La scarpa più brutta del mondo (reframing?)

Lo potrei chiamare il trucco della scarpa più brutta del mondo. Chi ha condiviso con me la buffissima esperienza di Mamma che ridere mi capirà al volo (e credo che stia già ridendo sotto i baffi). In soldoni, si tratta della personale strategia che ho recentemente adottato per fare i conti con le mie mancanze e uscire dall’empasse che esse mi provocano. Racconto l’aneddoto, perché tutti possano capire e anche chi c’era conosca il retroscena del gesto inconsulto che mi ha portato a sbattere una scarpa sul tavolo di una trendy-issima agenzia pubblicitaria milanese (manco fossi Kruscev all’ONU). Inviatata a partecipare a un surreale incontro di blogger a Milano, avevo accettato con entusiasmo, prendendomi persino un giorno di ferie. Viaggio in treno divertentissimo, arriviamo a destinazione. E lì mi guardo intorno e realizzo: oddio, le scarpe. Indossavo delle cose (non potrei definirle altrimenti) degne di una suora depressa chiusa in un convento diroccato di un remoto paesino rurale transilvano. Giuro. Chiedetelo a chi le ha viste. La lunga clausura e un ambiente di lavoro fin troppo informale mi avevano decisamente fatto perdere il senso della decenza.Guardando le collane scintillanti, le borse da donna e non da profuga kossovara, gli outfit disinvolti ma aggraziati delle altre, mi sono sentita sprofondare per un attimo. E poi invece (anche perché la fuga era ormai impossibile) ho deciso di fregarmente e ho fatto bene. Anzi, quando ci è stato chiesto di mostrare un oggetto che ci rappresentasse, ho smesso di nascondere i piedi sotto il tavolo e mi sono autoesposta al pubblico ludibrio, esorcizzando la vergogna una volta per tutte.
Questa ovviamente non è un’istigazione ad autoassolversi dalla sciatteria, dalla pigrizia e dalle altre cattive abitudini che ci rovinano la vita, o che quantomeno ce la rendono meno piacevole. Affatto. Ma bisogna trovare il modo, ridendoci sopra, di  non farsi paralizzare dalla consapevolezza delle proprie mancanze. Per me quell’esperienza è stata una vera illuminazione, un’ispirazione. E i frutti inizio a raccoglierli già adesso: ho superato il mio tabù pluriennale e ho invitato a casa mia delle amiche, fregandomene delle mie innuverevoli incapacità di ospite e cercando di esprimere alle mie invitate la mia gioia di averle con me usando strategie alternative, diverse dal cucinare per loro e dall’addobbare una bella tavola. Che magari, un giorno, riuscirò anche a farlo. Ma aspettando quel momento, mi godo quello che posso già fare, traendone anche un reale incentivo a fare meglio. Sarà reframing anche questo?

Questo post partecipa al blogstorming

7 thoughts on “La scarpa più brutta del mondo (reframing?)”

  1. Grande, grande!!!! Io c'ero!
    Sono contenta che tu stia superando il tabù pluriennale, perché penso che godersi la tua compagnia sia troppo piacevole per essere "vietato" da sciocchezze come il non saper cucinare da chef o cose del genere.
    Baci
    Chiara

  2. carissima, tu sì che sei una vera creativa, e hai procurato a molti dei momenti di puro divertimento. quindi, siccome il sagittario è un segno complicato (perc hi ci sta accanto) ma foriero di avventure, sappi che sei di esempio per tutte. alè!
    piattins

  3. ma che bello Chiara! credo che questo sia un bellissimo esempio di reframing, altrochè! non sono mancanze le tue, sono unicità, e sappi che le persone che sfidano le regole e le reinterpretano sono molto più interessanti del resto. è stato un piacere stare da te, sia per il cibo, sia per l'animazione!!!
    Flavia

  4. Brava Chiara… è capitato anche a me di trovarmi in situazioni simili "prima" (non posso dire in gioventù perchè poi mi prendete tutte in giro!) Vivere in un paese dove ti hanno tutto sott'occhio, dove se non appartieni a quel gruppo e non ti vesti in quel modo e non fai quelle cose…insomma  per una ragazza scout che se ne infischiava di queste regole a volte è stata dura andare avanti!  Ma ora sono più forte e in questo la grande città aiuta perchè ti lascia meglio vivere quello che sei e quello che senti dentro. come dice Flavia anch'io standoti vicino ho respirato a pieni polmoni la tua unicità e più ti conosco più ne respiro! baci
    troppo buffa la scarpa poi me la farai  vedere ! Natalia
    ps. oggi non sto combinando niente ragazze devo allontanarmi assolutamente da qui!

  5. Carissima, come ben ogni volta che penso a quella scarpa sorrido, ma non per deriderti, anzi! Il tuo è stato un gesto tostissimo, tanto di cappello.
    Per quanto riguarda la parte conclusiva di questo post: mi spiace molto non essere stata da te venerdì scorso, ma – come ti avevo già detto- la mia ormai quarantennale amica ha il vizio di essere nata anche lei il 3 dicembre.
     

  6. porca l'oca, io non c'ero. mi rammarico di non aver letto questa cosa (nè visto il video, mannaggia) prima della serata a teatro…lì mi sentivo veramente la sfigata delle sfigate, magari se avessi intuito che anche tu per un momento ti eri sentita così… 🙂
    sai qual è il brutto di questa sensazione (nel mio caso)? che solo gli altri hanno il potere di farmi sentire meno inadeguata, e invece la forza dovrei trovarla dentro di me. devo lavorarci. ecco, sono di nuovo in fase  "mi sento un cesso". strano. 🙂
    speriamo nella prossima occasione. (curioso lapsus: avevo scritto spariamo anzichè speriamo)
    polly

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