Grugnate

Prendere grugnate è un'arte e ormai io la possiedo. "Grugnate" potrebbe essere reso, in italiano, con "delusioni cocenti", o "fallimenti inaspettati". La madre di tutte le grugnate, evidentemente, per me si chiama Università. Provateci voi a sentirvi dire dalla più tenera infanzia che siete nati per fare ricerca (con reiterate conferme in età adulta, eh?) e poi non avere possibilità di farlo. Sono uscita da un vicolo cieco come quello soprattutto perché mi ero piazzata in un altro vicolo cieco, un rapporto sentimentale assolutamente vessatorio. Che forse ha avuto l'unico merito di trovarmi di fronte a qualcuno che un giorno mi ha detto: "Ci hai provato. Ora basta". Non che la frase in sé fosse dettata da nobili motivazioni. Ma si è rivelata salutare.
Certe volte però, vedendo che ormai incasso molto meglio di prima, mi chiedo perché. Guardando il bicchiere mezzo vuoto, mi dico che non mi aspetto più granché. Che ho abbassato e vado abbassando le mia aspettative. Considerando le cose da questo punto di vista, non direi che ho fatto dei progressi, anzi. Guardando il bicchiere mezzo pieno, potrei argomentare che ora colgo meglio la relatività del tutto. Che mi accontento di qualcosa per non perdere altro. Che anche giocare in difesa, qualche volta, è onorevole.
Ma come la penso, davvero? Certo, non tutte le grugnate sono uguali e non tutte hanno la stessa importanza. Sapienza sarebbe saper distinguere. Diciamo che è il mio prossimo obiettivo.

2 pensieri riguardo “Grugnate”

  1. Sai cosa?  fintantoché eravamo convinti che quello sarebbe stato il nostro lavoro, eravamo anche convinti che con quel lavoro avremmo potuto, nel nostro piccolo, cambiare un pezzettino di mondo. Poi, mentre noi prendevamo le grugnate, il mondo è andato avanti, troppo velocemente, e troppo male, perché chiunque sano di mente possa credere anche solo per un momento che qualcosa si possa cambiare scrivendo un libro di storia. E così, oltre a un sano gioco in difesa, abbiamo assunto anche un po' di … "relatività", come la chiami tu.
    Certo, il mio caso è il tuo sono diversi: io ero, forse, un po' più militante. Tu eri – certamente – molto più brillante. Ma il percorso è simile.
    Lo so, dico banalità, di cui tra l'altro abbiamo parlato centinaia di volte. Ma le ridico, così il tuo blog fa un po' di punti (non si chiamano "punti", vero?!)
    Baci
    P.

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