Suoni e silenzio

Tra le molte, moltissime cose che vorrei raccontarvi ancora sul nostro soggiorno danese, ce n’è un’ultima che non posso proprio omettere, anche se forse ormai ne avrete avuto abbastanza. Si tratta della diversa gestione del suono che, evidentemente, si usa da quelle parti.

Appena sbarcati in aeroporto a Billund, la mia prima reazione è stata di profondo disagio. Oddio, come siamo rumorosi. Si sente solo la nostra voce. Tra un po’ tutti ci inizieranno a guardare, ci sgrideranno e ci faranno pure una multa (questo è ovviamente frutto della mia paranoia, ma avete capito). Eravamo certamente fonte di inquinamento acustico. Ho tentato di contrastare la tendenza a suon di “shhhhh!”. Meryem non ha gradito molto.
Arrivati alla nostra casetta, adiacente a moltissime altre analoghe e ben ricolme di famiglie con bambini, mi sono illusa che il livello di decibel salisse, mimetizzando meglio il nostro. Ebbene no. Il silenzio era assordante. Il vento soffiava sull’erba: quello era il suono più intenso. Aggiungo che la prima sera, essendoci dimenticati lo zucchero, ho iniziato a bussare alle porte finestre di tutti i vicini con una tazza in mano per elemosinarne un po’. Erano quasi tutti a cena (tavolate di minimo 6 persone), apparentemente in silenzio (neonati compresi). E nessuno aveva zucchero in casa, ma questa è un’altra storia. (Mi sono a lungo chiesta: era vero, o solo non si usa rompere le palle ai vicini? Mi sono parsi tutti assai gentili, ma certo che 7 famiglie con bambini non abbiano zucchero in casa mi pare statisticamente bizzarro).
Veniamo a Legoland. Leggera musichina solo in biglietteria. Niente jingle, niente musica assordante. Di più. Ciascuna attrazione utilizza il suono come parte dell’esperienza proposta: lungo il percorso in canoa i lupi ululano e gli uccelli cantano; qua e là pappagalli di lego fanno sentire il proprio chiacchiericcio; il percorso in macchinina attraverso una sorta di zoo safari (di lego) è comprensivo di adeguati effetti acustici per simulare i versi degli animali. Tutto ciò sarebbe impossibile da fruire se il livello di rumore fosse quello dello Zoomarine o di Gardaland.
Anche al parco del castello di Egeskov il bellissimo percorso su ponti sospesi tra gli alberi del parco (a altezza vertiginosa!) a ogni tappa aveva un pulsante da schiacciare con un diverso verso di uccello. Anche in questo caso, niente urla incontrollate dal parco giochi sottostante.

Ultimo tocco al quadro: il resort di Lalandia, con le sue mille attrazioni. Anche in questo caso, sia pure più presente, la musica è molto meno invasiva di quanto sarebbe in un luogo analogo in Italia. C’è persino una animazione, con jingle e minidisco. Però… dura 30 minuti al giorno (!) ed è circoscritta a uno spazio molto specifico. Come dire: se proprio la vuoi, ci vai. Altrimenti non la subisci.

Ci dicevamo l’altra sera con un’amica, che ha fatto le vacanze in Sardegna a stretto contatto con due famiglie tedesche: ma è solo la nostra sensazione, o i bambini dei Paesi del nord fanno meno rumore dei nostri? Certo, vivere in un ambiente meno assordante aiuta a registrarsi su toni accettabili. Mi sono ricordata anche Uppsala e il suo leggero fruscio di biciclette, unico indizio della presenza di studenti in una città universitaria. Ma c’è anche un’educazione specifica in tal senso? E che valenza ha? Forse qualche residente delle terre del nord può illuminarci.

7 thoughts on “Suoni e silenzio”

  1. Dici a me o a Serena? Certo è che in Olanda mi sono abituata a meno rumori che in Italia, però in Sardegna nel condominio in cui eravamo in vacanza, ed era abitato, c’ era anche un enorme silenzio, l’ ho notato. L’ ho notato perchè in Italia mi rendo subito conto di quanto rumore inutile ci sia, ma non è solo l’ Italia, è la globalizzazione, bellezza.

    Magari è vero che se intanto banni lo zucchero da casa i bambini non ti vanno in iperattività da glucosio, che, non dimentichiamolo, la volta che ho voluto, come da istruzioni della ricetta, comprare in farmacia per fare la glassa alla torta dei 25 anni di matrimonio dei miei (oddio, fra poco li faccio io) la farmacista ha rifiutato di darmelo dicendomi: ,ma sei pazza, il glucosio è uno stimolante. E se quindi no li stimoli chimicamente, i figli, magari funzia.

    Poi certo, se abbassi il volume di tutte le infernali macchinette che ipnotizzano i figli così ci possiamo fare in santa pace le vacanze, della televisione che in Italia sta accesa ovunque a tutto volume giorno e notte, magari il silenzio aumenta.

    Certo è, e qui torna la globalizzazione, se i negozi oggigiorno sono solo catene, tutte standardizzate, tutte con la loro in-store radio che blabbera continuamente e manda musica che raramente vuoi sentire, se come dice mio marito dei Dire Straits che sono musica da ascensore, perchè trovamelo tu i città un ascensore pubblico senza musica, se vai dal parrucchiere e c’ `e un casino, se scedni nel parcheggio sotterraneo e la musica ha lì la funzione di attutire i rumori molesti, capisci che non se ne scappa a meno di non andare in campagna. Dove il trattore del vicino ti sveglia la mattina.

    Insomma, io trovo molte cose nei Paesi Bassi discretamente rumorose, specie se paragonate agli scandinavi, ma in Italia le trovo assai più rumorose. Poi se abiti accanto alla ferrovia del treno manco ti accorgi più.

  2. Io vivo in una zona residenziale di Londra. Tutte casette bifamiliari, piene di bimbi…e il silenzio e’ assordante. A parte noi, voglio dire.
    Passo le giornate nel tentativo di far abbassare la voce a Saruccia…poi ci rinuncio e la porto a sfogarsi al parco.

  3. hai mai visto una mamma nord europea urlare da riva ” esciiiiiiiiiiiiiiiiiiii esciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii “?
    ecco diciamo che le pere cadono vicino agli alberi.

  4. Posto qui il commento di Serena, che vive in Svezia e che il blog non lascia commentare per motivi a me misteriosi…
    “Confermo le tue impressioni. C’è molto più silenzio ovunque. Non sono solo bambini però. In autobus o in metro nell\’ora di punta non vola una mosca. E’ inquietante a tratti. Noi siamo una famiglia mediamente più rumorosa degli altri, in quel di Stoccolma, e mediamente più silenziosa in quel di Roma: abbiamo trovato il nostro equilibrio. Però spesso mi trovo a fare shshshs ai bimbi e a chiedermi se faccio bene o male. Alla fine stanno solo esprimendo il loro essere bambini, entusiasmo incluso. Però c’è una parte di me che ama questo silenzio, e il fatto di poter sentire una conversazione al ristorante senza bisogno di urlare da un lato all’altro del tavolo ad esempio. Tutt’è farci l’abitudine.

    (per lo zucchero invece non saprei. Non mi è capitato mai di chiedere o ricevere richieste dai vicini di casa, ma forse anche perché il supermercato è a 200 metri da casa)”

  5. mia figlia dopo 4 giorni che eravamo li mi dice: “mamma qui parlano ma non si sentono” Da allora non abbiamo perso occasione per elencare occasioni in cui questo si verificava anche in posti super affollati ed io che predico sempre di non urlare ero felicissima. Finalmente la prova vivente che ci si può divertire non urlando che si può essere ancoltati senza alzare la voce.
    Sono contenta che hai messo qualche immaginegeneralmente ne fai poco uso invece io le adoro. Sono un po meno contenta che mi precedi sempre negli argomenti….scherzo naturalmente! Un saluto

    1. Grazie del feedback sulle immagini. Ho un po’ pudore a usarle, visto che i miei scatti non sono così belli (come i tuoi, ad esempio). Ma fotografare mi piace, quindi sto deponendo i miei scrupoli.

  6. gli Italiani sono in media più rumorosi degli altri, un po’ come tutti i popoli del sud. Di quanto fossimo rumorosi mi rendevo conto anche a Parigi. in metro, i gruppi di italiani e spagnoli li riconoscevi anche a distanza di vagoni. E’ natura, ma non solo. I popoli nordici hanno come filosofia di base quella del lagom, che è la misura nelle cose, fare il giusto e fare in modo che tutti abbiano il giusto, che poi sarebbe la mia libertà finisce dove inizia la tua ma anche visto che viviamo tutti sulla stessa zattera facciamo in modo di non farla affondare. In tante situazioni di vacanza ho visto i cari vikinghi divertirsi alla follia, in una libertà corporea e sentimentale fantastica. nel vederli ho pensato che se un gruppo di italiani avesse fatto quello che facevano loro avrebbe messo in allarme un satellite. la differenza è la consapevolezza di non essere soli ad occupare quel dato posto in quel dato momento, secondo me. per quanto riguarda i bambini, c’è anche un’educazione all’autonomia, che li fa essere comunque più responsabili, ma anche un rispetto per la loro libertà di essere bambini e quindi un minimo avventurosi. così non c’è bisogno di urlare, di spiegare mille volte che così non si fa, e che tutto è pericoloso

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