Deportando qua e là

In questi giorni provo uno sbigottimento che non riesco a condividere, se non con i pochi colleghi con cui peraltro non c’è bisogno di condividere alcunché, essendo loro sbigottiti quanto me. Il Ministero dell’Interno sta mettendo in atto un provvedimento che supera tutti i precedenti per assurdità e antieconomicità, nonché per danno concreto a migliaia di persone. Ciò avviene alla luce del sole, senza alcun timore di contestazioni o proteste. Le persone che riescono a decifrarne le conseguenze si contano sulle dita di una mano ed è noto che le violazioni dei diritti dei rifugiati, nel nostro Paese, non scandalizzano nessuno e anzi non sono neanche avvertite come tali.
Mi sento in dovere di cercare di spiegare in parole semplici questo provvedimento, fosse solo per aggiungere due o tre persone al gramo elenco degli indignati sostanzialmente impotenti. Si tratta di un progetto dal nome poetico: il villaggio della solidarietà.
Trattasi di ciò: come qualcuno di voi ricorderà dai telegiornali, il Ministero ha allestito/sta allestendo un grande complesso presso la ex base militare americana di Sigonella. Con quale finalità? Ecco, su questo inizio subito a mordermi la lingua. Diciamo che la finalità esatta non era perfettamente definita, così come la natura giuridica di questa struttura, che poi si aggiusterà a seconda di chi ci sarà “ospitato”. Al momento si parla di circa 1800 posti, che verosimilmente aumenteranno. A gennaio, più o meno in concomitanza, riprendono gli sbarchi in Sicilia, interrotti da tempo a causa dell’accordo di collaborazione con la Libia. Quale fortunata concomitanza, penserete voi. Arrivi straordinari e, per una volta, tanti nuovi posti d’accoglienza disponibili. Ebbene no. Così era troppo logico. Cosa si decide invece di fare? In Italia ci sono nove centri dove i richiedenti asilo aspettano l’esito della loro domanda di protezione internazionale. Sono centri aperti e le persone, durante il giorno, possono uscire e iniziare a capire dove sono piovuti: frequentare un corso di lingua (del volontariato, si intende: lo stato non organizza nulla di simile), farsi assistere da un legale per le pratiche burocratiche, curarsi (quasi un terzo dei richiedenti asilo che arrivano in Italia sono vittime di tortura, stupri e violenze estreme). Gettare le basi insomma per un futuro percorso di integrazione. Ecco l’idea geniale. Prendiamo tutte le persone accolte al momento in questi centri, da Gorizia a Trapani. Spostiamole tutte a Sigonella, alias Mineo (CT), in un immenso comprensorio di villette in mezzo al nulla. Ah, queste persone devono fare un colloquio con le commissioni territoriali per il riconoscimento dello status? Poco male. Vorrà dire che ne allestiremo una in loco. Prima o poi. Il centro di Mineo è nuovo di zecca: metti 1800 richiedenti asilo tutti insieme in una struttura allestita dal giorno alla notte e vedrete che “la qualità della loro integrazione” risulterà certamente migliorata. Come? Ad esempio (cito testualmente dalla nota del Ministero) grazie alla “realizzazione di sistemi integrati di videosorveglianza per garantire il massimo della sicurezza”. Se fosse il primo aprile si potrebbe pensare a uno scherzo di cattivo gusto.
Ma soprattutto, perché organizzare questa macchinosa e costosa deportazione di massa, facendo saltare completamente il sia pur fragile sistema d’asilo di cui l’Italia si era dotata? Perché i nove centri così svuotati potranno accogliere i tunisini sbarcati a Lampedusa, semplice. Ora vi chiedo: ma vi pare logico? Vi pare consequenziale? Si vocifera (ma questo nella nota del Ministero non c’è) che le villette di Mineo sarebbero “troppo belle” per i tunisini. Che hanno paura che le rovinino. E quindi ora si procede così, un po’ a casaccio. Certo, qualche migliaio di persone si troverà in una situazione assurda, senza che nessuno le assista, probabilmente private di qualunque diritto e tutela. Ma a chi importa di qualche migliaio di richiedenti asilo?

Documento del Tavolo Asilo  

6 thoughts on “Deportando qua e là”

  1. L'avevo vagamento sentito dire, ma spiegato così fa davvero venire la pelle d'oca e tanta rabbia.
    Sono una delle sbigottite, indignate, impotenti, se potesse servire a qualcosa esserlo…

  2. io nn ho nemmeno più la forza per indignarmi…bruutto a dirsi ma è così!!!
    poi un'altra cosa vergognosa secondo me è che dopo gli sbarchi di lampdusa (5000 tunisini o psuedotali in 2 settimane) il Governo ne ha detto di ogni…rimpatri, pattugliamenti, richieste di aiuto e soldi all'UE, invito a "dividerseli" tra stati membri……peccato che nella stessa Tunisia in questi giorni entrino in media 10000 libici al giorno (dicecimila avete letto bene) in fuga dalla guerra…e ovviamente la Tunisia nn ha nè le strutture nè i mezzi per accogliere dignitosamente questo mare di disperati…e l'Italia che fa? l'Europa che fa? nulla……basta che restino dall'altra parte del Mediterraneo e nn è più un problema nostro……

  3. che già far andare i militari mi pare un errore….meglio i civili a sto punto….le popolazioni arabe nutrono (giustamente) forte sospetto verso le ingerenze esterne..soprattutto se in divisa militare e provenienti dall'Europa o America…..

  4. Se prendete una cartina geografica,Mineo è un comune mentre la base militare di Sigonella ,se presente , si trova nel territorio di in un altro comune .
    A parte questa precisazione spero che presto le manifestazioni si cpncludano con la possibilità per i cittadini e le cittadine di Libia e Tunisia di essere rappresentati dai loro concittadini e concittadine secondo principi democratici. Mi pare un sistema totalmente impensabile bombardare la gnete che manifesta ,ma mi pare altrettanto impensabile che gli Stati del Mediterraneo e del mondo che ora si sono sentiti coinvolti e dicono la loro sulla politica di questi due Paesi ,non siano intervenuti in precedenza in modo più diretto,senza divagazioni populistiche più che diplomatiche .  

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