Ancora polemiche sull'allattamento, sul blog di Lanterna e qua e là sul web. A me in effetti pare che la questione sia quella dell'aggressività di madri contro altre madri, come ha osservato Panzallaria su Donne Pensanti. Se l'allattamento per me è un "non-tema" (ho allattato con gran fortuna, senza eroismi o stoicismi, senza dolore e senza particolare godimento, a parte il sollievo di non dover acquistare e predisporre latte artificiale), quello della gara a chi è la mamma dell'anno mi tocca molto da vicino. Mi sono sentita oggetto di attacchi sistematici (ho pensato,in un primo momento, che fosse tutta una mia fantasia dettata dall'ansia, dalla stanchezza e dall'insicurezza: ma mi sbagliavo, purtroppo) da parte di una persona che evidentemente aveva bisogno di affermare la propria superiorità come madre.
Perché si sente questo bisogno? Immagino che sia una questione di compensazioni, di puntelli emotivi. Alla base, nel caso che ho conosciuto io, c'è senz'altro un problema ad accettare la propria maternità, subliminato in un atteggiamento da madre perfetta di figli altrettanto perfetti. Tuttavia, siccome molte hanno problemi a convivere con la maternità, questi attacchi sono tuttaltro che rari. E fanno un male cane, perché una neo-madre è più vulnerabile di una persona comune. Ergo, queste insinuazioni che spesso sono fatte con un sorriso mieloso sulle labbra, sono davvero una gran vigliaccata.
Oggi ho avuto un'occasione per vendicarmi con la mia "nemica". L'ho vista delinearsi con chiarezza mentre lei parlava di un problema emotivo non trascurabile che ha manifestato uno dei suoi figli. Sarebbe stato così facile buttar lì una battutina dall'aria innocente. Me ne sono venute in mente all'istante almeno un paio. Uno di quei commenti falsamente solidali, che in realtà sono coltellate (e che peraltro di lasciano la possibilità di guardare gli altri con aria innocente, come per dire: "Perché reagisce così? Che ho detto?"). E invece, mio malgrado, essere madre mi ha reso una persona migliore. Sono stata zitta, ho dimostrato tacita solidarietà. So di aver fatto bene, ma mi sono anche chiesta perché ho scelto di comportarmi così.La risposta in fondo è semplice: io non ho bisogno di una cosa così, se non per prendermi una soddisfazione meschina. Qui torniamo all'allattamento. Per me essere madre è come è stato allattare: un dato di fatto, per cui non mi sento particolarmente meritevole, ma che certamente non lede o offende nulla del mio essere donna e persona. Mi posso pertanto reputare sufficientemente fortunata e comportarmi con nobile distacco.

6 pensieri riguardo “”

  1. Grande. Io credo che, nel momento in cui non sentiamo più la necessità di combattere queste battaglie tra madri, abbiamo in qualche modo già vinto sul piano dell'autostima e anche dell'intelligenza.
    Ci sono così tante cose belle da fare, da dire e da pensare… piuttosto che darsi addosso come adolescenti!

  2. Brava!!!!!!
    e aggiungo qualche altro punto esclamativo per tutto il pregresso: !!!!!!!!!
    Sono molto orgoglioso di te, sul serio.
    ovviamente muoio di curiosità. Domani ti chiamo.
    P.

  3. Leggevo su un libro di quelli sui primi anni dei bambini (mi sembra fosse della Vegetti-Finzi) che l'eccessiva determinazione ad allattare può essere sintomo di un rifiuto inconscio. Un po' come quando un timido diventa aggressivo, per intenderci.
    Ecco, io penso che questa affermazione sia vera per tutte le volte in cui le madri (le donne in generale) si confrontano su certi temi in clima da celodurismo: io ostento di essere perfetta perché non mi ci sento e devo nasconderlo anche a me stessa.
    In genere, anche se l'umiltà è una virtù che ho imparato ad apprezzare tardi, preferisco  quelle persone che ammettono i propri difetti (quelli veri, non del tipo "sono troppo fissata con l'ordine e la pulizia, la mia casa è uno specchio", che in realtà richiedono una replica tipo "ma quale difetto, è un pregio") e che si danno da fare per riuscire a vivere al meglio, ma senza essere ossessionate dalla perfezione e dal confronto!

  4. La persona in questione, ad esempio, parlava dell'allattamento in termini di "è una fase in cui hai tu il coltello dalla parte del manico", nel senso che sta a te imporre i ritmi giusti. Per dire. Ma non è una fanatica dell'allattamento in sé, anzi. Ha il terrore dell'allattamento prolungato, ad esempio.

  5. Io ho allattato un animale vorace, in grado di prosciugarmi, esaurirmi, sfinirmi. Avrei pagato oro per riuscire a dargli un biberon o un ciuccio che ha sempre stoicamente rifiutato dal secondo mese in poi e gettare in pasto agli squali queste enormi tette…
    Ancora oggi subisco l'allattamento, nel senso che a volte è l'unico modo per placarlo. E quando molte madri mi dicono brava, tu sì che sei stata fortunata, non come quelle che mollano subito al primo problema, il latte materno è importante, hai fatto un grosso sacrificio per il suo bene….beh, credimi, ancora non riesco a sentirmi nè più brava nè più fortunata.
    E' andata così. Le eroine della tetta non esistono. Esistono donne che vogliono autocompiacersi o sentirsi gratificate per alcuni gesti che loro giudicano di estremo affetto per il figlio.
    Ma, come dico io, i figli del biberon come avranno mai fatto a crescere?!

  6. credo che nessuno avrebbe potuto dirlo meglio
    sottoscrivo con massima partecipazione
    elena che ti legge sempre

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