Forse qualcuno si chiederà se le mie letture si siano fermate: no, ho solo rallentato un pochino. Ora sto finendo un libretto pubblicato da Quattropassi, ovvero il giornalino del mio quartiere. Si intitola "Monteverde poco fa" e lo ha scritto Mario Vitali, che attualmente è proprietario di un bar in una via a due passi da casa mia. Si tratta di una raccolta di aneddoti degli anni quaranta e cinquanta, che tracciano il ritratto di quello che ancora era un paesino di campagna alle porte di Roma. Padri di famiglia e "buffarole" (ovvero massaie che abusavano, per tirchieria o necessità, della possibilità di "lasciare sul conto" nelle varie botteghe, per poi non pagare mai i "buffi", cioè i debiti), pizzicagnoli marchigiani e futuri ricchi, sono tutti ritratti ai tavoli dell’osteria della nonna dell’autore e negli immediati dintorni. Un libro grazioso, che fa pensare.
Oggi il monitoraggio è stato una tragedia. Un’ora e passa attaccata. La bimba dormiva beata, assolutamene non reattiva. Contrazioni? Zero, proprio zero. Mai visto nulla di più piatto.
Aggiornamento: In questo caso sono graditi commenti del tipo "anche a me è successo di avere un monitoraggio piatto venti minuti prima di partorire"….
Ieri, 3 giugno, era il quinto anniversario di un giorno triste, quello in cui il mio amico Roberto si è tolto la vita. Ci ho pensato tutto il giorno, cercando di non darlo a vedere. Sono particolarmente grata a Nizam che, nulla o quasi sapendo, ha lavorato come un pazzo per improvvisare una cena a casa con alcuni amici, che io in modo apparentemente inspiegabile avevo insistito per organizzare. Ricordavo quando quegli stessi amici (o almeno la maggior parte di loro) erano venuti a casa in quell’occasione, ben sapendo che c’era poco da dire.
Ho ripescato quello che avevo scritto sul mio sito allora.
3 giugno 2002
Roberto non avrebbe certo voluto la notorietà di cui ha goduto per i due giorni durante i quali la cronaca di Roma ha disquisito, con dubbio gusto, della sua morte. A tutti noi, che eravamo suoi amici, sarebbe piaciuto di più che la gente ne parlasse quando era vivo, per la sua professionalità di bibliofilo (un lavoro socialmente inutile, come usava dire), per la sua battuta sempre pronta e per la sua generosità che non finiva di sorprenderci.
Roberto leggeva i giornali (4 o 5 al giorno) pensando sempre a chi fra le sue conoscenze poteva far piacere leggere un certo articolo, che puntualmente ritagliava e conservava in una busta, pronto a consegnarlo all’interessato alla prima occasione. A me sono arrivate centinaia di quelle buste, con qualsiasi cosa la stampa nazionale abbia mai scritto su: Vicino Oriente, Bibbia, ebraismo, curdi, cammelli e qualsiasi altro argomento di cui ci potesse capitare di parlare. Quei ritagli accompagnavano spesso incredibili regali di non-compleanno, libri rari e bellissimi, che mai pensava a vendere, se pensava che mi sarebbero piaciuti (lo stesso faceva con decine di altre persone).
Roberto era un gentiluomo di altri tempi, è stato giustamente detto da un suo amico al momento di salutarlo per sempre, quando ormai era troppo tardi. Ricordo di averlo preso in giro perché mi faceva sempre passare per prima dalle porte, mi apriva lo sportello della macchina prima di salire, mi ringraziava sempre con una telefonata dopo un invito a cena, nonostante la confidenza fra noi non esigesse alcuna formalità. Lui rideva, ma continuava a comportarsi così: da vero gentiluomo, perché lo era.
"Mi sembra molto interessante" diceva (sinceramente) delle cose che più mi stavano a cuore e poteva bastare questo per farmi capire quanto fosse straordinario. Non bisognerebbe meravigliarsi del fatto che questo mondo non fosse un posto per lui. Lui che, secondo la logica del mondo, era un perdente. Non sa, il mondo, che i veri perdenti siamo noi, che abbiamo lasciato che se ne andasse.
"Secondo una delle credenze popolari ancora oggi più diffuse, il momento del parto è influenzato dalle fasi lunari. In particolare, si è inclini a credere che durante la luna piena vi sarebbe un considerevole aumento di parti"
Capito, Meryem? Oggi c’è la luna piena in Sagittario, mio segno zodiacale (qualcuno poi mi spiegherà che significa…). Ma la luna piena quanto dura?
L’attesa continua e durerà ancora un po’, pare. Io cerco di prenderla con filosofia e… leggo. Breve aggiornamento sugli ultimi libri. "I fiori di Al Qaida" la giudicherei una lettura media: una parte è interessante, specialmente per quanto riguarda le pennellate sul mondo della stampa che si butta a pesce per costruire il mostro extracomunitario a partire da un fatto di cronaca tragico ma banale. Meno convincente, francamente, è la parte relativa alla trasformazione dell’adolescente italo-egiziano in terrorista. Mi ha ricordato, per contrasto, un bel romanzo di Yasmina Khadra ("Cosa sognano i lupi?"), in cui un tema nalogo era affrontato con ben diverso spessore. Poi ho letto "Mi fido di te", di Massimo Carlotto e Francesco Abate. Resto convinta che Carlotto sia bravissimo. La lettura scivola via, sufficientemente cinica e ironica, eppure a suo modo impegnata anche nel genere "gialletto". Se proprio devo obiettare qualcosa, "Nordest" mi era piaciuto anche di più. Ma anche questo vale la pena. Poi ho letto "Lontano padre" di Enrico Mottinelli: nulla di che. Si legge fino in fondo, grazie ai capitoli brevi e allo stile abbastanza agile. Ma poi di guardi indietro e lo spessore non c’è.
L’angolo delle recensioni anche per oggi è concluso. Buona giornata.
A questo punto aggiorno, altrimenti mi entrate nel dubbio che abbia partorito… (Certo che se andassimo avanti per un mese sarebbe un po’ impegnativo: ma mi auguro che non sia così). Il week end è passato bene, a parte una solenne arrabbiatura sabato sera, quando per oltre un’ora e mezza non ho trovato un taxi disponibile in pieno centro di Roma. Questo mi ha fatto saltare un invito a cena e mi ha messo di umore oggettivamente impossibile. Mi sono rifatta domenica, che è stata una giornata molto carina: piccolo pic-nic sul molo del porto di Fiumicino e poi Ostia Antica. Una mia amica guidava una visita per bambini ed è stato molto divertente aggregarsi. Abbiamo camminato dalle tre alle sette, ma non faceva troppo caldo e c’era un bel venticello.
Oggi invece il tempo è apocalittico. Tutta la notte ha infuriato la bufera. Non spiacevole, dopo tutta l’afa della settimana scorsa. Le zanzare sono momentaneamente sparite. Più tradi mi tocca visita anestesiologica e monitoraggio. E con questo, le tasse da pagare pre-parto spero siano più o meno concluse…
No, non è nata. Del resto non so perché mi sia messa in testa che sarebbe nata prima. La DPP (apprezzate la disinvoltura con cui ormai uso le sigle) è il 10 giugno e magari nasce dopo. In verità dato che oggi è il compleanno di mio padre, credo che in famiglia ci sia ronzata l’idea che il nonno dal cielo si sarebbe rimaterializzato in forma di nipotina italo-curda. Ma non credo davvero che sarà così e tutto sommato mi pare meglio. Del resto questo mese di maggio è stato ed è così pesante che quasi quasi scaramanticamente opterei per attenerci al programma e passare a giugno. Non mi viene molto bene scherzare, perché in verità sono un po’ giù. Oggi ho deciso che, alla faccia della temperatura, mi faccio un giro. Stare tappata in casa non mi fa bene.
Oggi mi sentivo lo scattante spirito di iniziativa di un bradipo in letargo. Sarà il caldo afoso, sarà la panza, sarà la pura e semplice pigrizia di starsene a casa tutto il giorno. E così, per il terzo giorno consecutivo, ho approfittato del servizio taxi gentilmente offerto da mia sorella – che tra parentesi ho sempre preso per il culo per il fatto che prende la macchina anche per arrivare in fondo alla via dove abita. La verità è che domenica ho accumulato una tale scorta di buoni "senso di colpa" da averla quasi ridotta in schiavitù almeno fino al parto. Infatti mi sono lasciata coinvolgere (e il povero Nizam con me) in una fantastica gita all’oasi wwf di Macchiagrande. Niente di male, di per sé. Immaginavo una bucolica scampagnata con i nipotini. Solo che l’oasi era invasa di visitatori e comunque adiacente alle piste dell’aeroporto di Fiumicino, per cui tutti gli animali che abbiamo visto sono stati: una tartaruga morta; due daini verosimilmente sordi (o forse impagliati); alcune carpe in amore, rimaste sul luogo solo perché vistosamente non in sé. In compenso il sito non dispone nemmeno di un bar, di un chiosco o qualsivoglia luogo di ristoro. Tutto molto nature, ma sarebbe stato meglio saperlo prima. Abbiamo scarpinato nella polvere sabbiosa fino alle quattro e mezzo del pomeriggio, completamente digiuni (i bimbi hanno rimediato un piatto di pasta al tendone della Protezione Civile…). Il giorno dopo Nizam mi ha confessato che 13 ore al cantiere gli sono parse nulla in confronto. Dopo questa simpatica iniziativa, Meryem ha stabilito che di uscire non è davvero il caso. Per questo ieri al monitoraggio non c’era più l’ombra di una contrazione. Non posso che apprezzare il suo buon senso.
La verità è che a stare a casa mi annoio, ma andarmene in giro con questo caldo e questa pancia non è tanto più piacevole. Oggi alle 12 ho il secondo monitoraggio e, alla buon ora, ho iniziato a preparare la borsa. Però mi mancano ancora un po’di cosette. Ieri ho finito un romanzo, Il fondamentalista riluttante, e ne ho iniziato e quasi finito un secondo (I fiori di Al Qaeda). Se vi chiedete il modivo di tanto interesse per il fondamentalismo islamico, vi dirò che originariamente avevo comprato entrambi i libri per lavoro: dovevamo preparare una lista di 20 romanzi adatti a studenti di scuole superiori e che trattassero il tema dell’identità religiosa. Alla fine mi sono decisa a lasciare l’incombenza alle mie sostitute e di smetterla di acquistare a mie spese romanzi che non avevo poi tanta voglia di leggere, solo per verificare di persona la qualità dei medesimi. Ma ora me li trovo e il primo non mi è dispiaciuto (un’idea interessante) e il secondo forse mi dispiace ancora di meno (quando lo finisco vi saprò dire). Prima di questi avevo divorato l’ultimodella Vargas (Nei boschi eterni), che mi è parso abbastanza all’altezza dei suoi soliti standard – con sempre l’unica, piccola riserva: come molti grandi giallisti, un po’ bara. Oggi ho la sensazione che farò un salto alla mia libreria di fiducia per rifornirmi…
Mi dicevano che le ultime settimane sono le più difficili e, in effetti… La preoccupazione più idiota? Sentirmi in colpa perché non mi sento di fare nulla.