Leggere, scrivere e…mangiare. Giveaway di compleanno

Attenzione, attenzione. Squilli di tromba, eccetera. Tra dieci giorni esatti questo blog compie sette anni di vita. Sette anni di guai, sette anni di aneddoti e mugugni, sette anni di legami e incontri atipici e sorprendenti. Le blogger famose, in questi casi, organizzano un giveaway. Cioè, in pratica, mettono in palio qualcosa per uno dei loro fedeli lettori, estratto a sorte. Sono generose, le blogger famose. Con me, visto che voi lettori siete pochi ma di qualità superiore alla media, non ve la caverete così a buon mercato. Per concorrere all'estrazione dei ricchi premi che poi vi descriverò, vi sarà chiesto di fare qualcosa. Il titolo che darò a questo giveaway di compleanno sarà quindi: "Leggere, scrivere e…mangiare", con un'efficace sintesi delle attività a cui la sottoscritta si dedica con maggiore assiduità.

Regolamento

Per partecipare avete tempo dieci giorni esatti, ovvero fino al 16 maggio alle 13:00. PROROGATO fino al 16 maggio alle 24:00.

1. Leggere: rileggetevi un po' di post di questo blog, rinfrescatevi la memoria. E poi sceglietene uno che avete gradito particolarmente o su cui vi sentite di voler ribattere e linkatelo. Potete farlo in un commento a questo post, oppure sul vostro blog o pagina Facebook (in questo secondo e terzo caso, qui sotto metterete il link di dove avete svolto il compito).

2. Scrivere: non mi basta che linkiate un post. Vorrei che mi spiegaste perché lo fate, che magari scriviate una vostra risposta, critica o aggiunta a ciò che nel post in questione si dice o si racconta. Mi accontenterò di un commento, ma idealmente mirerei a un contro-post. Esprimetevi!

3. Mangiare: nulla vi impedisce di farlo anche subito, ma la terza parte del titolo si riferisce, in questo caso, a una parte sostanziosa del…

Premio

Ammesso che i partecipanti siano più di uno (se fosse uno solo sarà automaticamente nominato vincitore), verrà estratto a sorte tra tutti un premio composto di:

a) un libro della mia libreria scelto da me in base alla mia ispirazione del momento (e a qualche indicazione che i partecipanti più astuti lasceranno cadere con eleganza nel partecipare)
b) un buono pasto, valido a tempo indeterminato, che dovrà però essere consumato qui a Roma in mia compagnia in una di queste due mitiche location: il kebab di Nizam o il bar degli energumeni che qualcuno dei miei lettori già conosce.

Ovviamente, se volete divulgare l'esistenza di questo bizzarro giveaway di compleanno, vi sarò riconoscente! Il risultato sarà molto più divertente.

16 thoughts on “Leggere, scrivere e…mangiare. Giveaway di compleanno”

  1. Ok, ho scelto il post da commentare: quello su “la scuola che vorrei”.
    E dico subito perché l’ho scelto.
    Tutti quelli che mi conoscono sanno quanto incondizionata, cieca e devota sia la mia stima di Yenibelqis. Se qualcuno di voi per ventura si imbattesse nelle note della mia pagina di facebook, scoprirebbe che più della metà consistono in citazioni integrali dei post di questo blog. Al di là del rapporto fraterno che ci lega, io trovo che Chiara abbia sulle cose grandi e piccole di questo mondo un occhio speciale, radicalmente diverso da quello degli altri e di solito più profondo, più sottile, più brutale forse, ma di norma più intelligente.
    Scelgo il post sulla scuola perché è l’unico – a mia memoria – che secondo me si sottrae a questa eccellenza.
    Dunque, e da adesso uso la seconda persona, io credo che quando tu parli e ragioni di scuola, il tuo tocco sia un po’ meno efficace.
    Forse uno dei motivi sta nella prima parte di quel post, in cui parli della carriera di tua madre. Stiamo parlando, è bene che si sappia, di una donna assolutamente eccezionale: una studiosa, una intellettuale, una vera militante (per di più in un ambiente, la Chiesa, entro cui la nozione stessa di militanza è sempre stata guardata con sospetto e circospezione …. chissà che ne penserebbe il fondatore …. ma questa è tutta un’altra storia). Una donna che, non più tardi di stamattina è stata capace di dirmi la seguente frase: “io ho avuto dai miei alunni e dalla scuola molto più di quanto loro abbiano avuto da me”. Dunque non una insegnante qualsiasi. Una di quelle che si ricordano uno per uno tutti gli alunni, che hanno dedicato la vita a questa istituzione, rendendola degna del ruolo centrale che la Costituzione le attribuisce.
    E tuttavia la scuola di oggi è ben altra cosa rispetto alla scuola dei tempi (pure non remoti) in cui tua madre ci lavorava. I suoi problemi hanno radici complesse, e a volte ho la sensazione che tu tenda a considerare questa complessità solo come un alibi.
    Tu sollevi la questione, sacrosanta, dell’eccessiva ingerenza delle famiglie, del “sindacalismo” a favore dei figli e della malsana idea “pago pretendo”. Ma queste istanze non nascono dal nulla. È l’intera società italiana che si muove in questa direzione. Sono le istituzioni che sviliscono il ruolo della scuola; sono i presidi … pardon .. “dirigenti scolastici” che subordinano le scelte educative e culturali al gusto delle famiglie, bacchettano gli insegnanti per il troppo rigore nella valutazione e – nella peggiore delle ipotesi – li minacciano con tutti i mezzi (non pochi) di cui possono disporre. Chiara, tu hai partecipato mai a un collegio dei docenti? Io si. Ti assicuro che c’è da rabbrividire. Tutto quello che è anche solo un po’ divergente dalla norma viene marginalizzato e l’idea della scuola-azienda è ormai una realtà a tutti gli effetti. L’autonomia di lavoro, di insegnamento e di valutazione è mortificata sistematicamente, per non parlare poi del trattamento economico, assolutamente imbarazzante (checché tu ne dica) per qualunque paese civile. Tu hai assistito mai a un ricevimento dei genitori in un liceo pubblico? Quando ti arriva la madre del ragazzino x, più giovane di te, spesso meno qualificata sotto ogni punto di vista, avvocato in carriera o imprenditrice d’assalto, che guadagna quattro volte il tuo stipendio e ti accusa di non spiegare bene la storia greca al suo figlio incompreso …. ecco, in quella situazione, quando vorresti urlare alla signora di turno che non si deve permettere di entrare nel merito del tuo lavoro … se non sei sostenuto dalle istituzioni, che credibilità puoi avere? Come ti difendi? È lei, la signora in carriera, che paga per un servizio. E tu sei al suo servizio, come la colf o il giardiniere. Questo è quello che la signora crede , questo è quello che dice il ministro della pubblica istruzione, questo è quello che dice il preside. E dopo un po’ cominci a crederlo anche tu.
    Parli dei “valori del nostro paese”. Ma come la mettiamo con “i professori che inculcano principi contrari alla famiglia”? Se puoi essere oggetto di denuncia da parte di alunni e genitori per le idee che informano il tuo modo di insegnare, allora di che valori stiamo parlando? Se il dirigente ti può richiamare per eccesso di posizionamento, mi vuoi dire che senso ha parlare di “valori di questo peaese”?
    Parli di “comunità di apprendenti” e di “opportunità date a tutti a prescindere da vantaggi o svantaggi legati alla nascita”. Ma mi vuoi dire che razza di comunità ermeneutica può esserci con classi di trentacinque persone? Mi vuoi dire per favore come può un insegnante occuparsi dei più “deboli”quando deve stare dietro a trentacinque individui nell’età più difficile della loro vita?
    Parli di studenti che dovrebbero “credere al valore della scuola, affezionarsi, criticarla in modo costruttivo, viverla”. E io ti chiedo: perché mai dovrebbero farlo? Imparano ogni giorno, nelle famiglie, alla televisione e sui giornali, che oggi conta non ciò che hai imparato o che sai fare ma quanto sei fico e come ti sai vendere. E, se vogliamo dirla tutta, quello che studiano ogni giorno a scuola non ha nessun legame con il mondo in cui vivono. Sia chiaro: non sto dicendo che dovremmo smettere di studiare il latino e greco e rimpiazzarli con “roba utile” (cosa che, tra l’altro, sta succedendo!). Dico però che tutti saperi che si insegnano a scuola, e che fanno parte di una importante tradizione culturale di questo paese, non possono restare immutabili per cinquant’anni. Esiste un modo per insegnare il greco “come se servisse a qualcosa”. E anche il latino, la storia dell’arte e la matematica. Esiste un modo per studiare la storia antica, la geografia, l’economia aziendale o le scienze ambientali ancorando una narrazione alla realtà. Ma sono in pochi a praticare questo tipo di insegnamento. Perché prepararsi ad una didattica di questo genere costa una fatica bestiale: se lo vuoi fare sei obbligato a prepararti le lezioni ogni pomeriggio, a comprare libri, giornali e riviste, a partecipare a conferenze e convegni scientifici, ad andare al cinema e a teatro, ad ascoltare musica. E un insegnante medio, pagato 1300 euro al mese, spesso precario, che non ce la fa a pagarsi l’affitto, con autorevolezza e prestigio sociale pari a zero, si domanda (forse legittimamente): “chi me lo fa fare?”.
    Secondo me tu tendi a sovrapporre il mondo dell’università (che entrambi conosciamo bene) al mondo della scuola. Sull’università, come sai, concordo su tutta la linea. Quella è un’istituzione che merita di essere distrutta, per poi ballare sulle macerie. Ma la scuola è un po’ diversa.
    Gli insegnanti non sono perfetti. Questo è ovvio. Moltissimi farebbero bene ad andarsene via, e – se in questo paese potessero esistere forme di controllo dell’operato dei dipendenti pubblici (cosa che evidentemente non si dà) – allora probabilmente sarebbero costretti a farlo. Ma, a fronte di questi docenti, scarsamente preparati e scarsamente motivati, ce ne sono molti altri che ci provano, che si sforzano di formare soggetti sociali attivi piuttosto che studenti di successo pronti a sgomitare nel mondo del lavoro, che correggono i compiti con la stessa cura con cui accudirebbero i loro figli, che una volta alla settimana (nel giorno libero!) vanno in biblioteca ad aggiornarsi sulle ultime novità relative ai loro ambiti disciplinari. Prima o poi, anche questi si stancheranno, perché tutto il loro lavoro non viene mai in nessun modo riconosciuto, né socialmente né economicamente. E non c’è peggior modello antropologico, per un giovane adolescente, di un insegnante che si è arreso. Questo dobbiamo combattere, se vogliamo una scuola giusta.
     
    Ecco, questo è a tutti gli effetti un … contro-post, come volevi tu.

  2. Il post a cui si riferisce il commento precedente è quello di Martedì 12 Aprile. Non mi chiedete di linkarlo perché non so come si fa.
    P.

  3. Wow, finalmente un contro post. Accolgo le obiezioni. Una sola notazione: quello che mi condiziona più di mia madre e più dell'esperienza universitaria è il mio stipendio. 1200 euro. E comprende impegno, aggiornamento, studio, trasferte, guizzi, dedizione, spedizione pacchi pesanti e chi più ne ha più ne metta. Però non sono fuori dall'ufficio per mezza giornata al giorno, non ho un giorno libero e non ho tre mesi di vacanze estive (con tutto ciò che avere un figlio in questo caso economicamente comporta).

  4. Il tuo post è questo http://yenibelqis.splinder.com/post/24098165, quello sul 13 febbraio (se non ora quando?). Ho risposto virtualmente con questo mio http://chiaradinome.blogspot.com/2011/02/se-non-ora-quando-una-domenica-di.html.
    Non critico le tue sensazioni ma ti dico solo cos'ho provato di diverso da te: calore, improvvisazione, partecipazione, ribellione. Non ho avvertito il clima da format televisivo, davvero. Non mi sono sentita sola (una delle poche volte) in mezzo alla folla. Come te non ho sopportato la musica a palla sul palco…
    Chiara

  5. Ho provato a linkarlo qui ma non mi riesce, immagino che provare a linkarlo su facebook sia roba da hacker:-D Comunque mi riferisco al post del 29 gennaio 2011 sull' Islam.

    Un contro-post non gliela posso fare, il nanetto è sull'orlo del dormiveglia, più veglia che dormi ed io mi godo velocemente la pausa.
    L'ho scelto perchè mi sono sentita vicina alla tua analisi, forse anche un pò per sentirmi meno sola quando urlo a gran voce che parlare di musulmano moderato è un pò come parlare di italiani pizza mandolino mafia. Ma mentre siamo sempre tanto pronti a voler sfuggire personalmente alle etichette e agli stereotipi che aiutano gli altri ad avere meno paura di noi, siamo sempre tanto pronti a etichettare gli altri…per avere meno paura di loro.
    Che poi, fa anche un pò ridere 'sta storia del musulmano moderato. Come lo si riconosce? Dovremmo forse obbligarlo a girare con un adesivo in fronte? O obbligarlo ai convenevoli: "Ciao, mi chiamo Mohammed e sono un musulmano moderato". "Ciao Mohammed, io sono Pat  e sono una cattolica cristiana obbligata alla nascita da mamma e papà".
    Forse non c'entra molto ma a proposito di mamma e papà ricordo un giovane mio papà ripetermi spesso a tavola, durante le sedute del tg nazionale, che c'è da preoccuparsi meno di chi si ribella indossando orecchini/piercing/tatuaggi e molto di più di chi non è capace più di ribellarsi ed indignarsi di fronte a nulla, di chi, nascosto dietro il suo completo regimental nasconde prima di tutto la sua anima ed i suoi pensieri.
    Forse anche queste erano etichette e stereotipi ma mi aiutarono a pensare. Non mi rinchiusero dentro una paura al conoscere il diverso da me, ma mi aprirono al mondo.
    Forse non è un caso che poi mio papà si risposò con una minuta e forte donna gentile, musulmana. Minuta? Forte? Gentile? Forse semplicemente donna. Forse semplicemente uomo.

    Forse semplicemente esseri umani.

    Mi piacerebbe molto poter contro.postare con te Yeni Belquis, ma davanti ad una bella tazza di caffè…turco. Sei una donna dall'intelligenza rara. Forse non te lo avevo mai detto. Ora lo sai, spero ti faccia piacere.

    Pat
     

  6. Meno male che c’è stata la proroga perché, un po’ perché “tanto ho 10 giorni”, un po’ perché “mannaggia mi so’ influenzata”, un po’ perché “porca miseria e mo come lo ritrovo quell’articolo là, ché  agli articoli Chiara non glielo dà il titolo??”, ho rischiato di non riuscire a partecipare a questo giveaway.
    Invece eccomi qui! E sono riuscita a trovare proprio il post che volevo io. QUELLO LA’. Quello in cui credo di averti veramente iniziato a  conoscere. Per carità sono ancora ben lungi da una qualsiasi forma che abbia la benché minima parvenza di conoscenza. Ma sicuramente da quel post ho iniziato a vederti sotto una luce diversa, non so, più vera, strano a dirsi ma forse più vicina a me.
    Il post in questione è quello del 6 dicembre 2010 “il trucco della scarpa”.
    Non ricordo assolutamente come-dove-quando, ma avevo visto in rete il risultato della mega riunione di “Mamma che ridere”. Avevo visto quel gesto, apparentemente inconsulto, di sbattere una scarpa sul mega tavolo della mega sala riunioni della mega agenzia pubblicitaria milanese.
    Per un sacco di tempo, ripensando a quel gesto, l’ho trovato a dir poco stravagante, senza senso, e anche discretamente fuori luogo.
    Poi, a dicembre, quando lessi il retroscena interiore che ha portato quella scarpa su quel tavolo, mi sei sembrata molto più di un impronunciabile nickname e di un avatar. Ho visto LA persona (terribilmente simile a me), e mi sei apparsa meno sfuggente e molto più vera di come ti avessi percepita fino a quel momento.  
    E sono contenta che tu ti sia inventata questo divertentissimo giveaway, anche se mi dispiace essere stata ko tutta la settimana e di non averlo potuto “divulgare”.
    Chiara73

    Cmq, il post in questione è questo qui: 
    http://yenibelqis.splinder.com/post/23701195#comment

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