Paradossi sanitari

Ieri, con la febbre ancora alta, potevo avere il dubbio che non fosse accaduto sul serio. E invece eccomi qui, più presente a me stessa, per documentarvi l’ennesimo incontro surreale con il mio medico di famiglia. Nel mio caso, il medico di famiglia è proprio il medico della mia famiglia. Ha in cura la quasi totalità della famiglia Peri e questo ha i suoi vantaggi (qualcuno) e i suoi svantaggi (vari). Sarà che ci vado pochino assai (riceve in orario tarato sulle esigenze del pensionato monteverdino medio), ma ho sempre l’impressione di essere un’intrusa anche quando riesco a farmi ricevere. Ieri in effetti non mi è dispiaciuto essere scortata fin dentro la sala visite da mia sorella maggiore: mi pareva che, con i suoi contrappunti, avessimo un peso specifico maggiore.

Mi trascino (o piuttosto, vengo trascinata), più morta che viva, allo studio. Miracolosamente tocca a me in un tempo relativamente breve. Entro, anzi entriamo. Lui esce e mi pianta lì per un po’. Al ritorno dichiara candido che la signora arrivata ben dopo di me (e di altri), quella stessa che cinguettava in sala di attesa amenità su quanto sia affettuoso il suo labrador, “sa, aveva la febbre. Ho dovuto visitarla prima”. Ora non escluderei che la garrula tizia potesse avere qualche minima alterazione. Ma non credo di fosse bisogno di essere un medico per vedere a occhio nudo che io veleggiavo sui 38.5 da tre giorni abbondanti. Vabbè.

Mi visita. Mi ribadisce che ho l’influenza, nota con profonda sorpresa che ho la gola molto rossa, mi ammolla un antibiotico. Precisa che la febbre può durare anche molti giorni. “Lei non aveva fatto il vaccino, quest’anno, eh?”, mi fa con aria di bonario rimprovero. Veramente sì. “Ah, infatti”. E poi infierisce: “E si può anche prendere più di una volta, sa? Magari uno guarisce e dopo due o tre giorni ricomincia da capo, pari pari. Sono virus che si modificano molto velocemente”. Ottimo. Osservo che in effetti mia figlia è a casa da dieci giorni. Gli occhi gli risplendono di luce sinistra: “Aaaah…ecco come l’ha presa! E sa che poi capita che si continua a passarsela per tutto l’inverno? Cioè, magari ora la bambina guarisce e se la riprende da lei? E poi lei di nuovo dalla bambina? Un circolo vizioso”.

Ma grazie, dottore. A volte una parola buona fa più di mille medicinali…. Faccio i debiti scongiuri, cordialmente saluto e ringrazio. Magari, con un po’ di fortuna, ho contagiato anche lui.

2 thoughts on “Paradossi sanitari”

  1. siiiimpaticoooo! io comunque lo cambierei. anzi l’ho fatto, con un medico che se in sala di attesa si parlava, usciva urlando di fare silenzio. e nn mi dava un giorno a casa, neanche se stavo morendo, una mattina quando lo chiamo per avere delle analisi e risponde inveendo contro il ginecologo che me le aveva prescritte sono andata dritta dritta alla usl e l’ho cambiato. questo ha migliorato anche la mia vita. 🙂

  2. il vaccino anti-influenzale è diventato una moda….mi ricordo che anni fa quando uscì lo consigliavano solo agli anziani e ai bimbi piccoli con problemi respiratori,negli adulti solo in casi particolari (malattie croniche debilitative, aids, diabete, gravi problemi cardiovascolari): sia la pediatra sia la mia dottoressa della mutua non me l’hanno mai raccomandato….e guarda che la mia pediatra è pro-vaccini: non ha avuto pace fino a che non ho fatto il vaccino antimorbillo ai miei figli…da qui ho capito che il vaccino anti-influenzale è veramente inutile…. 😉 coraggio che tra qualche giorno ne esci

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