"Sopra il muretto di recinzione è possibile vedere le luci di Gerusalemme, con i suoi minareti e i campanili delle sue chiese, che quel bastione sacrilego, miserabile e brutto, nato dall’inconsistenza degli uomini e delle loro incorregibili carognate, ormai sconcia. Eppure, nonostante l’affronto che le fa il Muro di tutte le discordie, Gerusalemme la sfigurata non si piega. E’ sempre lì, rannicchiata fra la clemenza delle sue pianure e i rigori del deserto di Giudea, e attinge la propria sopravvivenza alle sorgenti della sua eterna vocazione, alle quali né i re di un tempo né i ciarlatani di oggi avranno mai accesso. Sebbene crudelmente spossata dagli abusi degli uni e dal martirio degli altri, continua a conservare la fede, stasera più che mai. Sembra che si raccolga in mezzo ai suoi ceri, che riscopra l’intera portata delle sue profezie adesso che gli uomini si preparano a dormire. Il silenzio si vuole un porto si pace. La brezza fruscia nel fogliame, carica d’incenso e profumi del cosmo. Basterebbe prestare orecchio per sentire il polso degli dei, tendere la mano per cogliere la loro misericordia, avere presenza di spirito per fare corpo con loro".

Y. Khadra, L’attentatrice, Mondadori 2007, p. 129

Questa pagina di un libro di cui ho amato quasi ogni pagina coglie molto bene quella sensazione difficilmente traducibile in parole che conservo come il mio ricordo più caro di Gerusalemme. Non l’ho mai vista sfigurata dal Muro. Ma ne ho vissuto pienamente la natura di confine estremo, violento, tra terra e terra, tra terra e cielo, tra terra e inferi, tra uomo e uomo e anche all’interno dell’intimo di chi la vive. Non c’è posto al mondo che abbia esercitato su di me un maggiore effetto fisico. La prima volta che mi sono trovata alla Cupola della Roccia sono fuggita, sopraffatta dallo splendore e anche da un senso di timore, di estraneità. Anni dopo, ne godevo la vista magnetica dalla terrazza del convento dell’Ecce Homo, scrivendo la tesi di dottorato (un bel prodotto dei miei anni di studio, lo dico ancora) e meditando e di fatto concretizzando una svolta della  mia vita privata che invece avrei fatto bene a risparmiarmi. Su quella terrazza ho goduto anche della compagnia di mio padre, di quello strano piacere di incontrarsi da adulti, entrambi in viaggio, con un percorso che in qualche modo si incrociava al di fuori delle mura familiari. Recentemente un’amica si augurava di tornare a Gerusalemme insieme a me. Io non so, oggi come oggi, come la vivrei. Certo è che è un luogo come pochi al mondo ed è anche un pezzo della mia anima.

1 commento su “”

  1. Emozionante questa pagina : intensa, commossa, vibrante ..
    Bella digressione dalla tua quotidianità , ma in perfetto stile belqis, lucido, coinvolgente…
    E’ un piacere leggerti.
    Giusi

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