Non è tutto oro…

… quel che luccica, recita un vecchio adagio. E oggi mi si impone una riflessione sui modi di brillare e di far brillare, che non vedo l’ora di condividere con voi e di affinare alla luce dei vostri illuminati pareri. Immaginiamo una situazione. Trattasi, evidentemente di exemplum fictum, o – per chi non bazzicasse le lingue straniere – di esempio fittizio.

Sono un fabbricatore di gabbie per il trasporto di ippopotami. Decido di partecipare a un premio per il riconoscimento della tecnica più innovativa per la realizzazione di gabbie per ippopotami. Quando è il mio turno, racconto che io le gabbie per gli ippopotami le costruisco facendo spezzare i legnetti che le compongono dagli ippopotami stessi. In questo modo intrattengo gli ippopotami, rafforzo la loro dentatura e risparmio anche sulla spesa per i componenti delle gabbie. Dopo la mia esposizione scrosciano gli applausi. Ho vinto, ho stravinto. Sono decisamente il fabbricatore di gabbie per ippopotami più innovativo. Peccato che io le gabbie continuo a realizzarle come tutti gli altri: compro i legnetti già tagliati e li assemblo. Ho avuto cura di distribuire dei bastoncini di liquirizia ai miei ippopotami per fare loro le fotografie mentre masticavano, ma la mia idea geniale è rimasta appunto un’idea. Sono stato bravo a pensarla, a raccontarla e a far credere a tutti che l’ho davvero realizzata. 

Voi che dite, il premio è stato meritato?

21 pensieri riguardo “Non è tutto oro…”

    1. Ma mica è così semplice. L’idea, dove la mettiamo? Il fatto che non si può escludere che magari qualcun altro potrebbe un giorno realizzarla? In un certo senso se ciò avvenisse potrei dire di aver contribuito all’avanzamento sostanziale delle tecniche di costruzione delle gabbie di ippopotami. Orsù, argomentiamo.

  1. Io penso che il fatto che il produttore di gabbie abbia avuto una bella idea, gli faccia meritare ancora meno quel premio. Perché aveva una bella idea e gli ippopotami disponibili, ma ha continuato, senza apparente motivo, ad usare una vecchia tecnica che non era granché, e inoltre ha pure perso tempo a prendere in giro gli ippopotami.

  2. sembra la pubblicità della Fiat, quella che fa vedere l’Italia creativa che si alza e lavora, e le auto sono fatte in Polonia.
    (prima non ero ispirata perché non mi avevi messo il disegno dell’ippopotamo!)

  3. Infatti. L’ idea geniale ce l’ abbiamo tutti, poi farci il business plan intorno è il vero lavoro. Dipende se a te piace avere idee geniali o fare business plan. Quello che il premio deve premiare è la rottura di scatole, quindi a me lo dovrebbero dare per il business plan, ad altri per l’ idea.

    Quindi, perchè l’ idea di far spezzare i legnetti agli ippopotami non funziona? E chi è stato, sto brutto cattivo, che se l’ `e filata con il premio?

    1. Ma io non lo so se l’idea di far spezzare i legnetti agli ippopotami non funziona. Magari funzionerebbe, ma bisognerebbe lavorarci sopra. Ma tanto, se mi premiano comunque anche se solo dico di averlo fatto, chi me lo faceva a me costruttore di gabbie di perderci tempo? E se gli ippopotami poi li rompevano tutti quei legnetti? Però sono tanto fotogenici quando masticano. E’ così che mi è venuta l’idea.

  4. Exemplum fictum per exemplum fictum, mi viene in mente una storiella che girava fra gli amici bocconiani di Papà in 3D ai tempi dell’università:
    Tre naufraghi arrivano su un’isola deserta: un fisico, un chimico e un economista. Hanno a disposizione un’unica scatoletta di tonno, ma non sanno come aprirla.
    Il fisico: “Facciamola cadere giù dal dirupo così che si rompa”
    Il chimico: “Scaldiamola in modo che la latta si sciolga”
    L’economista: “Supponiamo di avere un apriscatole….”
    (le barzellette sui matematici sono ancora peggio: ci disegnano ancora più inutili).
    Chiedo venia per questo avvio un po’ berlusconiano, e mi limito a considerare che davvero esistono ruoli da cui ci si aspetta ottime idee e altri che invece sono tenuti a realizzarle.
    Di solito però le idee vengono premiate solo quando, magari molto tempo dopo, si sono rivelate veramente utili e rivoluzionarie. O almeno così ci si aspetterebbe.
    Nel tuo esempio, quello che lascia perplessi è la disonestà delle fotografie con la liquirizia: quelle no, non le giustificherei. E per me invaliderebbero il concorso.

    (comunque quest’immagine degli ippopotami che rosicchiano legnetti mi ha risollevato la giornata, e oggi ce ne voleva!)

  5. Naturalmente descritto così è un imbroglio doloso. L’idea è viziata alla base dalla volontà di ingannare e da un piano (foto, materiali, pose) per attuare l’inganno, e da complici che si prestano a farlo.

  6. “tecnica più innovativa” diceva il concorso. il tizio ha sbagliato, doveva limitarsi a illustrare la tecnica, limitarsi a far pestare i legnetti agli ippopotami e magari pure farci le foto. ma poi non doveva dire che l’aveva realizzata. Volete un’idea? eccola. Vi faccio vedere anche gli ippopotami all’opera. stop. ma non l’ho realizzata. stop. dare agli ippopotami la liquerizia e fotografarli mentre la mangiano dicendo che stanno masticando i legnetti è un falso clamoroso. ha avuto una bella idea, non l’ha realizzata, abbi il coraggio di dirlo. magari vendila pure la tua idea. stop. (ma siamo sicuri che la legna masticata dagli ippopotami vada bene per fare le gabbie, mi dà l’idea di una poltiglia disgustosa …… 😉

  7. poi la palla passa agli organizzatori del concorso: lo premiamo? o no? premiamo l’idea? o lo puniamo perchè non l’ho realizzata? direi che il capitolato della gara/concorso non era ben formulato ah ah ah

      1. quindi si premiava la realizzazione delle gabbie, non l’idea,ma siccome il tizio le gabbie non le ha create seguendo la sua tecnica innovativa, allora il concorso va invalidato. certo occorrono le prove…e poi un buon avvocato (che abbia magari anche conoscenze veterinarie ah ah ah )

  8. Perbacco! Ma non pensate che gli ippopotami pesano un pochino e non si può certo costruire una gabbia per loro usando legnetti! Il fatto è semplicemente un racconto. Accertato ciò resta la possibilità di discutere sul concetto di essere meritevole o no in situazioni simili. Poiché esistono anche i concorsi per le migliori idee, la possibilità di ingannare i rinoceronti e tenerli più tranquillamente in gabbia, facendogli sentire il loro odore, rispecchia le conclamate attenzioni verso gli animali tanto pubblicizzate al giorno d’oggi, un po’ come “scavarsi la fossa da soli”. Ecco che il premio potrebbe anche meritarlo, dal mio punto di vista. Ciao a tutti.

    1. Hai ragione anche tu, Gino. Gli ippopotami pesano. Tenerli in gabbia facendoli anche sentire utili e allo stesso tempo servendosi della loro immagine può essere senz’altro considerato un atteggiamento vincente, anche se forse non del tutto leale. Grazie!

  9. Allora. La prima cosa che mi viene da dire è che l’ idea non mi piace a prescindere perche’ mi dispiace per gli ippopotami. Non solo devono essere trasportati in gabbie, ma se le devono pure costruire!
    Passando al lato pratico (sai che mi vien difficile partire da li’ perche’ sono una sentimentale) e provando a considerare le dure leggi del mercato: sinceramente non si puo’ dire che non meriti il premio, agli occhi dei giudici. In fondo l’ idea è davvero innovativa ed e’ pure correlata di fotografia.
    Noi sappiamo che in realta’ si tratta di un imbroglio, ma i giudici non possono (non vogliono?) saperlo.
    A questo punto le strade si dividono: questa persona è vincente nell’ immediato e limitatamente al concorso. Ma è perdente nella realta’, perche’ non sa ne’ come realizzare la sua idea, ne’ se potra’ davvero funzionare, non avendo nemmeno provato a metterla in pratica. Se anche dovesse funzionare, non lo sapra’ mai. È gia’ pago della vittoria del premio e non gli interessa sapere se questa idea potrebbe portare ad altri risultati, forse migliori.
    Sono andata fuori tema?
    Credo di essermi persa…

    Paola

  10. Il punto fondamentale è il significato che dai alla parola “meritare”.
    Se lo si affronta dal punto di vista militare: ha giocato tutte le armi a disposizione e ha vinto, quindi se lo è meritato.
    Se lo si affronta dal punto di vista etico/religioso: ha mentito, quindi non se lo è meritato perchè magari qualcuno aveva una tecnica più innovativa ma ha deciso di dire la verità e ha perso il premio.
    Se però c’è un fine più alto, per esempio la sopravvivenza degli ippopotami, si ribalta anche il punto di vista etico/religioso, e magari se lo è meritato ugualmente.

    Il fatto è che uno con un approccio militare non chiederebbe un giudizio pubblico, ma sarebbe sicuro di aver fatto la cosa giusta per il semplice fatto che la conseguenza finale (la vittoria) è la dimostrazione di aver agito bene. Nessun generale chiederà mai: “mi sono meritato di vincere”. Se ha vinto se l’è meritato.
    Mentre chi chiede i pareri del pubblico vuole un giudizio morale, non pratico, e la cosa si fa molto più difficile… 🙂

    1. Sempre acuto,eh, Nex? In effetti questo è un gioco di ruolo. Il generale non chiede nessun parere, in effetti, sulla sua vittoria. Se la gode e punto. L’ippopotamo che rumina però si fa delle domande e si diverte a chiedere agli altri animali cosa ne pensano. E quindi impersona il fabbricante di gabbie, cercando di immedesimarsi quanto può….

  11. Ma c’è anche da considerare il valore del premio.
    Che premio è? E’ il Nobel? E’ l’oscar? E’ lo Strega? E’ il Calvino? E’ il Troisi? E’ Sanremo? E’ x-factor? O è la lotteria annuale alla sagra degli ideatori di soluzioni innovative per gabbie da ippopotami?
    Perchè se la giuria è costituita tutta da ideatori di tecniche per la fabbricazione di gabbie per ippopotami, che stanno lì a ossequiarsi e a raccontarsi quanto è bello avere idee innovative sulla costruzione di gabbie e poi si scambiano premi, ma alla fine ‘ste gabbie magari non le costruisce nessuno, perchè al mondo mica interessa ingabbiare ippopotami, il problema cessa di essere tale.
    L’irrilevanza è la soluzione del quesito… l’irrilevanza rende tutto un peccato veniale.

    1. Effettivamente, a dir la verità, devo ammettere che, ingannata dagli ampi orizzonti che di solito si respirano in questo blog, avevo fantasticato su premi del livello di un Nobel, immaginandomi idee che davvero potessero migliorare il destino dell’umanità…
      Se si trattasse davvero della “lotteria annuale alla sagra degli ideatori di soluzioni innovative per gabbie da ippopotami”, assegnato da ideatori di tecniche per la fabbricazione di gabbie per ippopotami che se la cantano e se la suonano, allora -be’- dubito che andrei a disturbare la categoria dell’etica.
      E si rafforzerebbe in me l’impressione iniziale che i più simpatici in questa storia siano gli ippopotami, che la liquirizia se la sono mangiata e un po’ di fotografie se le sono ingenuamente lasciate scattare, ma ti sfido a portarli davvero dove vuoi dentro a una gabbia.

  12. Mi sono un po’ depressa … io lavoro in un ufficio commerciale da 15 anni e al momento mi sento tanto l’ippopotamo. Quando la competizione e’ troppo forte l’etica ne risente e si finisce per creare idee “innovative” che non si intende realmente verificare. Il tuo capo se vince e’ soddisfatto, tu (ippopotamo) hai a tuo modo partecipato, masticando in posa il tuo legno. E dici a te stesso che, in fondo, quella gabbia la sapresti costruire davvero se ti dessero dei bei legni e non quella cavolo di liquirizia. Insomma non e’ bugia ma idea sprecata.
    Il punto e’ che spesso chi assegna il premio, o la fornitura, ha la stessa volontà di verificare del fabbricatore di gabbie. Nessuna.

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