo il mio ritorno. Non so spiegare che sollievo sia questo. Venerdì scorso la mia sicurezza aveva seriamenta vacillato… e invece tutto sembra filare liscio.

Tornare al lavoro è un po’ strano, ma per ora reggo. Mi pare addirittura di vedere qualche segnale positivo dai nuovi collaboratori che ho trovato al mio ritorno. Ma non vorrei esagerare: oggi mi sento troppo ottimista per essere oggettiva.


Giornata oltre ogni aspettativa. Controllo dalla pediatra: tutto ok. La fanciulla è lunga ben 67 cm e pesa 7 chili e 200. Niente male davvero. E’ una falsa magra ("Ha questo faccino minuto, ma quando la spogli…").

Il ritorno in ufficio è andato liscio e tranquillo. Mi hanno lasciato il tempo di riorganizzarmi e il mio capoufficio continua a mostrarsi molto accomodante. Spero che duri. Meryem è stata buonissima. Nizam a un certo punto èpassato da casa e l’ha trovatasorridente e rilassata con Maria. Ha mangiato la merenda di pera, continua a schifare il bibe, ma non stava certo morendo di fame quando sono tornata. La babysitter era soddisfatta: pare che la piccola apprezzi le canzoni di Patty Pravo.


Se io e Nizam avessimo un anniversario, sarebbe il 31 ottobre. Per fortuna non lo abbiamo (le nostre vicessitudini sono state un tantino complicate), altrimenti avrei battuto ogni record per l’anniversario meno romantico. Ieri Nizam si è addormentato sul divano, guardando un improponibile programma della televisione turca che al momento mi sfugge, alle ore 19.00. Si è svegliato brevemente alle 22.00 solo per trasferirsi nel letto. Io stavo seduta all’altro capo del divano, guardando Meryem che dormiva sulla sdraietta e lui completamente abbioccato e mi sentivo idiota.

La babysitter ieri è riuscita a far bere a Meryem due ciucciatine di bibe (una delle quali subito sputata). In compenso la piccola si è fatta fuori l’equivalente omogeneizzato di mezza pera. Abbiamo decretato che vista la quantità di frutta che si mangia, potrà ben aspettare un’oretta in più per mangiare. Io lascerò il bibe di sicurezza e vedrò di farla mangiare subito prima di uscire. Se proprio le viene fame, mangerà. Altrimenti aspetterà il mio ritorno. Se poi riuscissi a tirarmi un po’ di latte mio, le lascerò quello. Lunedì farò vidimare alla pediatra questo programma di massima. Se penso che si ricomincia a lavorare, mi sento una specie di morsa allo stomaco. Dicono che sia normale.

Oggi, quando Nizam ha fatto il minimo accenno a ristravaccarsi sul divano, ho esplicitato che nonostante la pioggia era mia intenzione uscire. "Ok. Va bene se andiamo a Leopardo?". Mi sentivo di escludere che la proposta riguardasse una battuta di caccia grossa o un safari. Per qualche minuto, confesso, ho brancolato nel buio. Poi, l’illuminazione. Niente felini maculati, ma "(Parco) Leonardo", un centro commerciale dalle parti dell’aeroporto di Fiumicino. E’ andata per il centro commerciale, dove se non altro hanno comodi vani fasciatoio per cambiare i bebé. La cena romantica fallita è stata sostituita da un piatto di riso basmati con verdure al forno in rosticceria. Inoltre ci siamo muniti di un paio di trapunte matrimoniali in offerta da Auchan, per corredare il nostro divano letto per gli ospiti, inaugurato domenica scorsa dal donatore di Nemrut. Ora siamo pronti a reagire tempestivamente ad ogni arrivo (o quasi…).


La seconda prova babysitter ha visto alcuni importanti progressi: la bambina ha pianto molto meno (almeno nella prima fase…), si è addormentata per il suo riposino e ha persino mangiato di gusto il suo omogeneizzato di pera. Fino a quel momento, una cavalcata trionfale. Poi abbiamo provato a proporle un bibe di latte artificiale. Io l’ho preparato e mi sono eclissata in un’altra stanza e lei ha provato a darglielo. Disastro. Urla a sirena, pianto inconsolabile, nemmeno una ciucciatina. Una volta calmata (mi ci è voluta mezzora buona) ho provato con il cucchiaino, ma piangeva alla sola vista del latte. Allora l’ho allattata io. Dopo un po’ ho provato a metterle un po’ d’acqua nel bibe, per vedere se rifiutava anche quello (era la prima volta che ne usavo uno, va detto, a parte un mini tentativo una settimana fa). Ma non mi è parso che le desse fastidio . Ciucciava senza convinzione (aveva la pancia piena), ma ciucciava e soprattutto non piangeva. La povera babysitter-quasi-omonima (si chiama Maria, come Meryem) era sull’orlo di una crisi di nervi, anche perché mia figlia quando piange sul serio è una specie di cataclisma: paonazza, senza fiato, sudatissima, con picchi di decibel da sfondare le pareti. Comunque, placata la bimba e dato il tempo alla fanciulla di riprendersi, sono state insieme un’altra mezzora e lì la piccola non mostrava alcun rancore: le sorrideva e quasi quasi le si addormentava di nuovo in braccio.

Oggi dovremo riprovare. La pediatra mi ha diffidato dall’introdurre il cucchiaino e dice di insistere con il metodo Conte Ugolino ("più che il dolor poté il digiuno"): quando proprio avrà fame, mangerà. Insomma, se non le dò alternative, se ne farà una ragione. Io sto meditando di scappare per quattro ore, un po’ perché certamente la bambina in mia assenza frigna di meno, un po’ perché non ci tengo a partecipare a una replica della scena di ieri… Basta che non lo pensi anche Maria e non si dia alla macchia anche lei! Per rispondere brevemente alle curiosità di Lanterna, Maria è una solida ragazza tra i 25 e i 30 (a occhio), di origini calabresi, con lunghi capelli neri che Meryem strappa di gusto e petto morbido e materno. La mattina lavora, ormai da anni, nella libreria della mia amica Annamaria ed è così che ci conosciamo. Lei fino a 5 anni fa ha fatto la babysitter, anche a bambini molto piccoli, e mi si è proposta di sua iniziativa. Mi è sembrata una buona soluzione, perché non siamo troppo intime, ma ci stiamo abbastanza simpatiche e mi dà un certo affidamento sapere che è una ragazza che sa bene cosa significa avere un impegno di lavoro. Finora, nonostante le inevitabili piccole difficoltà, mi sento tranquilla a lasciarle la bambina. Direi che è un buon segno, o almeno spero.