Ho caricato nell’album web un paio di primissimi scatti della piccola, ancora in sala parto… Non mi dilungo, ma volevo solo confermarvi che siamo tutti vivi, sebbene un po’ provati dai nuovi ritmi. Ma ce la caviamo. Ieri Meryem ha fatto la sua prima passeggiata…al supermercato! Sì, lo so, sono una madre scriteriata perché l’aria condizionata fa malissimo. Però mi sono portata vestitini aggiuntivi per coprirla all’ingresso. Insomma, non ha ancora manifestato sintomi di polmonite fulminante. E’ stato piuttosto emozionante uscire in tre, sia pure per una mezzoretta.

Il mio esilarante parto (tutto vero, eh?)


Allora, andiamo a rate, per intervalla urlarum. A questo link trovate qualche immagine della principessa curda: http://picasaweb.google.it/chiara.peri/Meryem. Le primissime foto dopo la nascita sono nella macchinetta di mia sorella: devo ancora trattare il prezzo del riscatto.

Il racconto del parto, eh? La premessa è che, da brava secchiona, avevo studiato: corso di preparazione al parto, libri, internet, vostri blog. Avevo alcune certezze, che si sono rivelate tutte erronee. Ma è stato molto bello, devo dire. Specialmente ora che posso riderne pienamente.

Sabato mattina avvertivo doloretti di natura diversa. Già la notte mi ero svegliata più volte, con la netta sensazione che qualcosa stava cambiando. Nizam è andato al lavoro verso le 6.30. Io ho comiciato a prendere nota delle primissime contrazioni, non regolarissime, ma già un po’ cadenzate. Mi preparavo a sfoderare tutto l’armamentario: respirazioni, fantasie piacevoli, dondolii, etc. Ma a una cosa non ero preparata: ho iniziato a vomitare ininterrottamente. Vi immaginerete che concentrazione. Dopo un’ora così ho chiamato Nizam. Ero certa che fosse ancora troppo presto, ma ho pensato che un salto in ospedale era meglio farlo. Mi sono portata le analisi, ma non la valigia. Tanto siamo a due passi.

All’arrivo, mentre Nizam parcheggia, mi presento al reparto maternità. Mi affretto a precisare al primo dottore che incontro che certamente non c’è fretta e allora mi parcheggiano in un salottino. Mi ci avrebbero probabilmente lasciato il resto della giornata, ma Nizam che nel frattempo è arrivato si è preso la briga di andare ad informare le ostetriche che stavo vomitando in tutti i cestini. A quel punto mi ricevono. Prima vengo sottosta ad un’accuratissima anamnesi. Io, completamente nel pallone, voltandomi ogni minuto e mezzo a vomitare, davo risposte a casaccio. “In che anno hai preso la pillola per la prima volta?” “Quanti anni aveva tua madre quando è stata operata alla cistifellea?” “A quanti anni hai avuto la prima mestruazione?”. Quando io ho sostenuto che il mio medico curante era Nizam, la signorina ha capito che anche le mie risposte precedenti potevano non essere del tutto attendibili.

Mi visitano. Dilatazione a 1, praticamente siamo a carissimo amico. Sono circa le nove, mi ricoverano comunque e mi sparano in vena la prima dose di antiemetico. Collasso su un letto in una camera doppia. Nizam viene indotto da mia sorella, sopraggiunta nel frattempo, ad assistermi nel travaglio. Lo dicono tutti che in questa fase avere accanto il compagno è fondamentale. Nel mio caso mi sento di dire che l’esperienza si sia rivelata per lui un filino frustrante. Io, completamente concentrata negli spostamenti letto-bagno-letto-bagno (la medicina non fa alcun effetto, sebbene me ne venga propinata un’altra dose), non solo non parlo, ma a ogni suo tentativo di rivolgermi la parola sibilo solo “Zitto!”. Mi sembra sia passata una mezzoretta, in realtà sono circa le 12.30/13.00. Mi rivisitano, la dilatazione è a circa 7 cm. Mi mandano nel box travaglio parto. Sorpresa: Nizam ha deciso di assistere e me lo trovo davanti infagottato di verde. Mi fa un gran piacere (anche se lui su questo è ancora un po’ diffidente: continua a sostenere che probabilmente non l’ho visto). Arriva anche l’anestesista: viva viva l’epidurale! Dopo un’ultima vomitata rifiato: in primo luogo perché non vomito più, ma anche perché i dolori delle contrazioni, a cui non avevo fino a quel momento fatto granché caso, sono passati. Ora che non ci sono più, mi rendo conto che anche quelli non erano male. Momento di grazia. Mi rompono le acque. Alle due circa, la dilatazione è completa, io rido e scherzo.

Colpo di scena: il battito della bimba precipita. Scena da ER: accorrono una quindicina di persone, tra ginecologi, ostetriche, infermieri. Mi mettono la maschera d’ossigeno e non me la levano più. Si predispone la sala operatoria per il cesareo. Però cercano di rassicurarmi e di mantenere un clima sereno. Dopo un po’ il battito ritorna normale. A quel punto la dottoressa mi spiega con calma l’accaduto e mi dice che, se sono d’accordo, finché il battito lo consente loro vorrebbero insistere con il parto naturale. Sempre lasciando predisposta la sala operatoria, ovviamente. Il problema ora pare che sia che la bambina non è scesa e non pare scendere granché. Mi toccherà darle una mano. Si inizia a spingere, con la consapevolezza che siamo ancora ben lungi dalla fine. Dopo un po’di spinte mi mettono in piedi, sempre attaccata al monitoraggio. Dopo un’oretta mi portano la sedia olandese, in modo che possa spingere da seduta. Poi di nuovo in piedi. A quel punto finisce l’effetto dell’epidurale. Io cerco di fare la stoica, perché mi sonoconvinta che il calo del battito possa essere dovuto all’anestesia. Ma dopo dieci minuti divento verde: le contrazioni, secondo il monitoraggio, hanno picchi di 140. Arriva l’anestesista, che mi sgrida e mi fa un’altra dose, piccolina.

Certo, non è la meraviglia della prima volta. Quando lo confesso all’anestesista Gianni, mi spiega che è perché è arrivata la fatidica fase finale. Avete presente quella di cui tutti ti dicono: “Sì, fa male, ma è proprio una cosa diversa, perché sei parte attiva della cosa”? Beh, io erano due ore e mezza che ero parte attiva e forse non ho apprezzato a sufficienza. Si cambia il lettino e arrivano i rinforzi. La dottoressa mi spiega l’arcano: la bimba aveva piegato la testa da un lato e quindi non solo si incastrava, ma ben difficilmente sarebbe riuscita ad uscire solo con le mie spinte (anche perché ormai ero abbastanza provata). Quindi avevo bisogno di un aiutino, nella persona di un’ostetrica che ad ogni contrazione mi si buttava sulla pancia e di un’altra che da sotto cercava di facilitare le manovre. Episiotomia abbondante per consentire il tutto. Confesso che non è stato divertente, anche perché l’anestesia era finita e hanno impedito al buon Gianni di intervenire in mio soccorso. Ero completamente nel pallone, travolta da dolori di natura diversa. Qui Nizam tentava di fare la sua parte, reggendomi la testa. A un certo punto gi porgono un asciugamano per detergermi il sudore: lui cerca di soffocarmi, tipo tampone di cloroformio. Forse, pover’uomo, cercava di zittirmi. Se ci penso oggi ancora rido.

Qui si inserisce l’evento più eclatante. No, non la nascita della bimba. Lo svenimento della prima ostetrica. La poverina, una fanciulla piuttosto eterea, essendoci circa 40° e poca aria, provata dallo sforzo fisico di massacrarmi la pancia, collassa sul mio diaframma. La rimuovono prontamente e ne subentra un’altra, a cui dopo un po’ dà il cambio la dottoressa in persona. Comunque alle 16.58, in una sola spinta, la Meryem sguscia furi in tutta la sua lunghezza. Fresca come una rosa, lei. Dando prova, per la prima volta nella sua vita, della duttilità che la contraddistingue: se lei ha voglia di piegare la testa, tutto il resto del mondo deve assecondarla. Pedalate, schiavi!

E ora vi lascio, la belvetta mi reclama.

Aggiornamento. Ha ragione Dafne, un altro incidente c’è stato. La fanciulla che diligentemente mi ricuciva ha dato una gran craniata contro la lampada di ferro e, anche se non è svenuta, ha vacillato seriamente… Insomma, un bell’elenco di contusi…

E’ nata, stop


Telegraficamente, rimandando la descrizione gustosissima del parto a un momento di maggiore calma:

Meryem è nata sabato 16 giugno alle 16.58. Peso alla nascita 3,670, lunghezza 54 cm. Segni particolari: dita, piedi e gambe lunghissime.

E’ bellissima e posso provarlo… Prossimamente vi aggiornerò.

Grazie a tutti/e e a prestissimo


E anche la luna nuova, per ora, non pare avere effetti significativi. Oggi andrò a fare l’ennesimo monitoraggio, chissà. Le sorelle si avvicendano per intrattenermi, almeno non ci si pensa troppo. O almeno ci si prova. Il caldo è abbastanza torrido e lo spirito di iniziativa langue. Potrei pulire casa, cucinare leccornie, mettere a posto, predisporre le comunicazioni per l’annuncio, procurarmi le ultime cose che ancora mancano (ce ne sono, ovviamente), fare qualche altra lavatrice… C’è bisogno di dire che non ne ho la minima voglia? Diciamo che non ce la faccio, va. E gioco a Luxor su Zylom.

Aggiornamento. Se qualcuno pensasse che dopo il monitoraggio mi abbiano ricoverato d’urgenza, ebbene non è così. Nel tracciato c’erano alcune contrazioni degne di questo nome (una particolarmente intensa, ben sopra il 100 – ne sono stata piuttosto fiera…), ma nulla di regolare. Devo tornarci lunedì. La fanciulla ci stupirà nel weekend? Vedremo.


E anche oggi nessuna nuova, almeno finora. A furia di leggere descrizioni di inizi di travaglio, ho le idee più confuse che mai. Mi annoio e non ho voglia di fare niente. Mi dicono che rimpiangerò questi ultimi giorni completamente a mia disposizione. Può essere, ma al momento vorrei passare alla fase successiva…


Fino a questo momento, la principale novità di oggi è che ho comprato una confezione di acqua minerale. Sant’Antonio non sembra interessato alla nascita di Meryem, né in qualità di bestiola, né in qualità di oggetto smarrito – rintracciatore di cose perse è infatti l’appellativo con cui il santo viene interpellato spesso e volentieri a casa mia, ricevendo un’offerta fissa per ogni richiesta esaudita. La cosa funziona solo se è mia madre a richiederla (lei dice che questo si spiega con il fatto che noi non ci crediamo davvero) e ciò le ha dato l’opportunità di essere tra le principali sostenitrici del santuario di Padova, a cui annualmente salda i debiti accumulati col santo.

Per il resto, tutto bene. La fanciulla si agita, segno – dicono – di buona salute (sua). E meno male che nelle ultime settimane dovrebbe muoversi di meno….


Le telefonate per chiedere notizie si intensificano, ma devo dire che la cosa non mi disturba. Apprezzo che ci sia occasione di farsi due chiacchiere ed annoto mentalmente le chiamate inaspettate. Io e il telefono non siamo mai andati d’accordo. Mi piace parlare, ma il telefono mi inibisce abbastanza. Soprattutto non amo chiamare io. Penso sempre che la persona in questione non si ricordi chi sono (anche se ci conosciamo da anni). Il fatto che la gente mi chiami mi rassicura e in qualche modo mi lusinga. Ma soprattutto parlare dei cavoli altrui – ci si finisce inevitabilmente, una volta appurato nei primi secondi di conversazione che non ci sono novità- mi distrae dalla noia e dall’ansia. Ebbene sì, un po’ di panico inizio a subirlo. Specialmente di notte, quando il sonno fa i capricci per questioni squisitamente pratiche (posizione, caldo, zanzare).

40+1, l’irrazionale trionfa


Ed eccoci a 40+1. Caldo da stramazzare anche oggi, ma almeno sarò costretta ad uscire perché devo fare il controllo dalla ginecologa. L’ultimo, presumibilmente, anche perché lei poi parte. Oddio, se ritorna prima di Ferragosto probabilmente farà in tempo a rivedermi. Mia madre ieri, quando le ho rinfacciato la sua teorizzazione dei “quindici giorni della Madonna” – devo averne parlato già: mi ha fatto bere che alle primipare la Madonna sconterebbe 15 giorni dal tempo dell’attesa – ha risposto nell’ordine che 1) si vede che non mi meritavo lo sconto (grazie, mamma!); 2) e comunque vale solo per le primipare residenti a Milano. Ora però la teoria più accreditata punta sulla luna nuova. Quando ho fatto notare che quella piena non aveva sortito alcun effetto, ovviamente tutti gli astanti (si era al compleanno della nipote) mi hanno guardato con sufficiente: quella che veramente conta è quella nuova, quella piena, si sa, non serve a nulla. E dunque si arriverebbe al 18, sebbene mia madre sostenga che sul suo calendario sia prevista per venerdì 15. Mistero. Comunque questo darebbe ragione al simpatico dottor R. (vedi alle descrizioni delle ecografie), che si era detto convinto che la fanciulla avrebbe tardato una settimana. Si vedrà. Seguite le fasi lunari, mi raccomando.

Aggiornamento. La ginecologa mi ha dato qualche speranza. Diciamo che Meryem non esclude del tutto la possibilità di uscire. La testa è scesa e il collo dell’utero è appianato. Forse prima dell’autunno ce la caviamo…

Aggiornamento bis. La luna nuova è effettivamente venerdì, confermo. Nel frattempo si è aggiunto un ulteriore pronostico a sfondo religioso: 13 giugno, S. Antonio.


Sole caldissimo già a quest’ora in una Roma blindata per la visita di Bush. Avrei varie commissioni possibili, tra cui comprare un ferro da stiro e andare al mercato, ma tutte implicherebbero lo spiacevole effetto collaterale di dovermi arrampicare su per il vialetto del condominio e poi continuare a camminare per un tratto x, verosimilmente con delle scarpe ai piedi. Potrebbe trattarsi di ostacoli difficilmente sormontabili….

Aggiornamento. E alla fine una delle quattro sorelle ha chiamato per stanarmi. Sono una sicurezza… E allora, shopping! Ferro da stiro Rowenta completo di bottiglia per depurare l’acqua dal calcare, caffettiera da 3 e soprattutto regalo in più rate per la mia nipotina Giulia, che domani compie sette anni. A quest’ultima fase si è aggiunta anche una seconda sorella, potenziando l’effetto devastante dell’esercito di zie in negozio di abbigliamento per bambini. Abbiamo comprato un completo da struscio sul lungo mare degno di una diva di Hollywood: pantaloncini, canottiera, cappello di paglia e bikini. Alla fine anche Meryem ci ha rimediato un body spettacolare, con una scimmia appesa a testa in giù e un uccellino arancione sulla zampa. Ho scoperto un negozio pericolosissimo: dal sito ci si può fare un’idea, ma non c’è un catalogo completo (altrimenti il body con la scimmia ve lo propinavo…).


Altro monitoraggio, nulla di fatto. Unico dato di rilievo: ho la pressione sotto le scarpe. Per trovarmela ci sono voluti quattro tentativi. Prossimo controllo: tra sette giorni. Comincio ad essere leggermente demoralizzata….