Decisamente splatter – I primi soccorsi

Disclaimer: se siete impressionabili magari non leggete, oppure leggete a salti.  Io farei così.

Che non era giornata dovevo capirlo già dall’ora di pranzo. Tata Silvana mi chiama in ufficio solo per le emergenze. Eccone una, fresca di giornata. Suo marito, al paesello, è cascato da una scala. Pare che lo ricoverino in ospedale. In ogni caso, lei è in partenza. Ovvio. Bene, mi arrangerò. “Peri, ma vatti a fa’ benedi’”, mi dicono gioviali i colleghi. Con mia madre bloccata in casa per infortunio e le risorse umane familiari già sovraimpiegate, in effetti la ciliegina ci mancava. Ce la farò. Me ne vado a una riunione con il fermo proposito di farla finire all’ora opportuna per scapicollarmi a scuola, prima del tempo massimo oltre il quale, hanno precisato le maestre alla prima riunione, scatta la denuncia per abbandono di minore (tolleranza: 15 minuti).

Con un sereno stato d’animo dunque salto sulla moto di A., gentiluomo d’altri tempi e anche di questi, paladino dei diritti altrui e strapazzatore dei propri. Così riduciamo i tempi per i tragitti. Siamo efficientissimi. Arriviamo, interloquiamo con chi dovevamo interloquire, passiamo rapidamente in rassegna i massimi sistemi come si conviene a occasioni simili e alle 3 e 10, soddisfatti e decisi, ci congediamo. Il Paladino si offre di portarmi al tram, per facilitarmi la fuga. Quand’ecco che…

“Ma come hai fatto? Cioè, che movimento? Era proprio un movimento illogico, ecco”, ha commentato il Paladino poi, durante la lunga attesa al Pronto Soccorso. Ho aperto un grosso portone di ferro e il mio piede era lì sotto. Sguosh. Quel che è seguito è stato raccapricciante. Eccessivo. Ma quanto diamine può sanguinare un piede? Molto, molto di più. Un attimo di lucido sconforto: “E mo’?”. Il Paladino scatta all’interno a prendere la cassetta del Pronto Soccorso. Io mi accascio nell’androne. Il setting è degno di Dario Argento. Passa un primo condomino. Sbianca. “Ha bisogno di qualcosa?”. Ora, se voi vedeste una tizia esanime a terra in una pozza di sangue, cosa direste? Me lo sono chiesta. Forse quello che ha detto lui. Ma magari non vi aspettereste comerisposta: “No, grazie, non si preoccupi”. “Ma è sola?”, incalza lui. Cioè: ha proprio scelto di lasciarsi morire dissanguata nell’androne di casa mia, o magari ha un piano b? Lo rassicuro con un filo di voce.

Arrivano i rinforzi. Hanno già chiamato l’ambulanza, mi tamponano il buco, mi fanno bere. Arriva una ragazza dall’aria simpatica. “Sono un’ostetrica. Posso essere utile?”. No, grazie, ho già dato. A proposito. C***o, la bambina. L’ostetrica volenterosa vedo che mi agito. Il malefico Androide nuovo di pacca, che da lì a poco si sarebbe anche scaricato, non trovava il campo. Dovevo avvertire Nizam. “Ecco, chiama il mio compagno”, le dico mostrandole il numero e dandole per brevi cenni il quadro del problema. Il che si è tradotto nella seguente surreale telefonata: “Buon giorno, signor Nissan. Dovrebbe andare subito a prendere sua figlia a scuola. No, non può parlare, credo sia svenuta. No, eccola qui”, ha concluso passandomelo, vedendomi gesticolare vigorosamente. Forse la modalità un po’ estrema della comunicazione ha fatto sì che il curdo cogliesse l’urgenza del suo intervento. Mollato il negozio, ha portato la Guerrigliera a fare shopping e poi a stender piadine fnché non l’ho raccattata io, sei ore più tardi.

Arriva l’ambulanza, a sirene spiegate. Mi descrivono come “priva di conoscenza”, anche se ci tengo a precisare che ciò non è del tutto vero. Mentre mi medicano, viene pronunciata da qualcuno la frase storica: “Ma la scarpa te la svuoto?”. La fanciulla che l’ha pronunciata intendeva credo sapere se doveva frullarla nel cassonetto più vicino o se doveva in qualche modo industriarsi (anche svuotandola, sì) perché la calzatura fosse in ancora utilizzabile. Mi aiutano ad alzarmi, mi aggrappo al portantino (“vedi che me devo inventà per famme abbrancicà”), guadagno saltellando su un piede il mezzo. Mi concentro e con un solo balzo, che mi pareva agile, supero il gradino che mi separa dalla sediolina. “A signò, veda di nun fracassasse anche l’altra caviglia”. Il personale sanitario italiano (e romano in particolare) ha due doti fondamentali: il crudo realismo accompagnato da un apprezzabile senso dell’umorismo. Avrei avuto modo di apprezzarlo a fondo anche in seguito. Ma il resto, imperdibile, seguito (Titolo: Vigilia di Rosh ha-Shana in Pronto Soccorso) alla prossima puntata.

14 pensieri riguardo “Decisamente splatter – I primi soccorsi”

  1. Allora, io l'anno scorso mi sono tirata sul piede una porta-finestra di legno e ho ben presente la tecnica inconscia dell'apri e massacrati. Era di legno e ho pianto dal dolore per una notte intera. Non oso immaginare un portone di ferro. Buon Rosh ha-Shana!
    lorenza 

  2. Fantastico il tuo racconto (un po' meno quello che ti è successo), io stesso, che opero sulle ambulanze del 118, non avrei saputo raccontarlo con più ironia….

    Non vedo l'ora di leggere la seconda puntata….

  3. Ma è possibile ridere fino alle lacrime leggendo un post potenzialmente tragico come questo? A "Sig.NISSAN…" me la sono fatta addosso, letteralmente. Vedo che non sono la sola a storpiare il nome del curdo…
    Visto che ora stai bene, in forma smagliante visto che ci hai regalato un post strepitoso, ti faccio una domanda da carogna patentata: ma indossavi per caso le famose scarpe? Quelle più brutte del mondo? 🙂
     

  4. Ho le lacrime agli occhi..e mi piacerebbe poter dire di compassione…spero che il tuo piede , protagonista di questa esilarante avventura, stia meglio adesso
    deb

  5. Mi dispiace! Mi dispiace davvero! Deve fare malissimo…..pero' il racconto e' M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-O!!
    L'infermiere poi…regalatemelo per Natale.
    Spero prima di tutto che il tuo piedone torni a correre e saltare il prima possibile…e spero nella seconda parte presto!
    Un saluto!
    ps.Mi ricordi troppo me….perche' c succede di tutto e in maniera surreale????!!!

  6. "Buongiorno signor Nissan…" è meraviglioso!
    chissà, la ragazza avrà pensato che sei la moglie di un giapponese ricchissimo, oppure di un furgoncino!!!! 

    A parte gli scherzi, mi spiace per il piede, però il racconto è parecchio ironico!!!
    In bocca al lupo!

  7. In realtà ridere è un'ottima panacea: io oggi mi sento fortunatissima.
    Si, lo so che non si può prendere a confronto le disgrazie degli altri per stare bene.
    So anche che va meglio, quindi mi sono permessa.

    PS: monumento equestre al portantino, la risata più forte da una settimana a questa parte!
    Lu

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