Riflessioni Social

Ieri, al Social Family Day, è stato decisamente il giorno di Twitter. Ad averci un telefono adeguato anche Instagram avrebbe funzionato bene. Ma io e io mio fido Androide ci siamo limitati a ciò che era alla nostra portata. Questo non è un instant post. Ma prendo spunto da alcuni dei miei tweet per fermare qualche considerazione.

Seguire i figli non è solo insegnare, ma anche imparare da loro. Bello e molto vero. #mammacheblog
L’ultimo Mom Talk, dal suggestivo titolo “Digital Together-Internet da vivere insieme”, è stato quello che mi ha coinvolto maggiormente. Credo seriamente che dai vari spunti di quella conversazione si potrebbe costruire un intero Mom Camp. Le implicazioni sono tali, tante e talmente sentite che mi è rimasta davvero la voglia di andare oltre. Lo spunto che più mi ha fatto pensare ce l’ha dato, con la sua spontaneità meravigliosa, Natalia Cattelani. Ha raccontato di come il web è per lei occasione di condivisione con le sue figlie, grandi e piccole. Natalia ha reso molto bene l’esperienza, appagante ma anche difficile, di imparare dai propri figli. Ma credo che abbia centrato un punto importante. Per guidare i figli bisogna essere capaci di imparare anche da loro e con loro. Il tutto senza abdicare, ovviamente, alla propria responsabilità di educarli. Però se si crede davvero che una relazione educativa (e tanto più genitoriale, sperabilmente) debba essere reciproca, non si può non vedere nel web una meravigliosa palestra, un luogo da esplorare insieme, in cui ciascuno mette in comune le proprie competenze per poi condividere, leggendo insieme esperienze, delusioni, successi. La reciprocità nell’educazione è difficile e faticosa, eppure necessaria (come non ripensare a Cesare Moreno?). Però sospetto che sia proprio questo che spaventa molti: trovarsi su un territorio in cui la leadership del genitore è minacciata dalla sua parziale ignoranza tecnica. Ma proprio in quei momenti non bisogna abdicare. Bisogna affrontare nuove sfide non per cercare di dimostrare ai nativi digitali che siamo sempre più bravi noi, ma al contrario per dimostrare loro come ci si muove in situazioni nuove, come si accettano le sfide e come, anche nei momenti di stordimento e di ubriacatura dovuti all’entusiasmo della novità, non bisogna mai staccare il cervello. Leggere le situazioni, valutare le opportunità… su questo gli esperti siamo sempre noi, ed è su questo che il nostro contributo è necessario. Non lasciamoli soli quindi in questa importante esperienza del web, che è ormai la quarta dimensione del quotidiano di tutti. Se ci piace, meglio. Ma se non ci piace, rimbocchiamoci le maniche lo stesso. Come diceva ieri Maddalena Schenardi, non ci piaceva neanche svegliarci di notte per allattarli, eppure non ci siamo mai sognati di pensare che non fosse compito nostro.

Cercare di cercare il positivo sul web, come in tutte le cose della vita #mammacheblog
Ed ecco la perla di Maddalena Schenardi. Non si tratta affatto solo di web! Le minacce, i pericoli, i rischi ci sono in tutte le esperienze, nostre e dei nostri figli. E’ il nostro atteggiamento che può e deve fare la differenza. Stiamo attenti a non soffocare i nostri figli con le nostre paure, i nostri complessi, le nostre insoddisfazioni. Ne parlavo poco tempo fa, ricordate? Non si deve simulare affettatamente l’entusiasmo che non si ha, ma sorridere alla vita è certamente uno dei compiti di base del genitore. Attenzione, tra corsi, letture e approfondimenti specialistici sui più raffinati aspetti della genitorialità, di non dimenticarci l’essenziale.

Sì, ma come lì convinciamo i genitori “normali”, quelli che non sono sul web? #mammacheblog
Il giovane Gullisc ha fatto ridere la platea definendo “normali” gli altri genitori, quelli che non si lanciano a testa basta nell’esplorazione del web. Però numericamente ha certamente ragione. Alla luce di quanto osservato, credo che però noi genitori “anormali” abbiamo la responsabilità di coinvolgere anche chi non è istintivamente curioso e appassionato. Il vero pericolo del web è l’ignoranza, l’estraneità, l’indifferenza (e talora anche lo snobismo culturale) dei genitori. Lasciare un bambino davanti a Facebook perché è una roba sua, di cui il genitore non è parte, è molto più pericoloso che parcheggiarlo davanti alla televisione. Lo lasceremmo viaggiare da solo per il mondo? Ancora no? Allora non possiamo tirarci indietro, dobbiamo stare là con lui.

Ma ieri non si è solo pensato e argomentato. Si è anche riso un bel po’ tra amici.

Chiedersi “che problemi risolvo?” Io ne creo di surreali. Funziona?#personalbranding #mammacheblog
Era serissimo, il relatore che parlava di personal branding. Ma nelle retrovie io e la mia amica Anna sghignazzavamo. Che problemi risolve Chiara Peri? Al limite ne genera, in una magica alchimia di frequentazioni, scelte di vita, attitudini mentali e un pizzico di destino. “Tu crei emergenza!”, mi disse anni fa il mio capo. In effetti a volte capita. Meditavamo quindi un servizio (a pagamento) del tipo “Un giorno con Chiara Peri”. Rivolto alle persone annoiate dalla routine, che cercano un brivido di imprevisto e di surreale nelle loro vite…

Più che il kinder pinguì mi andrebbe una focaccia genovese…#mammacheblog
Non faccio in tempo a digitare e mi arriva la risposta: @belqis, guarda che la ho qui! Sogni che si materializzano: il farmacista genovese più interattivo del web accorre in mio soccorso

Della questione dei look e del delirio che ne è seguito magari parleremo un’altra volta!

Una menzione speciale va a Jolanda e alla sua squadra. La mia stima per lei cresce ogni volta che la incontro. Grazie!

E per chi non c’era: recuperate! Ascoltate l’intervento di apertura di Anna, prendete appunti, meditate.

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15 pensieri riguardo “Riflessioni Social”

  1. ho perso il mom talk più bello e sentito a quanto pare, approfondirò.
    questo mio secondo camp mi ha confermato che il web è come la vita, e mi ha decisamente ricordato quanto sia fortunata a vivere questo immenso mare di relazioni.

  2. Da te mi aspettavo ovviamente un post di “ciccia” e di ciccia qui ce n’è a palate. Non saprei nemmeno a dove cominciare.
    Il discorso genitori mi ha colpito molto, perchè vedo nelle amiche che hanno raccontato la loro esperienza una fiducia e una tranquillità nel web che dovrebbe appartenere anche a me, e questo mi deve insegnare qualcosa.
    Il personal branding è stato per me una fonte piuttosto problematica di elucubrazioni. Continuo a pensare che un blogger scrive quasi sempre per sè, per buttare fuori i propri problemi. Il fatto che sia letto da altri ha un che di catartico. Visto che sei un’amica e pure intelligente, te la butto lì: ma secondo te io che cacchio di nicchia soddisferei?!

    1. Anche io, seriamente, sono perplessa di questa cosa delle nicchie. Il blog non è solo servizio, o almeno non lo è in senso stretto. Un’altra incongruenza, già che ci siamo, mi ha colpito: se è vero che l’influenza non si misura solo dai numeri “standard”, l’intervento di Domitilla sembrava andare in tutt’altra direzione. Sembrava dire: scrivete meno, ma pesate le parole. Perché? Per fare i numeri? E se non fosse quello il mio obiettivo? Il blog, se è come i nostri (vario, estemporaneo, riflesso di noi stesse) soddisfa il bisogno nostro di esprimerci e il bisogno dei lettori, se siamo brave a farlo, di conoscerci un po’,di stringere relazioni (anche a senso unico), di lasciarsi incuriosire e stimolare da quello che scriviamo. In un mondo così povero di spazi di confronto non è poco. Secondo me.

  3. ne parlate tutti benissimo e pare che mi sia persa il mom talk più bello! ho una giustificazione valida però visto che stavo al momclass di barbara e nestore.
    una cosa però l’ho vista in prima fila…vederti come creta nelle mani di quella furia della natura de “la margherita e il lappio” è stata un’esperienza surreale ma fantastica 😉

    1. Un’esperienza surreale ma fantastica: ottima definizione! Per me, in qualche modo, è stata anche un po’ commovente, in un certo senso. Ma forse ne parlerò in un altro post.

  4. Eppure con me sei stata capace di “risolvere” problemi mettendomi sul piatto il concetto di #resilience e comunque quando li generi distrai da quelli che ci pesano sulle spalle. Bello rivederti, bello vedere i tuoi occhi brillare. A presto!

  5. Senza essere una mamma, quindi a rigore un’infiltrata in questo post, spezzo una lancia a favore dell’iniziativa “un giorno con Chiara Peri”, esperienza di vita che, oltre al momento di avventura lì per lì, lascia anche emozioni e pensieri da assaporare e capire nel tempo. Un abbraccio, Chiara!
    Elisabetta

  6. Grazie delle belle parole mi fa piacere che siano state spunto di riflessione insieme alla testimonianza di Guglielmo su un argomento che ci vede coinvolti in questi mesi.
    Ti aspettiamo anche per un quantitativo di focaccia più cospicuo e senza altre amiche ad insidiarlo…

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