La magia dei draghi

Ce ne avevano parlato durante le vacanze di Natale, ma vi confesso che temevo che avrebbe deluso le nostre aspettative. E invece l’installazione Harmonic Motion/Rete dei draghi di Toshiko Horiuchi MacAdam, nella Hall del MACRO di via Nizza, mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta. E’ geniale. E’ una di quelle botte di bellezza, intelligenza e funzionalità che ancora (purtroppo) ci si stupisce di incontrare a Roma. Onore al merito della rassegna Enelcontemporanea, arrivata alla settima edizione. L’anno scorso ci ha regalato Big Bambù, che abbiamo amato e amiamo molto (una vera ciliegina sulla torta del nostro amato spazio del Mattatoio di Testaccio). Ma la retona multicolore intrecciata a mano, che fa l’occhietto ai lavori all’uncinetto, ha una magia persino superiore.

Bellissima anche da ferma, appena il museo apre è popolata da frotte di bambini di ogni forma e dimensione, che ci si arrampicano dentro, scivolano, si lanciano, fanno capolino da ogni curva e dondolano felici sui palloccheri colorati. L’artista pensava soprattutto ai bimbi, sottolinea il depliant illustrativo, quasi a dire: “Orsù, genitori, datevi un contegno”. Ma l’accesso agli adulti non è proibito e la tentazione, ve lo confesso, è stata fortissima. Ho resistito solo in parte, limitandomi a dondolare su una palla viola. Ma ci tornerò, oh se ci tornerò. Anche perché Meryem me lo ha fatto giurare solennemente.

Ed ora qualche info/dritta per quando ci andrete (perché ve lo raccomando assolutamente, avete tempo fino a dicembre prossimo).

1. L’installazione è all’aperto, coperta da tettoie. Io la prima volta non sono andata perché pioveva. Probabilmente il mio timore che fosse chiusa era infondato, ma il pavimento è freddino e ovviamente è richiesto di togliere le scarpe. I genitori più accorti avevano un calzino aggiuntivo, non necessariamente antiscivolo (la superficie lo è di suo). Idea da copiare.

2. Non si paga nessun biglietto. Ve lo spiegano abbondantemente, al punto che quando ho voluto farlo per visitare il resto del museo mi hanno ripetuto più volte che per l’installazione non era necessario. Questo implica però che ci sia un certo affollamento. Quando la fila in attesa diventa troppo lunga, arriva un addetto del museo armato di fischietto e fa scendere i bambini del turno precedente. Noi siamo entrati all’apertura (11) ed è stata una buona idea: abbiamo spuntato quasi 45 minuti.

3. Non direi affatto che è attraente solo per i più piccoli. Anzi, alcuni bambini molto piccolini in realtà erano un po’ spaventati di saltare nella rete (pochissimi, a dire il vero)  e si sono limitati a giocare con i palloccheri (un termine tecnico che spero che apprezzerete).

Concludo con una notazione. In genere l’arte contemporanea mi risulta davvero ostica. Non questa volta. Il senso di quest’opera è davvero intuitivo. Così come le statue e i monumenti diventano luoghi più che oggetti e il loro valore artistico è anche dato da ciò che rappresentano per gli spazi in cui si trovano, in termini di esperienze, ricordi e sensazioni di chi ne fruisce, così questo playground sospeso è fatto per interagire con i piccoli visitatori e in questo consiste la sua straordinaria bellezza. Stare un’oretta a guardare tutto quello che succedeva è stato straordinariamente appagante per tutti i sensi. Non avrei mai creduto che portare mia figlia “al parco giochi” potesse essere un’esperienza artistica. E invece…

IMG_20140112_111437IMG_20140112_122423

1 thought on “La magia dei draghi”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...