Si può fare

Oggi vi racconto una bella storia. Inizia in Venezuela. Il maestro José Antonio Abreu Anselmi è un visionario. Crea “El Sistema”, un ambizioso programma di educazionemusicale e sviluppo sociale, il cui motto è “Tocar y luchar” (“Suonare e lottare”). Questa impresa straordinaria è diventata un modello in moltissimi Paesi del mondo: trovate maggiori informazioni qui. A partire dal 1995 El Sistema inizia un programma speciale rivolto specificamente all’integrazione di persone con disabilità attraverso la musica. Il fiore all’occhiello di questo programma è il coro Manos Blancas, creato nel 1999 da Naibeth García: un gruppo di bambini sordi interpretano la musica con le mani, coperte da guantini bianchi. Detto così non dice granché. Una volta visto, il primo pensiero è che, per quanto difficilmente immaginabile, si può fare. Un pensiero simile deve essere venuto a Claudio Abbado. E’ grazie al suo interessamento che nel 2010 al coro Manos Blancas è stato conferito il Premio Nonino. Proprio quello della grappa. Ma a differenza di altri premi improbabili, che lasciano il tempo che trovano, questo premio si è tradotto in un impegno preciso della famiglia Nonino: il premio è stato inteso come il punto di partenza della stessa esperienza in Friuli, con i ragazzi del centro Nostra Famiglia di San Vito al Tagliamento. Non solo: Naibeth García in quell’occasione ha tenuto dei seminari per formare altri direttori di cori “Mani bianche”. Uno di questi “cori derivati” ha sede presso la Scuola di Musica di Testaccio e oggi, per la seconda volta, li ho visti esibirsi.

All’Auditorium di Roma, in una bella manifestazione tutta centrata sul valore sociale della musica (c’era persino una piccola orchestra di Scampia, frutto del progetto coraggioso “Musica Libera Tutti”), oggi c’era anche il coro Manos Blancas del Friuli. Credo che questa storia insegni la forza di un’idea bella, che funziona e riesce a farsi strada a prescindere. A prescindere dalla miopia di un welfare sempre più inadeguato e ingiusto. A prescindere da un sistema educativo in cui la musica è marginalizzata fin dalla prima infanzia.

Ho trovato in rete questi commenti di Giannola Nonino, la madrina italiana di questa impresa: «Dobbiamo coinvolgere tutti, in progetti come questi non esistono gli steccati politici, conta solo l’amore verso il prossimo». Durante le prime prove del coro che doveva nascere questa donna notevole racconta di aver avuto non poche perplessità, poi fugate da Naybeth Garcia. «Mi stavo interrogando se il gruppo fosse pronto a esibirsi, poi Naybeth con poche parole mi ha aiutato a capire. Mi ha detto: “Non hai visto come si divertono? La perfezione non esiste, il fine è dare gioia alla comunità”. È una grande verità».

Dare gioia alla comunità implica che la comunità esista. Il che, naturalmente, non è ovvio. Ma quando esiste la differenza c’è, e si vede.

 

P.S. Del tutto casualmente, proprio ieri ho iscritto Meryem a un coro di voci bianche qui in quartiere. Davvero sono convinta che la mancanza di educazione musicale nelle nostre scuole sia un grosso torto che facciamo a tutti noi. Io ho avuto la fortuna di fruire, un po’ a casaccio, di tre anni di sezione musicale alle medie. Tardino. Però sono sicurissima che la conoscenza della musica, anche un po’ approfondita, sia un linguaggio importante e un esercizio di logica e di apprendimento davvero straordinario. Peccato che da noi sia considerata, mediamente, un lusso per pochi. Anche per questo credo profondamente in questi progetti di lavoro sociale attraverso la musica. Poche cose costruiscono quanto la musica. Mi riprometto di approfondire la mia conoscenza di questi progetti.

3 pensieri riguardo “Si può fare”

  1. Una volta ho letto un’intervista a Garcia Marquez dove il grande scrittore diceva che la cosa che lo faceva sentire davvero vivo e partecipe di questo mondo era “cantare”. Sembra incredibile detto da uno che immaginavo completamente preso solo dalla scrittura. Anche io amo cantare e la penso esattamente come lui… Credo che l’esperienza del canto corale, poi, sia davvero esaltante. Non conoscevo nulla di tutto quello che citi nel post… grazie – come al solito – di far girare notizie così belle e piene di speranza.

    1. @Barbara: Lo stesso maestro simpatico che dirige il coro di Meryem ne ha uno per adulti che prova sempre qui vicino, una sera a settimana. Ma io la sera non ho modo di uscire, purtroppo. Una babysitter fissa tutte le settimane sarebbe un po’ troppo da aggiungere.

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