Oggi ho parlato qualche parola d’ebraico dopo una vita di oblio. Niente di che, tipo come ti chiami e tanto piacere. Ma mi ha fatto uno strano effetto, una sensazione archeologica di recupero. Ero a un festival di corti e documentari dal titolo Religion Today e mi sono goduta, inaspettatamente, anche un paio di proiezioni (ero lì praticamente solo per "fare contatti"). Posso dire che mi piacerebbe avere un po’ di spazio anche per questo tipo di cose, per i minuti piaceri-sfizi culturali che è una vita che finisco con il non concedermi? Non è solo per la bambina. Molto più ha fatto la routine casa-lavoro. C’è stato un momento in cui ho sentito chiaramente il bisogno di fermarmi, di godermi anche gli spazi a casa, la dimensione privata. Ora forse ho esagerato? La quiete si è fatalmente trasformata in pigrizia? L’ideale sarebbe non dovere essere inchiodata sotto terranove ore, poter fruire con tutto comodo degli stimoli intellettuali durante il giorno e godere la tranquillità delle mura domestiche la sera. Questo mi sarebbe congeniale. Magari svegliandomi presto e lavorando le prime ore della mattinata per produrre qualcosa di molto ben pagato. E che magari abbia a che vedere con gli stimoli di cui sopra. Fine delle fantasticherie del martedì pomeriggio.

A Grottaferrata tutto bene. SMS: "Ma gli italiani parlano solo di mangiare?". La risposta è sì. Specialmente quando sono costretti a restare digiuni per varie ore.

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