Sprovveduti sul Gennargentu

Ultimo giorno di permanenza di NIzam: è deciso, si va sui monti. Abbiamo studiato attentamente l'itinerario, confrontato le fonti, stimato con larghezza i tempi di percorrenza. Abbiamo persino noleggiato una macchina (una Clio, che era pure nuova di zecca, ma in salita "sembra che la spingo io", sospirava Nizam rimpiangendo da Focus). Ma abbiamo fatto alcuni seri errori. Veniali, se vogliamo, e con le attenuanti dell'essere novellini della zona. Eppure. Abbiamo sottovalutato gravemente alcuni elementi.

1) Quando abbiamo annunciato con una punta di orgoglio che intendevamo andare al "Lago Alto del Flumendosa", che la nostra guida descriveva come "ceruleo" e scenografico, non abbiamo dato sufficiente importanza al fatto che gli indigeni ci guardassero con aria vagamente interrogativa. "Lago?", hanno commentato. Sì, lago. Si vede chiaramente nella cartina (vedi punto 2). "Ah, il salto del Flumendosa?". Credo di sì. Trattasi di lago artificiale. Magari siete un po' snob nei riguardi dei laghi artificiali? Il retro della cartina menziona anche gare di pesca di trote (rivedi punto 2).

2) Abbiamo sottovalutato che un'attività tipica di queste terre è la composizione creativa di cartine geografiche. Le cartine devono lusingare il visitatore. Chi mai si spingerebbe davvero in lunghe escursioni lontano dal mare? Però è bene che sappia e possa mostrare agli amici che la terra in cui ha sguazzato serenamente per quindici giorni era anche ben dotata di attrazioni archeologiche e naturalistiche di spicco. In ogni suo angolo. Volete il lago ceruleo? Vi disegno il lago ceruleo. Volete il tempio a megaron più grande del Mediterraneo? Eccolo qui, cosa costano tre puntini? Preferite percorrere strade statali? Io vi coloro di rosso anche le provinciali, così mi tengo libero il giallo per gli sterrati.

3) Sospettavamo, ma non avevamo apprezzato a pieno, la vera arte della zona, che si sposa perfettamente alla precedente. L'arte di posizionare (o non posizionare) cartelli stradali. Intanto si deve partire da una solida bibliografia di riferimento. Tipo questo breve saggio, che si riferisce alle città inglesi. Poi però occorre estro. Genio. Malizia. Le strade sarde pullulano di cartelli. Ma hanno l'unico scopo di depistare il turista continentale (da ora in avanti TC), che certamente contribuirebbe a deturpare il paesaggio. Una tecnica base è: segnalare con ampio anticipo una svolta a destra e poi, arrivati alla svolta stessa, non segnalarla affatto. Avendo cura, ovviamente, di posizionare un cespuglio sufficientemente rigoglioso a occultare l'imbocco della traversa. Poi si possono applicare tecniche più raffinate: evitare sempre di mettere cartelli a un bivio o a un incrocio a T, ma metterne almeno 15 dove non te li aspetti. Tutti insieme. Va da sé che nessuna delle città indicate deve servire a orientare il TC. Come fare? Semplice. Scegliere città troppo lontane (Cagliari, Olbia, ma anche Genova, in caso di necessità) o non segnate sulla mappa (vedi punto 2), o non esistenti. Se nella rosa delle 15 ne scappasse una da cui si potrebbero evincere informazioni utili a stabilire una traiettoria, basterà tagliare la freccia dalla punta del cartello, rendendolo perfettamente rettangolare (a un piccolo errore umano si può sempre rimediare). Ma il vero colpo di genio del posizionatore di cartelli è la tecnica del "cartello double face". In prossimità di uno snodo indicare due direzioni di fantasia (poniamo Cagliari e Sassari, oppure Sassari e Nuoro, o anche Cagliari e Cagliari). Poi, sul retro di uno dei cartelli, invisibile al TC, collocare la vera indicazione di direzione (es. "Porto di Arbatax"). Nessuno potrà dirvi che non lo avete indicato. L'importante è che non sia visibile nel senso di marcia del TC. Alla fine della giornata, qualche scaltro e esasperato TC avrà imparato a voltarsi di scatto appena superato un incrocio e, imprecando, tentare di fare inversione a U senza incappare in una mandria di cavalli imbizzarriti. Stateci. Non si può vincere sempre.

La gita è stata fatta e gli obiettivi salienti (il pranzo) centrati. Inoltre ora sappiamo che il lago del Flumendosa d'estate non esiste.

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