Regina viarum: Appia Antica con i bambini

La destinazione della nostra gita domenicale era tutt’altra: la sagra dei marroni in qualche paesino in provincia di Roma. Composti gli equipaggi, studiato l’itinerario, la compagnia è partita dal punto convenuto con appena 20 minuti di ritardo sulla tabella di marcia. Poi è successo che l’Ardeatina era interrotta. Inversione, rapida consultazione tra gli autisti… ma poi lo sguardo ci è caduto sulla Villa di Massenzio, il verde sfacciato della campagna che scintillava al sole, il cielo perfetto. Nei bagagliai avevamo provviste sufficienti a un picnic soddisfacente per cinque adulti e quattro bambini. Ma alla fine, chi ce lo fa fare di allontanarci più di così? Detto fatto, abbiamo aggiornato la meta della nostra gita: Appia Antica. Per giunta ieri, prima domenica del mese, tutti i siti archeologici erano a ingresso gratuito.

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Alla prima tappa, un volontario del Touring Club ci ha guidati all’interno del Mausoleo di Massenzio, dove i bambini sono rimasti molto colpiti soprattutto dall’impronta di cagnolino romano visibile sul pavimento. Poi ci siamo goduti l’erba del circo, in piena luce. I bambini hanno corso su e giù, raccolto margherite, posato per foto ricordo.

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Poi ci siamo fermati alla tomba di Cecilia Metella. Anche questa visita veloce ha soddisfatto grandi e piccini. Io sono rimasta soprattutto soddisfatta del piccolo opuscolo sull’Appia Antica che ci hanno distribuito in biglietteria. So cosa state pensando. Una romana dovrebbe essere consapevole della bellezza del museo a cielo aperto che abbiamo la fortuna di avere a due passi dal centro. Non era nemmeno la prima volta che ci andavo, con Meryem. Ma questa volta non eravamo lì per un evento o una manifestazione particolare: passeggiavamo e basta. Meryem e i suoi amichetti saltellavano da un basolo all’altro, noi genitori chiacchieravamo sbrirciando al di là dei cancelli delle ville e godendoci l’aria fresca e la (relativa) quiete – eravamo pur sempre accompagnati da una truppa di minorenni. E’ stata davvero un’esperienza nuova e sorprendente, nella sua semplicità.

La terza e ultima visita culturale è stato il sito di Capo di Bove, un’oasi deliziosa, dove archeologia e arte contemporanea si alternano sapientemente. La custode ci ha tenuto a precisare che qui l’ingresso è sempre gratuito e che è possibile utilizzare i tavolini del giardino per un picnic. In questa sede, adattissima a mostre e convegni, è conservato anche l’archivio di Antonio Cederna, di cui non sapevo nulla (male!) e al cui impegno i romani e tutti gli uomini, in generale, devono molto. Per la tutela del patrimonio dell’Appia certo resta ancora molto da fare, ma di quanta bellezza godiamo già oggi…

10578788_10152365591760047_1364601168_n In realtà i bambini  cominciavano a soffrire  un po’  per le regole dei musei (“Ma  non possiamo toccare  niente???”, sbuffava ormai la  Guerrigliera), quindi per la  pausa pranzo abbiamo optato  per un prato a margine della  consolare. Qui il contatto con  la natura era assicurato: i  nostri figli non hanno tardato a  rinvenire un bel cadavere di  riccio, che li ha entusiasmati  moltissimo (noi mamme  eravano meno entusiaste, a dir  la verità).

Sulla via del ritorno  siamo stati  poi sorpresi da un  gregge di  pecore, per la gioia  dei  bambini. Ancora una volta abbiamo avuto modo di renderci conto di quante cose qui a Roma sono lì, a portata di tutti. A volte serve solo la buona volontà di ricordarsene.

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