Con occhio vitreo

Reality, giorno quattro. Mattina produttiva e densa di imprevisti. Abbiamo acquistato le scarpette invernali, fatto un po’ di spesa, preso la grandine in testa (quando siamo uscite il cielo era terso e azzurro…). Arrivati a casa, con perfetto tempismo, la guerrigliera sta facendo una pennica e io ho letteralmente colto l’attimo per farmi una doccia e iniziare a cucinare. Et voila, ecco la sorpresa. Scarto il pacchetto regalatomi ieri da mia sorella Serena, aspettandomi di trovare un filettino di merluzzo… e mi trovo invece faccia a faccia con un pesce a forma di pesce. Intero, compreso di occhio vitreo. Gasp. Io voglio tanto bene a mia figlia, per cui non l’ho buttato in pasto all’elefante dello sciacquone (vedi post reality, giorno uno). Il mio amico Pietro mi accusa di pretendere che i merluzzi vivano allo stato di filetto. Niente di più falso. Vivano pure nella forma che preferiscono, con la loro testa e le loro branchie. Ma se morissero in forma di filetto, io non farei obiezioni. Ho messo a bollire una pentola d’acqua in cui tuffare l’animale. Più tardi capirò come affrontare la situazione.

Aggiornamento: avevo vinto io. Bollito, spellato, decapitato. Ma poi lui ha dato un colpo di coda (sebbene avessi staccato anche quella): era pieno di spine piccolissime. Non vorrei soffocare l’erede, specialmente dopo tutta questo sforzo emotivo. Mi toccherà mangiarlo io.

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