Amici o nemici?


Il primo regalo ricevuto da mia figlia per il compleanno più sfortunato della sua giovane vita è stata “La villetta d’Olivia”, premiato con il “Toy Award 2012” alla Fiera del Giocattolo di Norimberga. Lego Friends, dunque, ovvero quei “lego per bambine” di cui avevo letto in rete pareri molto discordi. Troppo rosa, è stato scritto, con pezzi grandi e più facili da montare rispetto al lego dei maschietti.

Ecco, le tinte saranno pure pastello, ma sulla dimensione dei pezzi mi sento di garantire. Sono piccoli. Infinitesimali. In numero esponenziale e disposti in sottobuste distinte (il massimo del virtuosismo si raggiunge nell’ambito della busta 7). Due libretti di istruzioni in stile IKEA. Se era una prova di destrezza, io l’ho superata con molta fatica, in due mattine (non avrei mai potuto fare tutto di seguito). Se vostra figlia riesce a fare tutto da sola, state certe che a montare una Billy se la caverebbe senza difficoltà. Fossi in voi, considererei anche l’ipotesi di avviarla a qualche redditizia attività artigianale, tipo restauratore di tappeti persiani.

I dettagli sono maniacali, al confine col modellismo professionale. Frigorifero apribile contenente cartone di latte, barbecue completo di griglia, cabina doccia a soffietto, sdraio reclinabile, persino un tagliaerba da comporre (ci hanno risparmiato giusto le lame). Bellissima, niente da dire. Se l’intento era lasciarci a bocca aperta, il risultato è garantito.

Mi vengono in mente solo due “ma”. Non so se è la mia insufficienza a parlare, però mi sembra che una roba del genere, in cui ogni micropezzettino ha una e una sola collocazione corretta, non sia esattamente un incentivo alla creatività. Io pensavo ai Lego come componenti di combinazioni infinite e mi ha spiazzato non poco utilizzarli in questa modalità leggermente ansiogena (“Dove è sparito il quinto pirulino trasparente?”). Immagino che l’uso di gioco vero e proprio, a parte l’opera titanica del montaggio, sia equiparabile a quello di una casa delle bambole classica. Qui però c’è oggettivamente qualche controindicazione. Oltre al fatto, ovviamente, che non riesco a trattenere un’acuta fitta allo stomaco a vedere le ditine di Meryem attentare all’integrità di una cosa che mi è costata ore di sforzi indefessi. Più seriamente, le dimensioni miniaturistiche del tutto e la relativa fragilità si prestano poco a un uso pienamente rilassato. I personaggi non stanno ben seduti su poltrone e divani (tendono a scivolare) e lo spazio all’interno delle singole stanze, a causa degli spettacolosi arredi, finisce per essere pochino.

Resta oggettivamnte un bel prodotto e solo il tempo dirà se riuscirà davvero a conquistare il cuore di Meryem (che, va detto, ha solo 5 anni mentre l’età minima consigliata è 6). Io, per quanto mi riguarda, mi immedesimerei volentieri con Olivia, la padrona di casa…