Oggi è stata una giornata lavorativamente faticosa e deludente. Apprezzo il fatto che in ufficio si faccia sostanzialmente fronte comune davanti alle difficoltà. In altri contesti non sarebbe così e ne sono ben consapevole. Però è dura lo stesso.


Questo weekend ho (finalmente) scoperto una cosa. Che posso concedermi anche io un diritto inviolabile di ciascun essere umano adulto: poltrire a letto ino a ora tarda (vabbé, relativamente tarda: ma è già una conquista). Meryem, di tanto in tanto sedata con qualche cartone di RaiSat Yoyo (l’unico canale che puoi lasciare acceso per un po’ senza timore di trovarti Winx ancheggianti o pellerossa squoiati), sostanzialmente si adegua: giocherella con qualcosa, sonnecchia anche lei, inganna il tempo. Quando proprio si è rotta, mi ulra nell’orecchio: "Mammaaaa… Ti alzi, adesso???". ma un’ora, un’ora e mezzo così si guadagna. Poi la giornata, diciamocelo, è un’altra cosa. Anche se Nizam, come oggi, decide di passare una mattinata con noi e si dirige al centro commerciale. Una specie di incubo. Ne siamo usciti con due timide bustine della Coop. Non contento, per pranzo si dirige da Burger King. Meryem addenta un cheesburger e mi guarda incredula. Dopodiché si butta sotto il tavolo e non tocca altro. Saggia decisione, decisamente. Comunque anche questa domenica pigra sta per finire.

Il più è fatto


“Comunque il più è fatto”. Così ha commentato la mitica dottoressa M. la visita di controllo di Meryem. Altezza 98 cm e spicci, peso 15,5 kg. E’ altissima e snella, senza essere patita. Quando avrà 14 anni ci metterà la firma per mantenere questi percentili.
Questa serata ha preso improvvisamente una piega tranquilla, dopo l’incubo delle 24 ore precedenti. Certo, Nizam ha dimenticato di andare a prendere Meryem al nido e l’abbiamo parcheggiata lì per un’ora e mezzo più del previsto… Ma anche questo alla fine si è risolto e io stasera devo pensare solo al mio panino al brie e petto di pollo e alla mia tisana al limone. Anzi, mi sa che me ne faccio un’altra.


Me lo dico da sola. Oggi sono stata molto brava in un’occasione di lavoro abbastanza importante, forse foriera di ulteriori sviluppi. Sviluppi, intendiamoci, che saranno esclusivamente ad majorem Dei gloriam, senza alcun effetto collaterale sul mio stipendio. Ma è sempre una soddisfazione sentirsi professionali, specialmente nel lavoro "di ripiego". Comunque, sempre per il capitolo "la mia contraddittoria timidezza", parlare a una sala gremita mi piace proprio tanto.


Oggi ho preso una decisione un po’ contro la mia natura. Andremo (inshalla) a una festa di un compagno dell’asilo di Meryem. Ci saranno tutte le cose che più mi fanno orrore: animazioni, urla ossessive ( "scarta la carta") e troppi regali, confusione. Ma ho il desiderio di vedere in faccia questi genitori dei bambini di cui mia figlia inizia a parlarmi ("Anna è mia amica" – ma un giorno, chissà se è vero, si sono picchiate; "Claudio piange sempre perché vuole la mamma"; "Adriano è mio", "Federico è bello"). Me ne pentirò? Una cosa di cui oggi, forse per la prima volta seriamente, mi pento è di non guidare. Rimediare passaggi da Nizam, presissimo dalle pulizie del negozio, è difficoltoso e preferirei non doverlo fare.

Aggiornamento. Inultile, io con gli olandesi ho un feeling. Ho conosciuto i due (bellissimi) genitori di Zora, una piccola elfa bionda che se la intende assai con la guerrigliera. Tra l’altro le due insieme sono cromaticamente molto coreografiche. Le piccole si sono divertite, noi genitori abbiamo deciso la fuga all’unisono dopo il famigerato "Scarta la carta". E ci ho rimediato anche un passaggio. Mi dispiace di non aver lasciato la mia mail. Ma devo tentare di ribeccarli, mi paiono normali e simpatici.


Dammi solo un quarto d’ora è il concorso a premi del blog Genitoricrescono e io non potevo esimermi dal partecipare…

LettereMagnetiche

Ho proposto un classico della mia infanzia,
che mi è stato regalato per Meryem dal mio
amico Pietro.


Scrivo un’ovvietà, ma anche i grandi hanno bisogno di giocare. In particolare i genitori. E non intendo mimare la tigre per i vostri figli, disegnare tartarughe per loro o recitare le loro deliziose sceneggiature a base di treni, montagne, cavalli e pizze (almeno questo è il caso di Meryem). Voglio dire proprio giocare tra loro. In questo lungo fine settimana si sono presentate due buone occasioni: una selvaggia seduta di Paroliere con una coppia di neogenitori e, soprattutto, un’appassionante sfida a un gioco olandese di nome Sjoelen. Quest’ultimo lo consiglio caldamente alle mamme appannate e spompate. E’ proprio terapeutico. Semplice, fisico quanto basta, competitivo e liberatorio. Certo, bisogna avere una deliziosa amica olandese che disponga dell’attrezzatura e di un tavolo lungo e alto il giusto. Meglio se in una casa in campagna, corredata di pranzo delizioso e camino scoppiettante. Qualche foto qui: http://www.facebook.com/chiara.peri?ref=name#/album.php?aid=137910&id=568130046&ref=mf

Questo post partecipa al blogstorming


Ieri è stato un bellissimo compleanno. Una giornata azzeccata, dall’inizio alla fine. La mattina ho preso un caffé con Nizam e mia sorella Vittoria, poi ho comprato una favolosa torta ricotta e visciole al ghetto (pura poesia) e l’abbiamo mangiata in ufficio a più riprese, con i colleghi e con vari amici e collaboratori venuti per varie riunioni nel corso del pomeriggio.

Poi, dopo una rapida tappa a casa con Meryem, mi sono concessa una serata favolosa. Nizam è rimasto a casa con la piccola e io, con un manipolo di amici, sono andata a vedere uno spettacolo al Palladium. E che spettacolo… La Buona Novella, con Stefano Benni, Chiara Caselli e Evelina Meghnagi. Splendido, commovente. In 75 minuti ho vissuto una serie di emozioni profondissime. C’era tutto: la maternità, le schitarrate in gita in IV ginnasio, le ninna nanne cantate dalle mie sorelle, il deserto, i cammelli, i sogni… Non so spiegarlo bene, ma ieri sono stata contenta di essere me stessa. Con le mie amicizie, le mie esperienze positive e dolorose, l’ebraico, il clarinetto, i rifugiati, gli orientalisti e tutto il resto.


Ho tentato di prende appuntamento con la pediatra perché la tosse di Meryem non passa. E approfitto dell’occasione nel dichiarare ancora una volta pubblicamente il mio amore a questa donna. La dottoressa M. è un mito perché, anche se ha tutta l’agenda piena dalle 14 alle 19 con intervalli di 15 minuti tra un bimbo e l’altro, dice comunque: "Passi verso le 19, così le dò un’occhiata". E’ un mito perché, anche se è reduce da una mattinata identica al pomeriggio di domani, riesce ad avere anche il senso dell’umorismo. Anche nei fugaci momenti in cui ci si incrocia, riesce sempre a regalarmi un sorriso complice. Fossero tutti così i pediatri della mutua!