Stop

Ci sono momenti imprevedibili e apparentemente inspiegabili in cui mi sento come ferma a un semaforo e improvvisamente mi assale il dubbio: dove sto andando? “Like a river that don’t know where it’s flowing / I got a wrong turn and I just kept going…” Oggi questa esitazione si è accompagnata a un mix di malinconia e scoraggiamento. Un bello schifo, insomma. Ho pensato a un post di Polly che ora cito a memoria perché sono dal cellulare e per giunta in una stanzetta di una specie di pensionato di Bruxelles: lei si guardava dallo specchietto retrovisore e tutto sommato si stimava per aver fatto della strada. Io nello specchietto retrovisore, nonostante una certa spavalderia che ostento qua e là, cerco ancora di non guardare troppo. Non mi fa impazzire quello che ci vedo. Alla fine cerco di concentrarmi sul paesaggio che varia dietro il finestrino e magari mi sforzo pure di prendere qualche variazione lungo il tragitto per continuare a non annoiarmi.
In sere come questa cerco di respirare e di fare pace con la mia anima che ringhia e piagnucola. E mi dico che per fortuna, nonostante questa metafora, non sono io a guidare.

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