E così non vedrò mai il villaggio dove Nizam è nato. Okcular, il luogo di nascita scritto sulla sua carta di identità, le case arrampicate sul fianco della montagna di cui parla spesso, dove abitava ancora una parte della famiglia. Okcular è stata distrutta dal terremoto, del tutto. Come ha detto sua madre al telefono, è come se non fosse mai esistita. Al di là di tutte le perdite materiali, non so se riesco a capire cosa si prova. Certo, le radici di una persona non sono conficcate nella terra, ma si protendono nel futuro. Lo dice bene Gad Lerner e in fondo lo sapevano anche i siriani di tremila e quattrocento anni fa, quando scrivevano che "il figlio è la radice del padre". Però anche quando ormai si sta andando avanti, si cammina altrove e si cercano direzioni diverse e magari lontane, credo che sapere di poter "tornare a casa", sia pure in senso metaforico, sia un bel conforto.

4 thoughts on “”

  1. Penso spesso a questa cosa delle radici (e al mio complesso rapporto con esse) e mando un forte abbraccio a Nizam. E' davvero terribile come la notizia sia stata ignorata dai media italiani.
    zazie

  2. Lunedì siamo stati tutto il giorno fuori casa, se non fosse stato per te non avrei nemmeno saputo del terremoto.. alla faccia della cronaca..
    Spero che la vostra famiglia riesca a risollevarsi!
    In bocca al lupo
    Quasimamma

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