"Più si cresce (o si invecchia? dipende dai punti di vista), più è
difficile vivere le realzioni di amicizia. Si è sempre più soli, anche
se sposati o accompagnati. Non voglio travolgerti con il mio
pessimismo, ma credo proprio che sia così. Quindi la soluzione è una
sola, anche se non è affatto facile: imparare prima di tutto a stare
bene con se stesse, non avere bisogno degli altri.". Citazione da un altro blog (www.grassaebella.splinder.com). Che a sua volta cita un pensiero di un’amica. Non è confortante, ma probabilmente è vero.

 


Ancora nebbia fitta. Non riesco proprio a liberarmi da questa sensazione orribile: è tutta colpa mia. So che è una reazione infantile. Indegna della mia intelligenza. Ma non posso fare a meno di chiedermi come ho fatto a infilarmi in questa serie interminabile di vicoli ciechi. "Ok, ne è valsa la pena", mi ripeto, testarda fino all’estremo. Oppure era questo il mio destino. Ma adesso, avviata come sono su un binario morto, senza potersi permettere il lusso di pensare a un futuro che non sia una scadenza affannosa, mi sto convincendo che non ho fatto altro che recitare, almeno a partire dal… 1996? Farebbero 10 anni esatti.


Venerdì di passione. Oggi ho molti dubbi e non so bene che strada sto percorrendo. So che questo scoraggiamento è eccessivo e sproporzionato. Forse è solo la classica goccia. Ci sono sempre state e ci saranno sempre cose che non condivido in questo lavoro. Paradossalmente, il caso che in questi giorni mi mette così in crisi non mi tocca a livello personale. Ma a livello di principio sì, e molto. Ma poi è davvero "soltanto" questo? Fossi davvero così  brava a mettere a fuoco.


Camminare sugli specchi. Mi sento un po’ così. Vorrei potermi rilassare, e invece ecco nelle orecchie il solito vecchio tarlo: ci sarà un futuro? E quale, esattamente? Non sono solo domande oziose. Mi andrebbe di prendere decisioni, di fare progetti. Ma poi mi vengono i dubbi e dall’altra parte non trovo che esortazioni ad averne. Vorrei non essere tanto preoccupata di non deludere nessuno. Vorrei essere più concentrata su cosa IO voglio.


Ma Pilato risponde a Gesù: "E che cos’è la verita?" (Gv 18, 38).

E’ più vera una cattiveria pronunciata con rabbia fredda, o un gesto istintivo di tenerezza fatto nel dormiveglia? La verità raramente è consolatoria, temo. Le cose più crudeli spesso sono vere. Specialmente quelle attinte dal fondo dell’abisso con la specifica intenzione di ferire. E’ vero, è la rabbia che le fa emergere. In condizioni normali se ne sarebbero restate lì sul fondo e tu non le avresti viste, o avresti fatto del tuo meglio per non vederle. Ma ora che sono venute fuori? Che fare? Trincerarsi dietro gesti e parole che leniscono il dolore, che hanno le migliori intenzioni, ma che si rivelano, ahimé, essenzialmente "falsi"?

Non si tratta di malafede. La verità nuda e cruda nella normale quotidianità non viene fuori. Fa male. Ci si può comunque lavorare sopra. Magari ci si rifiuta di assoggettarcisi. La verità è la morte, la malattia, la limitatezza. E’ umano aspirare all’utopia e magari anche prendersi qualche vittoria. Ma la verità resta sempre quella: il dolore, la solitudine, la vecchiaia.


Stasera è una specie di incubo. Se fossi del tutto onesta lo classificherei come incubo ricorrente. Quanto sono stanca. Mi sembra tutto sbagliato, ecco.


Il we si preannuncia frizzante, o quanto meno diverso dal solito. Non che quello scorso avesse nulla di male, anzi: domenica scorsa è stata una giornata praticamente perfetta… Ma questa volta ho un sacco di impegni, pure troppi. L’unica cosa che mi fa difficoltà è scegliere. Domani sera andrò sicuramente a una festa: o al mare, a casa di amici, o al centro Ararat, per il tradizionale capodanno curdo. Stasera, teatro.  E lunedì, in prospettiva, partenza per Bruxelles. Insomma, non mi posso lamentare davvero. Peccato che dovrei anche studiare un po’… Per non parlare dei lavori extra arretrati!

Aggiornamento: Cavolo, sabato sera ci sarebbe anche Suad Amiry al Teatro Vascello, a due passi da casa mia. Lei è un mito e pensare di averla lì e non andarci… Ma perché succede sempre tutto insieme?

Dopo la notte


Notte passata a piangere come una stupida e ad alimentare ansie. Tutto per una cistite. Credevo di essere più resistente. Stamattina mi sono goduta un bagno caldo e ora sono di nuovo in pista. Ieri sera una sorpresa stupenda, a cui cerco di ripensare per contrastare il malumore da sonno e da fastidio: zuppa di lenticchie e focaccia calda, impastata appositamente per me. E poi un film, che mi ha sorpreso piacevolmente. Così imparo a innervosirmi a vuoto!


"Sei più bella quando mangi". E poi uno come fa a stare a dieta, quando si sente dire una roba così? Una cosa è certa: quando mangio sono di umore migliore.


Bilancio sintetico dell’esperienza milanese.

1. La televisione in camera c’era! E ho fatto in tempo a arrivare a Roma per le finali di ieri.

2. Milano è una città carissima. L’unico pasto decente che ho fatto è stato in un grazioso kebabaro turco nei pressi della Stazione di Porta Genova (Corso Colombo, per la precisione: il locale si chiama Capadocia, con una p sola). 5 euro ben spesi.

3. Un po’ di vita vera, fuori dal mondo accademico, aiuta eccome. "Come sei brava a sdrammatizzare", mi è stato detto. Credo che più che sdrammatizare si tratti di vedere le cose nelle loro giuste proporzioni… Passare la notte in bianco per una lezione di mezzora, peraltro su un argomento che più o meno ti è familiare, mi pare davvero spropositato. No?

4. Mi sono abbastanza divertita, nonostante tutto. Peccato non avere avuto possibilità. Forse questo mestiere lo avrei saputo fare. Ma un dubbio atroce mi sfiora: sarei diventata come "loro"? Mi fa un certo effetto che un professore ordinario, a proposito della questione delle vignette, commenti che "certo, questi ARABI sono una RAZZA che non si sa mai come trattarli".

Passo e chiudo!

Chiara