Quando la mamma va in gita…

L’agenda è un campo minato. Segnacci, cerchietti, cancellature, frecce. Se, come mi ha ricordato giusto oggi l’amica Veronica (che citava a sua volta l’arguta Giuliana), “all’asilo i lavoretti sono l’oppio dei genitori”, i saggi di fine anno sono decisamente la loro croce. Ho già presenziato a due esibizioni, della durata di 45/50 minuti ciascuna. Ho preso i dovuti permessi, fatto foto, applaudito entusiasta. Ora, a metà percorso (sì, avete capito bene), inizio a perdere colpi. Domani è stata appena confermata l’esposizione dei disegni ispirati a Miro e Klimt, il cui orario ha ondeggiato pericolosamente tra le tre di domani e le quattro e mezza di dopodomani. Frattanto, dopodomani c’è il saggio di ginnastica la mattina, il pomeriggio quello di pattinaggio (l’unico non organizzato dalla scuola, chi è causa del suo mal e quel che segue) e il 14 giugno la grande festa di fine anno scolastico. Ogni evento è accompagnato da istruzioni precisissime, ma soggette anch’esse a variazioni (come le date e gli orari): vestirsi di nero, indossare una maglietta bianca, portare una maglietta bianca (diversa da quella da indossare al saggio di musica) da dipingere per la festa di fine anno (ma attenzione: a carnevale abbiamo dipinto magliette da adulto, che dovevano fare da vestitino ai bimbi: questa volta dipingiamo normali magliette dei bimbi stessi), portare un cappellino verde. Inframezzata c’era la gita scolastica alla fattoria (portare cappellino – non necessariamente verde -, merenda che non sbricioli, bottiglietta per l’acqua) e un paio di assemblee sindacali (più – pare – uno sciopero: ma ancora non è confermato).

Vi è venuta l’ansia solo a leggere? Pensate a me che mi ci devo districare di persona personalmente. Nizam, frattanto, se ne sta in Turchia a panza all’aria a sbrigare complesse faccende familiari. Incidentalmente, ho varie scadenze sul lavoro, nonché almeno tre eventi per la Giornata Mondiale del Rifugiato, che coincidono in buona parte con gli impegni di cui sopra. Ergo mia figlia domani vivrà il trauma di esporre le sue opere senza di me. Ho letto giusto oggi che i traumi infantili spesso fanno emergere la genialità. Chissà se sarà il nostro caso. Espierò comunque al saggio di ginnastica, la mattina seguente.

Lo vedete, l’ho detto. Espierò. Mai come in questo periodo dell’anno i sensi di colpa fioriscono rigogliosi come grasse piante carnivore, pronte a ingoiarsi qualunque barlume di autodifesa di noi genitori. Tutto ciò è necessario? Certo che no. Eppure. Io però quest’anno ho una strana reazione. Corro, espio, mi prostro, prendo permessi, ingoio improperi e mastico ampie porzioni del mio stesso fegato. Però cerco di bilanciare il tutto prendendomi impegni da donna libera. In un ardito gioco coreografico, le ore di tata che mi risparmio con i permessi, me le rigioco con qualche impegno serale. Fisicamente distruttivo, ma ho l’illusione di non essere del tutto succube non dico di mia figlia (di quella sono succube comunque), ma dei capricci di una scuola che ignora la figura del genitore lavoratore.

Il gran finale col botto sarà il prossimo sabato. A 5 anni si fa la gita alla fattoria? Ebbene, a 39 mi merito un Social Family Day. Una giornata tutta per me, per rivedere amiche, per fare nuovi incontri, per spettegolare, chiacchierare, discutere di cose serie e meno serie. Il format di quest’anno, organizzato per tavole rotonde tematiche (MomTalk), mi sembra molto promettente. Sia pure per un giorno, la scampagnata la faccio io. E non mi devo neanche portare la merenda!

5 pensieri riguardo “Quando la mamma va in gita…”

  1. e hai solo un figlio….io ne ho due e gli impegni sono raddoppiati…devo dire che qualcosa ho affibbiato anche a mio marito….molte volte succede che siamo come dei single, lui single con il figlio al torneo di rugby, io, single, con la figlia al pranzo di classe….:-)

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