Che ne penso?

Mentre i ricordi della vacanza appena trascorsa si sedimentano nella testa e nella memoria, richiamo qui a me stessa (e a voi) che ci sono questioni importanti su cui sarebbe opportuno avere un’opinione.

Iniziamo dalla Siria. Cosa ne penso immagino che non ci sia neanche bisogno di spiegarlo, ho avuto modo di parlarne più volte in questi ultimi due anni. Eppure mi sono sorpresa, ieri, in un attimo di distrazione, a non esserne più sicura neanche io. Potenza dei media? Sta di fatto che per il breve spazio di qualche minuto mi sono trovata a trovare logico e normale l’intervento militare. Qualcosa bisogna fare. Questa indifferenza è intollerabile. Poi mi sono riscossa e ho pensato all’Iraq, all’Afghanistan, alla Libia. Tutti quei luoghi dove le nostre bombe intelligenti hanno portato tutto tranne pace, stabilità, democrazia, diritto.

Certo che qualcosa bisogna fare, ma non altra guerra. Peccato che ormai le armi paiano l’unico strumento che abbiamo per rapportarci con il resto del mondo. La diplomazia, le Nazioni Unite, sono termini che suscitano ormai solo sorrisini di compatimento e alzate di spalle.

E allora mi è tornata in mente una frase di Mariangela Gritta Grainer che ho letto ieri sul web, a proposito della 19°edizione del premio Ilaria Alpi: “Per ora hanno vinto loro”. Per ora. Curiosa espressione per indicare 19 anni di battaglia per la verità, che ha visto soccombere buona parte dei suoi protagonisti.

Non ricordo più come sono incappata nella vicenda dell’esecuzione di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, delle navi dei veleni e della falsa cooperazione italiana. Ho letto, mi pare, due o tre libri ben scritti e ben documentati. Certo è che davanti a fatti del genere si avverte con piena consapevolezza quanto poco noi cittadini abbiamo davvero voglia di sapere. “Che cos’è la verità?” (diceva Ponzio Pilato). Certamente qualcosa che non permette di vivere tranquilli. Tanto che anche quando qualcuno la racconta troviamo il modo di aggrottare le ciglia, di sospirare e poi continuare come se nulla fosse stato.

Che c’entra questo con la Siria? C’entra. In questi ultimi mesi i colleghi dell’ufficio internazionale mi hanno fatto riflettere molto sulla “narrazione” sottesa alle notizie sul conflitto. Tutto pareva finalizzato a dipingere un quadro in bianco e nero. Buoni contro cattivi. Al limite cattivi contro cattivi. E adesso i buoni per eccellenza si preparano a intervenire per liberare i buoni di serie B dal cattivo di turno. Come si fa a non trovare insultante questa lettura?

Resto dell’idea che questa presa di distanze non deve essere una scusa per disinteressarci della cosa. Ci deve piuttosto far riflettere: davvero non esistono altri strumenti, altri canali? Chi lo dice? E, soprattutto, chi lo dice è autorevole? Affidabile? Disinteressato?

“Per ora”, dunque, sembriamo felicemente incanalati in un copione che renderà la nostra responsabilità alle stragi del Medio Oriente ancora più esplicita e diretta. Tutto vorrebbe farci credere che questo, come tanti altri “per ora”, sia una condizione destinata a durare in eterno. Però io credo che noi, come cittadini e ancor più come genitori, abbiamo l’obbligo morale di credere che “per ora” non voglia dire “per sempre”.

Ieri sera, presa consapevolezza del momentaneo black-out del mio cervello, mi sono chiesta: se sentire raccontare falsità o mezze verità strumentali, ben condite di immagini strappacore, rincoglionisce persino me, che per lavoro ho molti strumenti di comprensione in più rispetto all’uomo della strada, quanto è grave avere abdicato del tutto a un’informazione decente e con un barlume di indipendenza?

Mi rispondo con un’ovvietà: è molto grave. Si deve fare qualcosa perché questo cambi. Come dico sempre (forse con la realistica consapevolezza che di più al momento non mi è dato fare), iniziamo per esempio a parlarne. Almeno nel nostro personale giro di conoscenze e informazione, cerchiamo di non arrenderci alle opinioni preconfezionate.

Avrete sentito che Rai 1 ha in cantiere un reality sui rifugiati il cui titolo è tutto un programma: The Mission. Anche su questo ho la mia opinione, come immaginerete. Ne vogliamo parlare? Voi avete una vostra opinione in merito? Ho rinunciato a suo tempo a scrivere uno sproloquio di facile ironia sui protagonisti della futura trasmissione e sulle varie imbarazzate e imbarazzanti dichiarazioni rese alla stampa dalle persone coinvolte. Ma penso che varrebbe la pena di capire meglio (se e) perché questo programma è una pessima idea. Vi va?

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