Fragile

Ieri è stata una giornata particolarmente dura per me come madre. Forse perché in questo periodo sono tesa, forse per congiunture astrali, fatto sta che a un certo punto mi sono trovata seduta sul divano in lacrime a chiedermi se si può soffrire di depressione post partum a tre anni e mezzo dal parto stesso. Scherzi a parte, certe volte con Meryem ho delle difficoltà dovute in gran parte alla mia fragilità di questo momento. Mi dispiace che la bambina veda i miei cedimenti, ma d’altronde (l’ho già scritto in un’altra occasione) non ho mai finto con lei. Non voglio e non posso. E se è giusto trattenersi per non terrorizzarla, è giusto anche non ostinarmi a manifestare una graniticità che non mi appartiene affatto.
Detto questo, voglio fissare due momenti splendidi, a mo’ di incoraggiamento. Sabato, tornavamo in macchina da Collepardo. Sul raccordo, all’altezza di Tor Vergata, sullo sfondo del tramonto gli storni iniziano i loro disegni geometrici stupefacenti. Uno spettacolo che mi richiama molto i primi anni di Università, via Palestro e tante altre fantasticherie, ma che è oggettivamente straordinario. Meryem, senza esitazione, lo definisce così: “Una tempesta di uccellini!”. Meraviglioso. Il secondo piccolo prodigio sono le filastrocche che inizia a recitare. La soddisfazione di memorizzare a mia volta un testo imparandolo solo da lei. Lo trovo straordinario, anche se è normale.

4 pensieri riguardo “Fragile”

  1. Secondo me hai l'atteggiamento giusto: non nascondere ma non esagerare.
    Non nascondere perché siamo esseri umani ed è giusto che i nostri figli lo sappiano.
    Non esagerare perché gli adulti siamo noi.

    Conoscevo una persona che era in una situazione sicuramente non facile: single con una bambina, padre inesistente (e meno male). Alla fine di una storia d'amore con un tipo a cui teneva, una sera la mamma si abbandona a una scenata di pianti, urla, oggetti rotti, eccetera. La mattina dopo, alla maestra, la bambina dice "ieri la mamma ha fatto i capricci". Non so come si è sentita lei, ma io mi sarei seppellita non tanto per la "delazione" alla maestra, quanto per il modo in cui la bambina ha percepito la cosa.

  2. va bene così e si, finché sono piccoli e arbeidintensief come li definiscono in Olanda i momenti di debolezza ci sono. Io in due occasioni entro 10 giorni ho rovesciato un bicchiere di latte in testa a entrambi i cuccioli che stavano svariando su quel latte mentre io mi stavo appellando a buddha e ai nirvana tutti da mezz'ora e non vedevo l'ora che finissero la maledetta colazione per cominicare a vivere.

    Il messaggio è stato chiarissimo, io ero al limite ma non mi andava di urlare o peggio, rischiare che mi partisse lo sculaccione traditore (un paio di volte in quel periodo è successo). Ci siamo subito ridimensionati tutti, abbiamo fatto colazione ridendo e facendoci le coccole e via per nuove avventure.

    I bambini i rapporti di causa effetto li capiscono benissimo, che tu sei stanca o tesa lo percepiscono e certe volte diventano insopportabili per aiutarti a smettere di fingere ed avere loro chiarezza sul tuo stato d'animo. Quindi piangergli davanti è chiaro e limpido e persino collocabile, vedere un elastico teso che vaga per casa è invece fonte di incertezze e magari sensi di colpa.

    Mammamsteram

  3. Ciao Chiara.

    Anche a me capita di piangere quando sono particolarmente sotto pressione.
    Una volta è capitato mentre stavo parcheggiando con i bambini seduti dietro. Il grande ha capito, ma credo che più che altro fosse stupefatto che anch'io potessi piangere come lui.
    Quando poi è successo altre volte sono riuscita almeno a nascondermi in un un'altra stanza. E' la stessa cosa, ma almeno ti senti più libera e ti sfoghi meglio.
    Poi torni dai figli e hai più energia e pazienza.
    Coraggio, è proprio il mestiere di essere genitori.

    M di MS

  4. Pingback: Storni di Roma |

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