Continuiamo così…

Stamattina ho trovato il mio capo particolarmente affranto. Frattini ha annunciato ieri (cito dal sito del Mae) che oggi sarà firmato con il Consiglio Nazionale di Transizione libico (Cnt), un accordo di “cooperazione per prevenire e contrastare il flusso di immigrati irregolari, inclusa la problematica dei rimpatri. Loro si impegnano da subito anche al rimpatrio degli immigrati clandestini e dimostrano con questo la serietà della Libia di mantenere la collaborazione con l’Italia”, ha spiegato il Ministro. Ecco qui, pronta, l’attuazione delle incredibili dichiarazioni di Maroni sulla possibilità di respingere profughi in un Paese in guerra. Non abbiamo finito di combattere, per presunte ragioni umanitarie, un dittatore che ci affrettiamo a stipulare gli stessi vergognosi accordi con i suoi possibili successori. Ho provato a citare il coaching di ieri e la storia di mangiare l’elefante un pezzo alla volta. Lui mi ha risposto, non senza ragione: “Sono 11 anni che mangiamo elefanti”.

Si è letta qualche reazione sui provvedimenti di Maroni che prevedono la detenzione per i migranti irregolari fino a 18 mesi, come quella di Gad Lerner. Condivido ogni parola. Ma, come sempre, i rifugiati non interessano molto, neanche ai comitati della società civile, che pure molto hanno fatto e stanno facendo. Mettetevi nei nostri panni (parlo di chi lavora al Centro Astalli, ma anche dei pochi altri direttamente coinvolti nei servizi ai rifugiati): noi sappiamo esattamente chi sono queste persone che saranno ricacciate sotto le bombe. Sappiamo da cosa fuggono e come fuggono. Ne incontriamo a decine e basta davvero parlare un minuto con chiunque di loro per rendersi conto del livello straordinario di ingiustizia che la nostra politica, il nostro governo, sta promuovendo. Siamo subissati di richieste d’aiuto precise, circostanziate, con i nomi e i cognomi. E noi mastichiamo pazienti il nostro pezzettino di elefante. Ma io, personalmente, mi vergogno un po’. Non come Chiara Peri, ma come italiana sì.

Ieri eravamo a una veglia di preghiera per ricordare i molti morti nei viaggi verso l’Europa. Si leggevano nomi, date, circostanze in cui migliaia di persone hanno perso la vita. Seduti accanto a noi, un gruppo di persone appena arrivate da Lampedusa a Civitavecchia. Seguivano composti la celebrazione, grazie agli auricolari con traduzione simultanea forniti dagli organizzatori. Loro da quel mare arrivano. Loro hanno appena visto morire i loro compagni di viaggio. Alcuni hanno già sperimentato, per esperienza diretta o attraverso le esperienze di amici e parenti, che significa essere respinti. E provare ancora ad arrivare, ovviamente, perché un rifugiato non ha alternativa.

Arrivati allo scambio della pace, non riuscivo a ricacciare un pensiero insistente. Ok, è solo un gesto liturgico. Ma come si può immaginare che questa gente sia davvero disposta a riconciliarsi con noi? Come possono perdonare la nostra indifferenza e la nostra complicità? Ho stretto qualche mano, ho cercato di incrociare qualche sguardo, ma ho visto solo occhi bassi, umiliazione. Ancora una volta, mi sono vergognata profondamente.

3 thoughts on “Continuiamo così…”

  1. Però, omonima, mi sento di chiederti (e chiedermi) una cosa.
    Sono d'accordissimo con te che l'atteggiamento del governo non sia compatibile con l'umanità.
    Ma ci sono direttive europee a cui rifarsi? L'Europa ha presente questo problema o se ne frega? Ci sono esempi di buone pratiche da copiare?
    Per come la vedo io, l'Italia sbaglia atteggiamento, ma sbaglia anche perché viene lasciata sola (e quindi cerca la soluzione più economica o più comoda o più popolare).

  2. Il punto debole delle direttive europee è che non trattano il tema dell'accesso. Però la Convenzione di Ginevra è molto esplicita su questo punto e anche quella è norma internazionale. Sull'Italia lasciata sola concordo solo in parte. Ma il discorso, lo ammetto, sarebbe un po' lunghetto e tecnico per farlo qui. Magari organizziamo una giornata di informazione e dibattito nell'eremo?

  3. Quoto lanterna.
    Essendo il menefreghismo e la mancanza di solidarietà l'unico tema attorno a cui l'Europa riesce a trovare un accordo e paradossalmente un'identità, sarebbe strano che la pavida pulce italiana riuscisse ad elaborare chissà che strategia in questo periodo di vacche magre e tremori elettorali.
    Sob.

    M di MS

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