Tono minore

Parigi val bene una messa, lo sanno tutti. Quello che non mi aspettavo era che la messa, domattina, ricorderà un bambino di due o tre anni venuto a mancare la notte scorsa. E’ il figlio di un collega, che oggi avrebbe dovuto essere qui con noi. Invece, non sappiamo bene come, è successa questa spaventosa tragedia che lui ha comunicato per mail stamattina, senza altri dettagli. Per il resto posso solo osservare che il tempo è passato su di noi, su tutti noi. Dopo sei anni di questi incontri, mi pare che in molti prevalga un po’ di disincanto.

E’ uno strano gruppo, questo. Ci si incontra due volte l’anno, si finisce per condividere qualcosa, almeno del ritmo generale della propria vita. Ci si conosce, sia pure limitatamente ad alcuni settori precisi. C’è il madrelingua inglese che nessuno capisce davvero cosa dica (oggi ho teorizzato che è perché non pronuncia la punteggiatura, neanche i punti interrogativi), ci sono le solite sottili vene polemiche che serpeggiano tra tedeschi e europei del sud, c’è il gesuita che sfoggia una fede nuziale d’argento perché si considera sposato a una comunità di rifugiati che ha lasciato in Nepal anni fa.

Oggi pensavo alla mia prima esperienza con loro, in Portogallo, nel 2006. Una spiaggia lunga, le onde dell’oceano. Due hanno osato fare il bagno, sebbene fosse ottobre e le onde non scherzassero affatto: uno è il padre del bambino di cui parlavo prima, l’altro si è preso un periodo di riposo, “a tutela della sua salute” ci è stato detto. Li rivedo davanti a miei occhi, ora, mentre scherzavano tra gli schizzi e penso a quanto tempo è passato. A quanta strada ho percorso. A quante cose sul lavoro non sono più nuove, ed è un peccato. Mi rivedo entusiasta, convinta, battagliera. Ero più ingenua, ma mi piacevo di più di oggi. Qualche ora fa, mio malgrado, ho contribuito con scrupolo alla formulazione più corretta di una posizione di advocacy. In Portogallo non avrei saputo farlo. Ma la voce mi tremava ancora di emozione e indignazione quando si trattava di stabilire priorità, obiettivi, strategie. Ora ho stampato sulle labbra un sorrisetto antipatico, di scetticismo amaro. No, non mi piaccio.

2 thoughts on “Tono minore”

  1. Non lo so, chiara. Ci deve essere un senso in tutto questo, ma a volte ci sono questi periodi così. Il sorrisetto che tu dici antipatico, altri direbbero che è un venire a patti. e a volte nella vita la botta di realpolitiek tocca a tutti.

  2. Non ti ho conosciuta all’epoca, ma mi piaci adesso. E il tuo sorrisetto è tutt’altro che antipatico, è un po’ quel ridere per non piangere che accompagna la crescita di chiunque si sia scontrato con una realtà diversa dai suoi ideali.

    Non riesco a immaginare la tragedia del tuo collega, solo pensarci mi ghiaccia il sangue. Per non impazzire d’ansia, dobbiamo credere che a noi non capiterà. Io non oso pensare cosa farei, se mi capitasse.

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