Oddio, ma era oggi?

Oggi è sui social network è la Giornata dedicata alla ricerca di buone prassi al femminile. La data mi era sfuggita, ma ci tengo ad aggiungermi in corsa. Però. Questo tema qualche difficoltà me la pone. Non mi va di scrivere qualcosa “in generale”, che nulla aggiungerebba a una conversazione importante come questa. Non mi va nemmeno di pescare qualche aneddoto, perché anche questo non aggiungerebbe granché alle belle esperienza raccontate da altre. Vorrei condividere con voi un punto di vista molto particolare, che forse va leggermente fuori tema, ma che dice molto del mio lavoro e della mia vita. Forse non troppo stranamente, come ho già fatto per la giornata di socialblogging sulla scuola, citerò un gesuita. No, non storcete il naso. Il problema è che questi gesuiti, senza essere particolarmente esemplari per valorizzazione della donna come risorsa umana (come categoria, eh? lettori esclusi) , in questi anni mi hanno dato molta materia di riflessione non banale, non scontata, su tanti temi importanti.

Fatta questa premessa, eccovi un brano di una Lectio Magistralis per il decimo anniversario della creazione del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati. Il relatore è padre Mark Raper, che ha lavorato per 20 anni con il JRS.

Guardando attraverso gli occhi di coloro che serviamo, vediamo le cose in modo del tutto nuovo, da una nuova prospettiva, a volte felice, ma talvolta scioccante; dopo, il mondo non è più lo stesso. Ho conosciuto una donna ruandese, che aveva perso il marito nella guerra civile, e il figlio maggiore era stato catturato e ucciso dai suoi vicini; eppure, nonostante tutto, lei continua a cucinare e portare cibo a quegli stessi vicini, continua a sperare in un mondo senza guerra. Ora so che la pace è davvero possibile. Ho conosciuto una donna sudanese la cui vicina stava morendo di colera: incurante del rischio che correva, ha semplicemente preso con sé il bambino di quella vicina e lo ha strappato a morte certa. Da lei ho imparato cos’è veramente la compassione. Ho conosciuto una donna vietnamita che ha perdonato faccia a faccia, e dinanzi a molte altre persone, l’uomo responsabile della morte della sorella e dei suoi due figli. Più tardi aveva ritrovato il marito fuggito altrove, e insieme hanno ricomposto la famiglia. In un campo rifugiati thailandese ho conosciuto una donna che, oltre ai suoi due figli sopravvissuti, si prendeva cura di 20 orfani. In Cambogia le erano morti il marito e otto figli. Voleva perdonare chi le aveva ucciso il marito, e pregava perché nel suo paese ritornasse la pace. Queste donne danno alla riconciliazione un nuovo, più ricco significato.
Ogni giorno in ogni campo, in ogni centro di detenzione e in ogni insediamento urbano di rifugiati, gli operatori del JRS sentono storie come queste. Il nostro primo servizio è ascoltare le persone e, attraverso l’ascolto, aiutarle a trovare il coraggio di continuare a vivere. E ciò che abbiamo visto e udito ha indubbiamente cambiato la nostra, di vita. Dai rifugiati ho imparato che se si vuole dare forma concreta alla visione di quella società futura cui tutti aspiriamo, bisogna trarre insegnamento dalle vedove e dalle madri che nella guerra hanno perduto mariti e figli. Chi non ha più nulla da perdere, spesso è più libero di immaginare e descrivere una società ideale, ed è capace di una resistenza e di una fiducia straordinarie nel perseguire il proprio sogno per il futuro
.”

Sono buone prassi femminili, certamente. Magari un po’ lontane dall’esperienza di molti di noi. Ma neanche troppo.

Qui trovate i link degli altri contributi!

5 pensieri riguardo “Oddio, ma era oggi?”

  1. Bello come spunto!
    Sono stata un mese fa alcune settimane in Madagascar, e sebbene lì la situazione non sia così grave da includere guerre e stragi, la vita sociale delle donne é molto faticosa, spesso senza prospettiva, senza alcun diritto.Eppure,quanta é  la forza straordinaria delle donne che ho incontrato nelle varie associazioni di mutuo aiuto da loro stesse create!!Bellissimo!
    Daniela
    ilcoltellodibanjas.blogspot.com

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