Crederci, con cautela

Ieri mattina, alle 8 meno 5, io e Meryem eravamo al seggio, insieme a un gruppetto di altri votanti. Certificato elettorale in mano, inevitabile scambiarsi qualche commento, esplicitare una sorta di complicità. "Se siamo qua ci crediamo", commentava una signora, "però…". Però no, mica ci credevamo fino in fondo. "Sarà difficile", scuoteva la testa anche l'elettore più motivato. Ora, quando pure è abbastanza evidente che il quorum c'è eccome, non ci abbandona questa sorta di scaramantica prudenza per cui "è meglio non cantare vittoria". Perché siamo così profondamente sfiduciati? Forse perché sappiamo che questo Governo, contro ogni ragionevolezza, non cadrà neanche così? Eppure, ed è già tanto, a votare ci siamo andati. A votare c'è andata ovviamente anche mia madre di 86 anni di ritorno da un lungo viaggio; le suore di svariati conventi del quartiere; familiari convinti di per sé o fattisi convincere da altri. Non si è votato ugualmente in tutta Italia, questo è anche vero. Io, da romana, sbavo di invidia davanti ai tassi di affluenza bulgari di alcune sezioni bolognesi. Ma anche questo segnale, dopo Milano e Napoli, vorrà pur dire qualcosa. Ora bisogna davvero trovare una strada per non far spegnere sul nascere questo nascente anche se timido spirito di riscossa.

4 thoughts on “Crederci, con cautela”

  1. anche io non mi sento di piangere di gioia, è sempre una contentezza trattenuta…
    e se poi ci fregano?
    è mai possibile che ci siamo riusciti?

    siamo così abituati alla sconfitta, che non sappiamo più come si gode di un buon risultato…

    io però stavolta dall'estero, sono anche un pò commossa.
    perché in effetti…non ci credevo fino alla fine.

    ma il difficile è proprio trovare il modo di non perdere tutte queste buone energie raccolte in questa occasione.

    forse è adesso che dobbiamo crederci davvero!

    un bacio da berlino, in momentanea emigrazione.
    alessia

  2. anche io sono andata a votare ieri sera a Ladispoli con le bambine. Eravamo tutte e tre emozionate, loro sono state bravissime, hanno fatto le croci con la matita e ho dovuto spiegare in modo semplice il significato di quel gesto. Eravamo cotte, buciate e stanche ma alla fine molto orgogliose!  e la festa? tutto bene vero? natalia

  3. Sì, non è una bella sensazione. Mio nonno, prima che lo convincessi a votare, diceva: ma poi trovano comunque il modo per fare quello che vogliono loro. Questa è la sensazione di una dittatura, non di una democrazia.

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