Concedersi un cinema

Inaspettatamente, nel giro di una settimana sono andata al cinema ben tre (3) volte. Mi ricordo che quando Meryem era piccola ero convinta che dopo una serie di giornate negative, di malattie e tensioni, a un certo punto il verso cambiava e si cominciava a infilare una serie positiva di eventi che quasi mi spiazzava. Parliamo, evidentemente, di piccole cose (sia nel male che nel bene). Questo periodo è un po’ così. Arrivata all’apice della tensione, si sono spalancate delle piccole vie di fuga. Quel che serviva per riprendere la salita – ché di salita si tratta, comunque.

Per la prima scappatella cinematografica devo un ringraziamento a Chiara. Offriva alle sue lettrici una ghiotta anteprima di Room in orario incastrabile tra l’ufficio e l’orario di tolleranza della tata. Detto fatto. Non sapevo neanche che film fosse. Sarei andata a vedere pure il remake di Uccelli di Rovo, francamente. E invece era un film bellissimo e potentissimo, che ancora oggi mi lascia sensazioni tangibili. Andate a vederlo, in lingua originale, un giorno che vi sentite solidi e poco claustrofobici. O, al contrario, un giorno in cui volete piangervi tutte le vostre lacrime e uscire dal cinema un po’ più ricchi. Insomma, andateci e basta. Farà male, ma ne vale assolutamente la pena.

Il giorno dopo (!!!), grazie a un provvidenziale invito di Meryem a dormire da un’amichetta, ho accolto il consiglio di un intenditore e sono andata all’Apollo 11 a vedere Amore, furti e altri guai. Un giusto compromesso tra il cinema impegnato e la commediola. Adattissimo alla compagnia con cui l’ho visto, ancor più adatto alla sala in cui si proiettava. Insomma, abbiamo sghignazzato, ma possiamo dire di aver visto un film palestinese in bianco e nero. Vedetelo quando vi va di sentirvi intellettuali senza prendervi troppo sul serio. Meglio se, come abbiamo fatto noi, dopo una buona e economicissima cena indiana, a due passi dai portici di Piazza Vittorio: perché per ogni cosa serve il giusto contesto.

Oggi infine il senso di colpa mi ha indotto a portare anche Meryem al cinema. Le ultime esperienze con lei francamente mi avevano lasciato freddina e quindi mi sono adagiata sulle larghe poltrone dell’UCi Cinema con l’atteggiamento della vittima che va al patibolo (e prevede di farsi pure una pennica, al limite). E invece Zootropolis è un gran bel film. Messaggi positivi e non banali, idee davvero divertenti. Io e l’altra mamma ci siamo sbellicate dall’inizio alla fine, lo confesso. Le facce dei clienti della motorizzazione valevano da sole la visione… no, non vi dico di più. Andateci. Al limite fatevi prestare un bambino compiacente. La vostra stupidera troverà il giusto sfogo. E Shakira in versione gazzella non è affatto male.

 

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