Il weekend di Pasqua non è stato sfavillante e io ci ho messo del mio. Quando ho dovuto chiedere aiuto a un amico nel vano tentativo di rianimare i computer privi di sensi (vedi post precedente), le più elementari regole della civiltà avrebbero imposto almeno un invito a cena. Va detto che i miei inviti non sono mai stati memorabili. Il top delle mie realizzazioni culinarie si traduce in pasta al tonno. Ieri però la mia dispensa versava in condizioni mai viste: niente pasta, niente pomodoro, niente pane, niente latte, niente uova, niente zucchero, niente carne, niente verdure, niente di niente. Avevo solo fruttoli, in modica quantità. Decidiamo di optare per una pizza a domicilio. Non avevo neanche soldi. Ha pagato lui. Credo che mai punta più infima fu mai toccata nelle esperienze mondiali di ospitalità.

Oggi sono tornata al lavoro con malcelato sollievo, nonostante il cumulo di lavoro da smaltire. Prima voce della lista: comunicare al capo che, contro ogni ragionevolezza, venerdì me ne vado a Milano con una cricca di bloggers a fare bisboccia. Ecco, l'ho detto. Lui è annichilito, balbetta obiezioni di varia natura, ma sostanzialmente ingoia. Aggiunge un po' di voci alla mia chilometrica lista di cose da fare, ma una più una meno che sarà mai. Oh. Mamma che ridere!

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