Cerco di guardare il bicchiere mezzo pieno. Ieri, nonostante una partenza piuttosto complicata, sono riuscita a trascorrere una giornata serena con Nizam e Meryem e a ricomporre una rissa che avrebbe potuto devastarmi il fine settimana. Praticaccia, esperienza, un pizzico di furbizia. Oggi sono fermamente intenzionata a prendermi tutte le mie soddisfazioni. La congiuntura pare favorevole, il corso degli eventi abbastanza imprevedibile. Una settimana ancora, poi Palermo.


Oggi da brava mamma omeopatica q.b. (ma allopatica quando ce vo’, secondo la scuola della mia pediatra beneamata) ho somministrato a Meryem la dose settimanale di Oscillucoccinum, che oltre a svuotare le mie tasche per una buona causa e a soddisfare quel minimo di ritualità che sempre ci vuole perché una cosa ci coinvolga (ogni sabato, stessa ora, stesso luogo), contribuisce a far sparire le anatre dal pianeta. Oggi ci pensavo: come si concilia l’immagine della brava mamma omeopatica rispettosa di un sacco di cose che riguardano lei e i suoi bimbi con un medicinale fatto di fegato di volatile? Non so perché, ma la cosa oggi mi faceva pensare.


La polemica blog versus Facebook divampa a tutti i livelli. Contribuisco nel mio piccolo per testimoniare che FB in effetti è un po’ fagocitante. Ti risucchia contando sulla sua potenza impressionante. Ti fa materializzare davanti gente che davi per morta e crea confidenze e intimità che non ti saresti mai sognato (e che, pensandoci bene, non volevi neppure). Ma soprattutto ti dà la sensazione di essere potente a tua volta. Di poter lasciare un segno di te nell’anonimato della rete. Poco fa ho creato un gruppo su Facebook e ho anche indetto (? si dice così?) un evento. Il gruppo in cinque minuti scarsi ha già cinque membri. Capite che una che è abituata a collezionare, se va bene, tre commenti per post potrebbe montarsi la testa… Ma non vi lascerò, miei fedeli lettori. Contateci.


Ieri mi sono concessa una giornata da (ex?) studiosa. Convegno all’università e presentazione di un libro. Ho rivisto persone che non vedevo da tempo. Mi è sembrato di ricomporre una fetta della mia vita che a volte mi pare sbriciolata per sempre. E invece… Ho respirato ancora la sensazione meravigliosa di essere stimata per quello che so fare. Per quel famoso "lavoro" che ormai lavoro non è. Per quel che ho scritto, per quel che mi è parso di capire. Ben tre (quattro?) persone ieri mi hanno esortato caldamente a non mollare. Certo, sono esortazioni che non costano nulla a chi le fa e che, francamente, suonano sempre meno realistiche man mano che passa il tempo. Comunque oggi non ho voglia di rimuginare troppo. Sono solo grata per una giornata davvero diversa e finita il gloria, con la guerrigliera che al mio rientro già dormiva tranquilla in braccio al suo papà.

Babbo Natale curdo


Stamattina le maestre del nido mi affrontano con aria cauta e circospetta. “Sa, sta venendo Natale…”. Sì? “Ci chiedevamo, è un problema se la bambina disegna un biglietto con l’albero di Natale e/o Babbo Natale? Abbiamo pensato, essendo musulmani…”. La mia risposta vera e spontanea sarebbe stata: se non me lo fate pagare a parte, potete farle fare quello che vi pare. Ma mi sono limitata a dire che sì, non c’era difficoltà.

Uscita da lì, chiamo Nizam. Volevo renderlo partecipe di quali profondi afflati di rispetto interculturale animino il personale del Trillo e Trollo. Risposta: “Glielo hai detto che in realtà Babbo Natale sono io? Che la sera del 24 mi arrampico sui tetti e…”. No, per pudore glielo ho taciuto. Ma forse ora mi spiego perché la guerrigliera passa le sue giornate ad arrampicarsi su, sempre più su, sulle sedie, sui mobili e sui tavoli, facendomi perdere 5 anni di vita al minuto. Si allena per la scalata ai camini.


Sabato di tranquillo mini shopping per la guerrigliera (Oviesse, come sempre), a cura del suo papà. Ora mi sto godendo una serata in solitaria, dopo che Meryem è crollata addormentata un’ora prima del solito, complice il mancato riposino pomeridiano. Ho deciso di concedermi il convegno degli Orientalisti a Palermo, tre giorni di vacanza e ricordi. I miei giocarelli, secondo Nizam, e forse ha ragione.


Giuro che non scriverò mai più post poetici sui risvegli notturni. Mi pento e mi dolgo di avere anche solo pensato che essi potessero comportare dei vantaggi. Non lo faccio più. Ed ora, cara la mia guerrigliera, torna a fare sonni ininterrotti e pacifici. Consentimi di risprofondare nell’inconsapevolezza. Che almeno la mattina so come mi chiamo.


Quanto è bella Meryem che mangia da sola. Si mette sulla sua sedia e seria seria procede, cucchiaino dopo cucchiaino. Non riesco ad abituarmi a questa novità, mi commuove proprio. Però è una testa dura. Se ha deciso che una cosa non la vuole, non la assaggia nemmeno. Le piacciono molto: le uova sode (specialmente il bianco), il formaggio (soprattutto emmenthal), yogurth/fruttoli/budini, il pane in cassetta, la pasta al salmone (fatta con l’omogeneizzato), le banane. Spero davvero che piano piano arrivi ad apprezzare sempre meglio tutto…


Ogni tanto Meryem si sveglia di notte. Roba da poco, basta farle ritrovare il ciuccio e si riaddormenta. Stanotte pensavo che persino in questo c’è un lato positivo. Il momento di invilarsi di nuovo nel calduccio del letto, accanto a Nizam, non ha prezzo. Ti permette di assaporare ancora una piacevolezza di cui, quando dormi ininterrottamente, non sei davvero consapevole.

Un saluto a padre Fantola, che ci ha lasciato. Ricordo le nostre chiacchierate agli incontri della rete territoriale, il suo accento settentrionale, la sua severità da nonno. Uno di quelli che davvero si è fatto in quattro, in prima persona, per difendere i diritti dei rifugiati che incontrava. In un contesto difficile come Vicenza, facendo la spola con Trento. Ha seminato con pazienza, sentendosi dire molti no, facendo lunghe file a tutti gli uffici. Uno di quelli che ha agito "secondo la verità nella carità", come direbbe san Paolo. Se ne sentirà la mancanza, in questo mondo in cui l’assurdo diventa normale.


084Evidentemente c’è un meccanismo di sicurezza, tipo salvavita, che scatta quando le mamme sono arrivate al limite. Dopo una settimana di risvegli notturni, pianti, strepiti, capricci di ogni genere, pasti saltati e sostituiti da spuntini improbabili (Fruttolo, fetta di pane in cassetta, un rigatone, mezza banana, etc), ieri è successo qualcosa. Sono tornata a casa a piedi, causa traffico impazzito, mi sono storta una caviglia inciampando in una buca piena d’acqua: ero insomma in uno stato pietoso e mi preparavo all’ennesima serata con la bimba più lagnosa del secolo. Rassegnata come solo una mamma depressa riesce ad essere. Prima  (forse) illuminazione: preparo una pappa a forma di pappa. Proprio da lattante: semolino, brodino Milupa, omogeneizzato pollo/vitello. La fanciulla si siede a tavola e, cucchiaino dopo cucchiaino, da sola, se lo spolvera coscenziosamente.

Procedo al bagnetto, che non osavo da giorni tre, data la situazione (avete presente quant’è piacevole detergere un gatto selvatico urlante?). Sorrisi, risate, spruzzi. Tutto ideale. Ci mettiamo a tavola noi. Lei si siede composta sul suo seggiolino, chiacchiera un po’ e, dopo pochi minuti, reclina la testina e praticamente cade addormentata (ore 19.45 circa). La prelevo e metto a letto. Dorme ininterrottamente fino a stamattina e avrebbe continuato se non l’avessi svegliata io (dopo essermi vestita con calma e aver persino fatto un accenno di colazione).

079Le preparo una pappa lattea diluita nel latte (c’è bisogno di dire che anche la colazione era una battaglia?). Lei sorridente si risiede al suo seggiolino e trangugia anch’essa, un cucchiaino alla volta, senza il mio aiuto. La vesto, ancora senza lagne, usciamo. Mi chiede solo di portare con sé "lalla" (una pallina azzurra che non so da dove sia spuntata). Glielo concedo. Al nido baci, sereni saluti, ciao ciao con la manina.

Mentre mi allontanavo alla volta dell’ufficio mi chiedevo: sogno o son desta? Speriamo che duri. Ma anche se non durasse, mi sono data una bella ricaricata.