Latitanza creativa

E' qualche giorno che non scrivo qui, perché sono stata travolta dagli eventi. Prima sono incappata nell'Inail, proprio nella settimana della soddisfazione del cliente. Non vi racconto i dettagli, perché temo che aggiungere altri elementi surreali alla storia del mio infortunio al piede minerebbe per sempre la mia credibilità. E, si sa, per un blogger la credibilità è tutto. Colgo solo l'occasione per salutare col pensiero l'infermiere sardo (dubito che mi legga) che, dopo avermi chiesto come era avvenuto l'incidente, mi ha interrotto immediatamente esclamando a gran voce: "NO! Non me lo dica! Davvero non me lo dica, che mi impressiono". Da Oscar. 
Poi c'è stato il perverso meccanismo del "visto che stai a casa, perché non…", che mi ha portato pericolosamente vicina all'esaurimento nervoso in pochi giorni. Ringrazio Dio e, in particolare, la Compagnia di Gesù per il modesto impiego che mi consente di essere ubicata fuori da casa, al riparo da idee creative mie e soprattutto altrui. 
Ora sono tornata alla scrivania, in pieno trip da preparazione evento. Anzi, eventi. Non sarà mancata occasione per dirvi che il mio lavoro è vario e spesso imprevedibile. Ecco, al momento include la presentazione in Campidoglio di un volume di storie di rifugiati di cui vi si parlerà diffusamente in altra sede (segnalerò al momento opportuno) e una serata concerto a cui mi sono tolta lo sfizio di fare invitare i Radio Dervish. Sono anni che volevo sentirli dal vivo.
Chiudo questo brevissimo aggiornamento con un'osservazione tra me e me. Certo che il blog è un bell'esercizio di scrittura! Non avevo ancora mai pensato a questo risvolto. Ma più ci penso, più mi piace. E' una vita che non scrivo lettere di carta e le mail non sono, decisamente, lo stesso genere letterario. Ma i post di un blog invece si prestano ottimamente ad assecondare quella vena aneddotica che ho ereditato dalla mia famiglia insieme agli occhi azzurri e che è rimasta, negli anni, un po' sacrificata. A questo proposito, mi viene in mente che mi piacerebbe molto ritrovare la serie di lettere che scrissi a mia madre da Gerusalemme, nel lontano 1993. Le mie sorelle ne davano lettura semi pubblica al bar di via Dezza… insomma, un po' riviste sarebbero ottimi post. E questo mi ricorda infine che vi devo ancora un post su Monteverde, che ho abbozzato nella mia mente ma aspetta ancora il momento di venire alla luce. Prossimamente su questi schermi.

8 thoughts on “Latitanza creativa”

  1. Dimmi che Radio Dervish cade nel periodo in cui scendo io.

    Mammamsterdam
    PS: io potrei recuperare le lettere che scrivevo da Cracovia alla mia amica Monica la cui madre ne dava pubblica lettura

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