Sul blog di Panzallaria impazza l’argomento religioni, in seguito alla scoperta che (almeno a Bologna) la questione della scelta dell’insegnamento della religione cattolica si pone fin dalla scuola materna. Ignoravo la cosa, francamente, e mi sentirei di giurare che "ai miei tempi" non era così (ma io andavo in una scuola privata sui generis, fondata da ex-alunne di mia madre: potrebbe anche darsi che per questo ne sia stata immune). Questo mi pone, prima del previsto, di fronte a un problema che contavo di affrontare abbastanza più in là.

Si rende necessaria una premessa sulle mie vedute in fatto di religione, che sono – credo – particolarmente personali. Mi concedo qui un lungo excursus, per cui chi non è interessato salti e amici come prima. Io credo che la religione sia in larga misura un fatto di radici, specialmente familiari. Mi sento e sono decisamente cristiana, cattolica di fatto (non sistematicamente praticante, ma alla bisogna pratico pure con un certo piacere) – pur stimando di più i protestanti e i valdesi in particolare. Le strade della vita hanno fatto sì che io abbia una conoscenza abbastanza approfondita, sia dal punto di vista "scientifico" che esperenziale, dell’ebraismo e dell’islam. Per giunta, la storia delle religioni mi interessa molto, anche quella antica.

Uscendo dal teorico e per riprendere una vecchia polemica con mio padre (e con molti altri), non penso che le religioni siano tutte uguali e che quindi "una valga l’altra" in senso relativistico. Non penso nemmeno che siano l’oppio dei popoli e ciò che ne consegue. Conosco bene molti dei delitti e delle stragi compiuti con l’alibi delle religioni nella storia, o addirittura in nome di esse, e non mi stupirebbe di venire a conoscenza di altre. Ciò non credo che intaccherebbe in modo significativo la mia idea di Dio. Non è facilissimo formulare ciò che penso sull’argomento, ma ci provo. Qualcuno di voi ha letto Flatlandia? Vabbè, non importa. In termini molto rozzi, penso che quando il divino interseca il mondo degli umani, ne nascono dei tentativi di spiegarlo che sono necessariamente un po’ incongrui, illogici, imperfetti, mischiati a tante istanze tipicamente umane (leggi, regole, ideologie e similari) che con Dio non c’entrano. Ciò non toglie che secondo me ogni religione, con tutti i suoi limiti strutturali, se vissuta con sincerità porta a… la salvezza? la pace? Dio? Fate un po’ voi. A qualcosa di buono, insomma. Non bastano tutti i disastri commessi da generazioni di religiosi a impedire ciò. Non credo si possa spiegare, ma forse ciascuno di noi ha incontrato almeno una volta una persona, un luogo o una situazione in cui un frammento di divino respirava sulla terra. Troppo poetico?

Ritengo dunque che educare mia figlia a uno di questi possibili percorsi sia potenzialmente una cosa buona. Per me lo è stata, ma i miei genitori oltre ad essere credenti erano anche praticanti, il che aiutava. Io mi trovo nella situazione di vivere con un musulmano che la pensa più o meno come me sulla questione e che dunque ci terrebbe a trasmettere qualcosa a sua figlia in questo senso. A suo tempo, dovo varie valutazioni, abbiamo temporaneamente convenuto che Meryem sarà educata alla religione musulmana (cosa diventerà poi, lo vedrà lei). Come far ciò sarà un altro paio di maniche, ma io mi illudo (illudevo?) che da qui a dieci anni la questione sarebbe apparsa meno complessa di quanto lo sia adesso. Mi sa che mi sbagliavo, ma tant’è. Ci confortava anche il fatto che per l’islam, specie se la figlia in questione è femmina, fino a sei-sette anni non si pongono grandi questioni. Quindi non l’abbiamo battezzata, al nido e in casa non mangia maiale e tant’è. Ora la materna ci porrà davanti alla questione prima di quanto pensassimo e vedremo se muteremo opinione.

Una piccola notazione sulla conoscenza delle altre religioni. Ci sto lavorando da un po’ di anni e abbastanza a lungo ho coordinato questo progetto, che la Fondazione Astalli porta avanti nelle scuole (dalle elementari alle superiori). Penso che ci sia in giro molta buona volontà, ma che a volte il metodo zoppichi e non ci si interroghi a sufficienza sulle reali finalità. Per me lo scopo di essere alfabetizzati in merito alle varie religioni è fondamentalmente imparare a vivere meglio insieme, diminuire i fraintendimenti e, idealmente, accrescere il rispetto reciproco. Sono ad esempio molto scettica sull’utilità di analizzare i (veri o presunti) "punti di contatto". A che serve dirsi che "in fondo ci assomigliamo", specialmente se non è poi così vero? Le peggiori inesattezze sulle religioni vengono dette proprio quando ci si lancia in parallelismi che poi lasciano il tempo che trovano. Più utile, ad esempio, un po’ di storia sul contesto in cui la religione è nata, ma anche sulla sua diffusione… Ma l’unica cosa che serve è avere un minimo di strumenti per poter confrontarsi con un compagno, un collega, un vicino di casa senza partire con il piede sbagliato. E magari disfarsi dei pregiudizi più grossolani e comuni, in cui sguazziamo quotidianamente. Se infatti l’ignoranza regna sovrana in molti campi, quella in merito alle religioni è addirittura pirotecnica e fa mostra di sé anche in persone insospettabili.

10 pensieri riguardo “”

  1. Trovo questa tua posizione molto equlibrata e molto ben argomentata.
    Il punto, a mio modo di vedere, è che l’insegnamento della religione cattolica come fin qui concepito, pensato e attuato, dimostra ben più dei pochi decenni che ha, ma la società è evoluta ben più velocemente delle nostre schematizzazioni. Quello che urge è un insegnamento *delle* religioni che sia curricolare a pieno titolo. Ma temo che io e te non lo vedremo mai attuato. Però sognare è sempre bello 🙂
    Ciao!
    donMo

  2. Grazie Chiara, è una posizione in cui mi ritrovo. Vorrei che qualcuno offrisse a mio figlio un insegnamento sullE religionI. Per ora spero in un’insegnante di religione illuminato: staremo a vedere ed in caso pareremo i danni.
    Mi ricordo che nelle lezioni di tua madre si sentiva sempre che era una persona religiosa, ma non l’abbiamo mai vissuto come un limite (mi perdoni se ogni tanto la tiro fuori???)
    Silvia

  3. Molto interessante il tuo post, davvero, soprattutto, permettimi, la tua scelta riguardo all’educazione religiosa di tua figlia.
    Certi argomenti si affrontano sempre con la pelle sollevata perchè come saprai, qui in occidente si pensa sempre che le donne non siano proprio coccolate dall’Islam.
    Premetto che non c’è da parte mia, nessun intento provocatorio,solo desiderio di capire, considerando soprattutto che una madre cerca di scegliere il meglio per la propria figlia.
    Ultimamente ho letto un libro: “La Terrazza Proibita” di Fatima Mernissi che mi ha confuso ancor di più le idee sulla condizione femminile nei paesi islamici, anche in quelli cosiddetti moderati come il Marocco.
    Non credere che dimentichi il fatto che fino a qualche secolo fa nel cristianissimo occidente le donne venivano mandate al rogo come streghe.
    Sono solo dell’opinione che le religioni, almeno le grandi religioni monoteiste, non siano così “amiche” del sesso femminile e che un sano laicismo non possa che migliorare la vita delle donne.
    Con simpatia.
    Elisa

  4. Sono capitato per caso in questo blog e premetto che sono un maschio e ateo.
    Molto bello il tuo scritto che mi trova d’accordo solo in parte.
    Assunto: la quasi totalità dei condizionamenti che siamo costretti a subire avvengono entro i dieci anni d’età e per alcuni entro i quindici.
    Questa è una realtà dalla quale non si può prescindere se si vuol parlare di ciò che si vuole insegnare ai nostri figli.
    Le religioni, qualunque esse siano vengono forzatamente INCULCATE in tenera età e il condizionamento continua forzoso (il bimbo non ha MAI nessuna voce in capitolo) partendo dalla scuola materna.
    Questo è un dato di fatto ed è inconfutabile.
    Tutte le religioni si reggono proprio su questo perché, senza il condizionamento dell’infanzia, scomparirebbero, al massimo, nel giro di una o due generazioni.
    Ecco perché c’è questo accanimento nel voler dare una religione ai nostri figli. E questo accanimento parte proprio da noi genitori. Tutto sommato non ne abbiamo colpa perché siamo stati, a suo tempo, condizionati e così sarà per i nostri figli.
    La ricerca di dio o di una spiritualità dovrebbe avvenire quando si è in grado di discernere il grano dalla pula facendolo con la nostra testa e non con quella degli altri.
    Insegniamo ai nostri figli ad essere critici, a sperimentare e a non credere a tutto ciò che gli viene propinato.
    Una volta non c’erano leggi e le religioni hanno fatto la loro parte, ma oggi le leggi ci sono e mi parrebbe giusto lasciare la massima libertà di scelta ai nostri figli.
    Rammentiamo che tutto ciò che ci viene “insegnato” entro i sette anni rimane indelebilmente scritto a lettere di fuoco e che ciò che noi riteniamo giusto forse non lo è affatto.
    Insegniamo la storia, quella vera, dentro il bambino troverà tutti gli elementi per poter capire anche le religioni e alla fine scegliere in totale autonomia facendo le proprie esperienze.
    Se credi che esista un dio, e non sei obnubilato, sai perfettamente che non lo trovi nella religione (qualunque essa sia), ma lo devi cercare dentro e fuori di te e da solo!

  5. @Elisa: il discorso è davvero lungo e complesso, ma essenzialmente l’essenziale l’hai detto tu. Come una donna viene trattata è fondamentalmente questione di cultura e non c’è una vera motivazione religiosa per le discriminazioni pesantissime contro il sesso femminile, dalle donne musulmane che negli Emirati Arabi non possono uscire da sole (non citiamo sempre e solo l’Afghanistan, please), alle donne dei quartieri religiosi di Gerusalemme (l’avete visto il film Kadosh di Amos Gitai?) alle donne del nostro sud fino a non tanto tempo fa (per non dire anche oggi). L’Isla è una religione che apprezzo profondamente, fondata su alcuni valori importanti, specialmente nel mondo contemporaneo: la giustizia, la solidarietà, il divieto di speculare e arricchirsi alle spalle degli altri facendo i furbi (lo sapevi, ad esempio, che per l’islam gli interessi bancari e quelli sui prestiti sono proibiti? non è giusto che chi è ricco diventi sempre più ricco, senza alcuno sforzo). Sinceramente penso, almeno adesso, che possa essere il meglio per mia figlia.
    @l’altro commentatore: che lo si voglia o no, quando si ha un figlio, specialmente nei primi anni di vita, gli si “inculcano” molte cose, coscientemente o no. Funziona così e il processo, per essere ottimisti, si chiama educazione. Concordo sul fatto che sarebbe bello poter sospendere tutte le questioni e riparlarne quando “lui saprà decidere da solo”. Purtroppo perché ciò avvenga deve aver imparato da te dei criteri. E’ una responsabilità enorme, da cui spesso mi piacerebbe sfuggire. Ma essere genitori è soprattutto questo. Quindi passandomi una mano della coscienza cerco almeno di essere consapevole di quello che trasmetto a mia figlia, facendo del mio meglio. Spero di riuscire a insegnarle anche, contestualmente, ad avere la mente aperta e a farsi “indottrinare” il meno possibile. Sul fatto che le religioni morirebbero se non fossero inculcate ai bambini, sono più scettica: dal punto di vista storico, questo non si è mai dato (sarebbe una bella coincidenza) e anzi le religioni sono prosperate, si sono contaminate e hanno fatto la loro vita alla faccia delle contingenze; dal punto di vista pratico, l’esperienza mi insegna che un adulto è molto più desideroso di un bambino di farsi indottrinare nel seso deleterio che intendi tu. Quante persone adulte o anziane cadono in balia di sette astruse o di forme fondamentaliste? Magari bastasse crescere per essere intellettualmente liberi…

  6. argomento decisamente interessante e che mi tocca da vicino avendo cmq come fidanzato un ragazzo musulmano anche se non più di tanto praticante ma che come dici tu vorrebbe trasmettere i valori della sua religione ad eventuali futuri figli. Io mi ritengo cattolica non praticante, diciamo che ho un modo molto personale per vivere la mia Fede….

  7. Hai ragione che come vivi la religione è soprattutto un fatto familiare e per quanto mi riguarda mi tengo proprio il coté culturale: le feste comandate, determinate usanze, tradizioni e piatti che mi servono da avvio per parlare di cose più grandi. Perché comunque i bambini fanno tante domande ed è bello parlarne, partendo magari dalle storie di dio, come mi chiedeva Ennio quest’inverno per la buonanotte. Perché dalle storie di dio si parla poi molto della gente (e vivendo a 200 mt. da una moschea si fa anche subito a spiegargli un paio di altre cose).
    Io non pratico e sono sposata a un ateo che rimprovera alla chiesa cattolica tutti i pogrom che ha favorito in passato. Sono anche convinta che nel momento in cui una persona voglia ricercare una dimesione di spiritualità la trova meglio vicino casa. Che senso ha per me farmi buddista quando potrei prendere i voti francescani, per fare un esempio? Almeno sai di cosa stai parlano e conosci anche il contesto. insomma, invece di dirmi 100 volte al giorno i mantra in sanscrito che manco so cosa vogliono dire, se proprio devo mi faccio una novena (ma non lo faccio).

    Mammamsterdam

  8. Breve esperienza personale: ho frequentato un liceo protestante dove l’ora di religione era stata sostituita da un’ora di storia delle religioni obbligatoria per tutti. E’ stata una delle materie più interessanti del liceo e, nonostante fossimo allievi di religioni miste, nessuno si è mai lamentato della mancanza di una religione unica.
    Da allora mi chiedo perchè non possa essere così anche e soprattutto nelle scuole statali….

  9. Invidio il tuo equilibrio e la tua fede. Penso che l’ideale sarebbe una bella ora di storia delle religioni, tenuta da un laureato in storia o filosofia, neutrale e interessante.
    A me della storia dell’insegnamento della religione cattolica rode più che altro che in certi posti è un elemento di discriminazione sociale, come se non fare religione fosse indecoroso o da “disadattati”.
    Io ribadisco che la religione ai miei figli la vorrei spiegare io, anche se fossi cattolica. Non vorrei che, da così piccoli, ne sentissero parlare da una persona di cui non conosco le convinzioni e le posizioni.
    Un po’ come per l’educazione sessuale, insomma: vorrei essere io a parlarne con i miei figli nei tempi e nei modi che ritengo più giusti, senza interventi “dall’alto”.

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