E se invece abitassi a Pietralata? Ma no, cominciamo dal principio. Oggi mi ero autoimposta una sorta di prova di metà settimana (per chi vede S.O.S. Tata), ma senza furgone appostato per i soccorsi. Bioparco, coi mezzi (circa un'ora di autobus) e ritorno. Già mi pareva ambizioso. Scelgo come compagna di avventure la solita Marielou, temibile volontaria olandese sulla sessantina (forse oltre, chi può dirlo) che ha le energie che io non ho mai avuto neanche a diciotto anni. Lei raccatta un paio di bambini da un'amica sudanese (ne avrebbe presi anche tre, ma uno dormiva) e i vediamo lì. Se non che, quando stavamo in contemplazione di giraffe e giraffini, mi confessa il proposito di fare "un salto" a Pietralata per pranzo. Che sarà mai. Solo mezza città.

Presa dall'euforia ho detto sì e ho fatto benissimo. Così ho scoperto che 25 aprile è anche il nome di un campo, e che campo. Ho visto mia figlia saltare su un castello gonfiabile in un ambiente socialmente sano, con tanti ragazzi e bambini di ogni età. Abbiamo mangiato pasta al dente piccantina, fave e pecorino (io solo pecorino). Abbiamo assistito a un incredibile spettacolino di magia che non gli avresti dato due lire, e invece… Abbiamo portato a casa tonnellate di terra e sabbia, in cui Meryem si è rotolata accuratamente. Siamo state, sia pur per poche ore, parte di questo: inutile dire che ne sono fiera. Magari abitassi a Pietralata.

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