Beata, lei (domani, chissà)

Fino ad oggi mi ero astenuta dal raccontare qui sul blog una vicenda tanto surreale da risultare un po' sopra le righe anche a chi scrive. Mi trattenevano varie ragioni, non ultimo l'adagio popolare "scherza coi fanti ma lascia stare i santi". Avevo affidato alla sola tradizione orale, dunque, la storia che vi vado a raccontare. Ma non potrete che convenire con me, dopo aver letto, che arrivati a certi estremi le cronache scritte sono doverose. Ah, un'ultima cosa. Se dopo questo post sarete tentati di non prendere sul serio neanche una sillaba dei miei visionari post sulle religioni, non saprei darvi torto. Ma la vita è così, a chi tocca non si ingrugna.
Veniamo a noi. Oggi è stata una giornata lavorativamente odiosa. Potevo lavorare mezza giornata, invece una rogna assolutamente imprevista ha mandato all'aria tutti i piani. Ho passato la mattinata fuori ufficio a scoprire l'esatta entità dei problemi da risolvere e sono tornata in ufficio all'una passata, con la coda tra le gambe e l'umore sotto le scarpe. Sulle prime non ho notato una grossa busta che giaceva sulla mia scrivania. L'ho spostata e ho continuato ad armeggiare tra liste e appunti. Io, mi si riconoscerà, ho un certo senso del ridicolo. "Cerca il ridicolo in qualsiasi cosa, e lo troverai", citava l'altro ieri Wonder. Eppure oggi all'ora di pranzo non avevo né voglia né intenzione di cercarlo. E' stato allora che il surreale ha trovato me. 
In una pausa tra gli sbuffi e i sospiri, ho ripreso la busta. Il mittente mi ha colpito e mi si è accesa persino una vaga speranza. Il mio oroscopo su Facebook parlava di "opportunità finanziarie". Hai visto mai che la persona in questione… Ma qui urge un passo indietro. Uniamo i puntini, come direbbe Steve Jobs buonanima. 
Primo puntino, mesi fa. Un gesuita indiano piuttosto anziano, caro amico di mio padre, mi convoca per offrirmi – parole sue – "un lavoro". Sono andata da lui consapevole che era una sòla (per i non romani: fregatura), ma anche ben disposta a prenderla comunque. Quell'omino minuto e sorridente, che in famiglia eravamo solite chiamare (storpiandone il cognome) "Vedo un gatto", mi era sempre stato simpatico. Anche in quel caso è stato un incontro piacevolissimo. Si trattava di tradurre dall'inglese dei testi un po' particolari. Il padre si è preso un'ora abbondante per parlarmi del processo di canonizzazione della Beata E., che per una strana coincidenza non mi era ignota. L'ultima volta che ero andata da lui, nel gennaio del 2006, avevano appena proclamato Beata questa suora keralese, dai tratti indimenticabili (e che neanche la pia idealizzazione dei santini era riuscita del tutto ad attenuare). Dovevo tradurre gli interrogatori dei testimoni del miracolo che il tribunale per le cause dei santi dovrà vagliare. Non ho resistito alla tentazione, alla curiosità, all'assurdo senza il quale la mia vita forse sarebbe normale ma non sarebbe la mia. Ho accettato, anche affascinata dal fatto che il minuto gesuita al miracolo in questione ci crede eccome. Ci crede perché lui, a sua volta, è stato guarito miracolosamente, sia pure per intercessione di un'altra persona. E' stato affascinante sentirlo raccontare tutto questo e alla fine me ne sono andata con il mio plico sotto il braccio. Quando, alcune settimane dopo, sono andata a consegnare il lavoro, sono stata pagata con una stoffa indiana e la promessa di preghiere alla Beata, che ho accettato con una certa ironica rassegnazione e senza esserne davvero stupita (anche se francamente avrei apprezzato con più entusiasmo un assegno o una bustina). 
Secondo puntino. Alcune settimane fa mi chiama un tipo. "Lei ha fatto la traduzione per la causa di …? Sì, vero? Beh, manca il giuramento". "????". Mi spiegano che è una formalità, ma va fatta. Devo andare a giurare che ho tradotto "nella mia piena libertà e indipendenza morale". No, non per fax. Nemmeno per mail. Di persona personalmente. Traccheggio un po', poi mi decido. Prendo un'ora di permesso e vado alla Congregatio de 
Causis Sanctorum. Arrivo in un palazzo immenso, attraverso corridoi abbastanza affollati di impiegati (il lavoro non manca, evidentemente). Mi riceve un omino a cui confesso di essere "un po' estranea" ai meccanismi in questione. Oddio, mio padre è stato postulatore di una causa di beatificazione e questo immagino che mi ponga in un campione piuttosto limitato di cittadini. Ma questo al tipo non l'ho detto, perché non ho mai approfondito questo particolare ramo di attività di mio padre. L'impiegato mi guarda un po' impensierito: "Ma lei è cattolica?". Sì, oddio, estranea ma non così estranea. Lui è visibilmente sollevato. "Ma sì, sa, non era mica un problema. E' solo che qui per giurare ho solo i Vangeli". Ah, capisco. Altrimenti ci si organizzava. Resisto alla tentazione di dirgli che appartengo a una setta di animisti che giura sulla testa dei nemici uccisi in battaglia e lo seguo. Mano sui Vangeli in edizione extralusso, giuro. Mi faccio dare una fotocopia del giuramento, pensando che fosse un ricordo bizzarro di questa vicenda. Povera ingenua.
Terzo e ultimo puntino. La busta. Conteneva una scatola di dolcetti indiani e un pacchettino più piccolo. Strabuzzo gli occhi. Trattasi, inequivocabilmente, di un piccolo reliquiario contenente un mucchietto di polvere (ceneri?) e, sullo sfondo, l'immagine ammiccante della Beata, che ho imparato a conoscere. Ripresami dalla sorpresa, vado dal mio capo, che era in ufficio al momento presumibile della consegna. Piccola digressione: il mio capo, pover uomo, solitamente viene da me dipinto come uno che mi mette i bastoni tra le ruote, che smonta la poesia, che tarpa le ali alle iniziative più innovative etc. Ma gli va data un'attenuante fondamentale: lavora da dieci anni con me. Convive con le cose assurde che mi accadono continuamente. Ieri a momenti andava lungo su un paio di Clark grondanti pioggia che avevo abbandonato al centro dell'ufficio. Non più tardi di stamattina mi ha visto arrivare con una busta di soldi (650 euro, per l'esattezza) che mi era stata messa in mano da un signore a me sconosciuto come offerta per le attività del Centro e non ha sindacato sul fatto che nel tragitto tra la mia e la sua scrivania mi sia dimenticata il nome dell'autore dell'offerta, che pure mi è stato detto (mi girava la testa per lo sforzo di non intascarmela io seduta stante; abbiate pazienza, se mi date offerte per il Centro Astalli fate un bonifico e non mi mettete in mano contanti e assegni non intestati. La carne è debole). Insomma, mi sopporta. E a modo suo, nonostante ciò, mi apprezza anche. Non ha fatto una piega quando un paio di settimane fa un corriere della Universal ha preteso che esibissi e usassi il timbro ufficiale dell'Associazione per consegnarmi un Minion di peluche. Ha assistito imperturbabile alla consegna, in ufficio, di un enorme biberon di vetro con scritto sopra il titolo di questo blog. Anche in questo caso, non ha perso il suo tipico sangue freddo partenopeo. Mi racconta che la reliquia gli è stata consegnata dall'autorevole gesuita in persona. Il padre evidentemente presumeva che io avessi abbondantemente condiviso i contenuti della traduzione e parlava della Beata come di una conoscenza comune. Alla vista della scatolina, il mio capo ha pensato per un attimo di essere su Candid Camera. Poi ha ripreso mirabilmente il controllo e ha chiesto: "Ma questa è una reliquia della Santa?". Alla risposta che no, santa non è ancora, ha replicato con la battuta del secolo: "Ah, allora la posso mettere in busta. Grazie mille, padre". 

5 pensieri riguardo “Beata, lei (domani, chissà)”

  1. Ciao Chiara!
    bellissima storia e poi quando hai parlato della traduzione giurata, ho fatto un balzo sulla sedia, perchè pensavo che tu fossi andata in Tribunale a giurare. Per lavoro io bazzico nei tribunali e so che nel caso di processi a persone che non parlano l'italiano, ma pure se devi tradurre un  qualcosa da un'altra lingua (tipo un diploma) i traduttori/interpreti devono presentarsi in tribunale, in un dato ufficio (l'ufficio asseverazioni, di solito aperto un'ora al giorno per 3 giorni alla settimana !!!!) e giurare di aver tradotto la testimonianza o il diploma in maniera veritiera e conforme. Si giura (non ho mai riflettutto su cosa questi individui giurino, ma a questo punto penso sulla Costituzione Italiana o mal che vada su un codice civile), il cancelliere mette un sacco di timbri e date ad arte ed oplà il gioco è fatto…forse servono pure due testimoni, mah non so.
    E tu invece sei andata nel tempio dove si smistano le carte dei futuri santi e hai giurato sui Vangeli….e meno male che siamo tutte e due in Italia e la lingua sia l'italiano per tutte e due….certo ogni chiesa ha il suo cerimoniale e i suoi officianti….
    a proposito di capi. il mio capo ha assistito qualche mese fa ad una conferenza di alcuni colleghi tuoi (penso) del centro Astalli (lui stesso era in questa scuola per fare una conferenza sulla legalità) ed è rimasto molto colpito dalla preparazione, dalla gentilezza, dalla competenza e dalla curiosità intellettuale dei tuoi colleghi, a cui tu, visto il tuo blog e i tuoi racconti su fb, che un'amica comune mi ha fatto conoscere, non hai nulla da invidiare.
    un bacio
    Cinzia

  2. Mi hai fatto venire voglia e nostalgia di dirmi un rosario, lo vogliamo ascrivere pure questo ai miracoli della Beata?

    Mammamsterdam
    (e sappi che la parola di controllo qui sotto per postare il commento è Visnu, SPLINDER CI CONTROLLA, SAPPILO)

  3. Chiara,
    il mio lavoro è di un piattume assoluto rispetto al tuo: lavoro presso l'avvocatura di un ente pubblico, per quello "bazzico" per i Tribunali. 
    Per quanto riguarda la conferenza: si trattava di una scuola del vicentino (dove appunto vivo io) che aveva organizzato una conferenza sulla legalità e il mio capo, avvocato e dirigente di un'avvocatura, era stato invitato a fare il relatore. In quel frangente ha conosciuto un paio di tue colleghe del centro Astalli, pure loro invitate come relatori…that's all!!! :-))) ed è tornato in ufficio con un paio di libretti, editi dal centro astalli e tra i curatori degli stessi risulti pure tu….
    un abbraccio
    Cinzia

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