Ieri ho fatto la prima prova con la babysitter. Due ore di copresenza, tanto per cominciare (anche perché poi dovevamo andare all’agenzia immobiliare a firmare la proposta). La ragazza non se l’è cavata malissimo: ha cambiato Meryem, le ha dato un pochino di omogeneizzato, è riuscita persino ad addormentarla una volta. Certo, la belvetta è abbastanza socievole, ma non troppo: quando si vuole addormentare cerca me e siccome io non l’ho quasi mai presa in braccio, ha protestato vivacemente. Delle due ore, circa la metà sono trascorse tra urla e strepiti. Ma nonostante ciò sono ottimista: non mi è sembrato che la piccola ce l’avesse con lei o che non le piacesse. Anzi, a tratti le sorrideva di gusto e l’ha studiata e fissata lungamente. Oggi facciamo quattro ore e io mi eclisserò in un’altra stanza. Mi sono sentita molto eroica a non intervenire quando piangeva. Ma sono certa che sia giusto così e per il momento la babysitter mi ispira abbastanza fiducia. Speriamo che oggi vada meglio.

Per il kebab, o la va o la spacca. Abbiamo fatto la nostra proposta e attendiamo la risposta dei proprietari. Ieri mattina abbiamo fatto l’ennesimosopralluogo per vedere la canna fumaria (come se noi ci capissimo qualcosa… Ci limitiamo a costatare che in effetti esiste) e ancora una volta ci siamo trovati davanti ad un inaspettato caloreda partedei condomini. Sembra che tutti facciano il tifo per noi ("Che aspettate a prenderlo? E’ un posto bellissimo, sicuramente lavorerà bene… Venite, venite, non ve ne pentirete!"). Ci siamo chiesti se siano un gruppo di attori prezzolati ingaggiati dai proprietari. Mah…


Concisamente vi aggiorno sull’evoluzione dei mezzi di trasporto della famiglia. Da ieri Meryem, complice la pioggia, ha inaugurato il passeggino – con relativa copertura impermeabile. Sembra piacerle molto. E’ a me che all’inizio dava qualche problema, perché non vederla mi metteva ansia… Quindi ne deduciamo, ancora una volta, che il problema del distacco è tutto mio. Ieri poi sono anche riuscita a farle trangugiare mezzo vasetto di omogeneizzato di pera da me confezionato con tutti i sentimenti. Continua a non andarne pazza, ma comincia a capire quanto si può sporcare se stessi e il mondo circostante con queste nuove pappe e questo lato sembra attrarla.

Tenete le dita incrociate, lunedì se tutto va bene dovremmo firmarela proposta per l’affitto del negozio! Io sono in uno stato di ansia indescrivibile. Non sono nata imprenditrice, decisamente. Comunque il mio apporto per ora si limiterà a concorrere alla scelta nel nome. Che ne dite di "Anatolia"? Suona bene?

Ammamma


Frammento di esilarante conversazione telefonica origliata mentre aspettavo l’arrivo del dottore. Starring: la segretaria dell’ospedale.

“Ciao, ciao Patata! Allora? Sei arrivata a casa? Tutto bene, Patata? Come è andata a scuola?”

Breve pausa

“Ma come, chi sono? Sono MAMMA!!!”

Qui la sala d’aspetto al completo si è sganasciata dalle risate. La domanda inevitabile che tutti all’unisono, ci siamo posti, è stata: ma quante altre persone la chiamano “Patata” a questa ragazzina (che frequenta, abbiamo poi tutti appurato, la prima media)?

La conversazione è proseguita più o meno così (l’intercalare ammamma era finalizzato, immagino, a fugare ogni ulteriore possibile equivoco sull’identità della chiamante):

“Allora ammamma, come è andata a scuola? Tutto bene ammamma? Matematica? Sì, ieri avevi fatto i compiti con zia, non è vero ammamma? Come? Li avevi lasciati a casa ammamma? TUTTI? Guarda che se dici sul serio ti chiudo il telefono. SIIIII?” CLICK.

Ora io mi chiedo: ridursi così è inevitabile? E che profondo senso pedagogico ha chiudere in telefonoin faccia a una figlia che era tanto ansiosa di parlare con te che non ti ha nemmeno riconosciuto?


Oggi, nonostante il tempo grigio, va meglio. Decisamente. Intanto l’anca di Meryem è andata del tutto a posto. E non è poco. Il dottore questa volta non ha trovato nulla da dire e ci ha autorizzato a togliere il doppio pannolino. La bmbina è decisamente più tranquilla, anche se forse un pelo più lagnosa del solito. Ma non è la belva urlante dei giorni scorsi. Certo, se magari stanotte si risparmiasse di stare sveglia un’ora tra le tre e le quattro, pretendendo di essere trastullata, la mia forma psico-fisica ne risentirebbe positivamente…

Credo che in fin dei conti sia solo il cambio di clima, la mia imbranataggine (magari la copro troppo, o troppo poco, o solo non sono ancora abbastanza sciolta nel togliere e mettere strati…) e la mia tensione degli ultimi giorni. Quanto al kebab, vi assicuro che se andrà in porto sarete i primi a saperlo. Farò mettere sulla vetrina un bel marchietto "Kebab amico dei blogger"…

Grazie davvero a tutte per gli incoraggiamenti!!!


Non so se siano i denti, o solo una giornata storta. Ieri però è stata dura durissima. Urla urla urla. E stanotte non è che abbia recuperato molto: poppata alle 3, sveglia almeno fino alle 3.30 (poi, visto che non piangeva, l’ho lasciata ad autointrattenersi nel suo letto e per fortuna ha funzionato) e poi urla ancora dalle 5.15. Ora sembra un angioletto, ma non si può negare che il piccolo giaguaro non sia del solito umore.

Credo che c’entri anche la mai ansia. Tra due settimane torno al lavoro e la settimana prossima abbiamo la fatidica prova babysitter. La prova che non può che andare bene. Inoltre i miei tentativi di tirarmi il latte per la poppata pomeridiana in cui non ci sarò sono stati a dir poco fallimentari. Confesso che per ora mi sono arresa. Nel biberon che le darà la babysitter metterò latte artificiale. Abbiamo una settimana di tempo per fare le prove, sia per il latte che per il biberon. Venerdì ho l’eco di controllo dell’anca. Speriamo che il doppio pannolino abbia funzionato.

Cambiamenti, dunque. E dire che a me una volta i cambiamenti piacevano… Nizam in questi giorni dopo il lavoro va a fare pratica di kebab nel negozio di un suo amico. Il suo sogno è di aprire un negozio suo e ci si sta dedicando con la tenacia che lo contraddistingue. Ma oggi ho deciso di pensare positivo. Ho in mente l’augurio di Guglielmo, monaco buddhista, quando ci siamo salutati prima che nascesse Meryem: "Vivi attimo per attimo". E questo attimo, con una bambina bellissima che dorme sulla sua sdraietta avvoltolata nel suo sacco nanna morbidissimo, con la sua mamma che è riuscita persino a farsi una doccia e a lavare una parte dei pavimenti di casa, è perfetto.


A spasso con papàUn’altra bellissima domenica a spasso per Roma, con un freddo pungente ma un tempo splendido. Qui vedete Meryem sul suo mezzo di trasporto preferito, la spalla di Nizam, che si incammina da piazza del Popolo verso piazza Venezia.

Abbiamo cercato di far portare via alla prima tramontana della stagione tutti i pensieri cupi e le preoccupazioni che ci sono arrivate stamattina dai telegiornali. Ci siamo riusciti? Chissà. Resta il fatto che quel confine dove sue fratello piccolo sta facendo il militare adesso è più pericoloso che mai, e non pensarci è difficile.

Avevamo fatto la domanda all’apertura dei flussi della Bossi Fini a marzo 2006. Ricordate le file alle poste tutta la notte? Noi c’eravamo. Solo un paio di giorni fa, a un anno è mezzo di distanza, è arrivata una letterina in cui mi si chiedeva di integrare delle informazioni. Intanto lui ha fatto in tempo a partire militare. Magari, se la pratica continua a questo ritmo, fa in tempo anche a finire. Ce lo auguriamo.

Chissà se sono questi gli "esuli pensieri" della poesia. Certo che in questo cielo azzurro di oggi, sembravano davvero "stormi di uccelli neri". Forse sono piuttosto pensieri da esuli…e affini. Comunque si diceva della passeggiata. Ho allattato seduta su un gradino di marmo a piazza Augusto Imperatore e, come tutte le volte che mi ci fermo, ho pensato che quella sarebbe una piazza davvero fascinosa, se solo la si sistemasse un poco. Al centro, il mausoleo di Augusto (mica noccioline!), con tanto di alberi che ci crescono sopra, così come doveva essere (avete presente i disegni di come era castel S.Angelo prima che ci costruissero il castello?). Tutto intorno, quei portici bianchi dall’aria tanto mussoliniana, che hanno un loro fascino geometrico e metafisico. A levarci le macchine parcheggiate, l’insieme sarebbe davvero magnetico. Aggiungiamo sullo sfondo il nuovo museo dell’Ara Pacis, su cui ancora non ho un’opinione precisa, ma insomma, ora c’è e ce lo teniamo (come tante cose a Roma, su cui si urla e si strepita così, per partito preso, ma poi diventano immediatamente paesaggio). Finisco con una foto intitolata "Curdi con obelisco": così capirete qual è esattamente il colore di cielo che mi fa perdere la testa.

Curdi con obelisco


Il primo esperimento di omogeneizzati non è stato un gran successo. Il 100% frutta Plasmon alla mela le fa proprio schifo. Dopo tre giorni di graduali assaggi, possiamo dircene certi. Allora abbiamo messo in funzione il robottino Chicco megagalattico e, non senza qualche dubbio amletico, abbiamo prodotto un omogeneizzato di vera mewla con l’aggiunta di qualche goccia di ace (il succo, non la candeggina). La fanciulla ha gradito di più il mix, non esattamente ortodosso. Molto di più ha gradito le gocce di vitamina D. Valla a capire.

Oggi ho fatto un salto in ufficio (a piedi, con annessa traversata di ponte di qualche post fa). Meryem si è ambientata con disinvoltura. Dopo averle fatto ripetutamente le corna, ha trascorso un buon quarto d’ora in braccio alla mia collega Donatella – che tra l’altro nel frattempo si era rimessa a lavorare. Poi ha dormito, ha mangiato, è stata cambiata e tutto è filato liscio. Ci ha anche concesso una pausa pranzo al solito baretto, detto "degli energumeni" per ragioni che meritano un post a parte. Se fossi proprio disperata, portarsela dietro è pur sempre una possibilità… Ma francamente spero di non arrivare a tanto. 


Sono sopravvissuta a un ferocissimo virus gastro-intestinale che mi ha stroncato dalle sei dell’altro ieri fino a ieri sera compresa: febbre alta, vomito, diarrea ecc. Non mi ricordo da quanto tempo non mi sentivo così male. Nizam mi ha stupito veramente, tornando quasi subito dal lavoro (per lui questo è abbastanza incredibile) e riuscendo agevolmente a gestirsi la bimba per tutto il giorno, che io ho trascorso al 95% a dormire. Me la portava solo per qualche micragnosa poppata – non riuscivo né a bere né a mangiare, per cui il latte era qual che era. Nel frattempo è riuscito a pulire a fondo la cucina e, approfittando di qualche minuto che io ho trascorso alzata, anche ad aggiustare le due zampe del letto che erano fuori uso da quasi un anno. Alla sera ho temuto davvero di non avere più latte e ho spedito Nizam a procurarsi una scatola di latte artificiale. Ma fortunatamente per ora la piccola è riuscita con tenacia a cavare sempre qualcosa e ora per fortuna sono tornata a bere, per cui si spera che la situazione migliori. Soprattutto mi auguro di non averle attaccato nulla. Le mascherine Chicco procurate da mia sorella per allattare sono una vera tortura cinese e, francamente, non so quanto utili.

Quanto ai farmaci consentiti, il mio medico di base e la pediatra la vedevano in modo piuttosto diverso. Io alla fine mi sono attenuta alle indicazioni della seconda, limitandomi ad assumere dei fermenti lattici e un antiemetico. Vabbé, è andata. Peccato solo non poter uscire oggi, avrei voluto andare alla premiazione del concorso letterario organizzato dal mio ufficio. Verò è che, anche se non mi sentissi uno straccio, sta piovendo a dirotto. Non era destino.


Meryem oggi compie quattro mesi! Ieri abbiamo fatto una vera maratona romana, camminando dalle 8.30 alle 15.30: trastevere, testaccio, ponte del mattatoio e persino ponte di ferro. Non so quanti chilometri abbiamo fatto, intervallati dall’ultima lezionedel corso di massaggio (piccole soddisfazioni: Meryem sta a testa in giù senza battere ciglio, con una disinvoltura degna di un babbuino).

Ieri suo padre è riuscita da addormentarla in un modo surreale. Ha cominciato a baciarla con lo schiocco su una guancia in rapida successione. Io immaginavo che lei, già piagnucolosa, si sovreccitasse. E invece lo ha cominciato a guardare ipnotizzata a dopo un paio di minuti è crollata. Che dire? Anch’io, anch’io…


Il sabato è stato salvato in corner con una bella passeggiata a piazza Navona, che ha deliziato Meryem. Il tempo questi giorni è perfetto: sole, cielo azzurro intenso e vento freddino. Mette voglia di uscire, di camminare e di fare cose. Non è che ne facciamo tante, a dir la verità. Però va bene lo stesso.

Adoro abitare a Roma. Anche se non esco più tanto, se non giro come una pazza tra un’attività e l’altra. Già l’idea di andare in ufficio attraversando il Tevere mi ringalluzzisce. C’è quel panorama dell’isola Tiberina, con la sinagoga sullo sfondo e il ponte rotto – e se ti giri dall’altra parte, ti becchi anche il Gianicolo e la cupola di S.Pietro – che ti rimette al mondo anche nella più deprimente delle giornate. Un giorno che tornavo dall’ufficio ho visto un arcobaleno perfetto proprio sopra il fiume, da una sponda all’altra. Disegnato come nei cartoni animati. E allora che ti frega se il tram è un po’ affollato, se dai finestrini vedi questo? Se poi uno non è in ritardo, può anche scendere alla fermata prima del ponte e farsela a piedi fino a Largo Argentina, fermandosi a metà del ponte a guardare il fiume da una specie di piccola terrazza. I gabbiani ti volano davanti – di solito ce n’è sempre uno posato sulla testa della statua sul tetto dell’ospedale.

Poi c’è l’altro ponte, quello del mattatoio. Più intimistico e adatto alle riflessioni serie. Quando avevo il mio cane stupendo, che dà il nome a questo blog, io e lei camminavamo a lungo da quelle parti. Alberi grandi, strade trafficate ma anche silenziose, specialmente di domenica mattina. Io pensavo a una vita che sembrava senza via d’uscita e, più tardi, a un cambiamento radicale che non riuscivo a immaginare fino in fondo. Chissà che pensava lei.