Una piccola magia di Natale

Sono passati molti anni da quando vi ho parlato di Y., rifugiato etiope senza tetto. Non era una storia allegra e, con il tempo, la situazione è parecchio peggiorata. Y. è arrivato a perdere quasi tutto, a tratti anche quella dignità minima che ci aspettiamo di trovare in tutti i nostri simili. Ma non ha perso la strada di via degli Astalli, nemmeno nei momenti più difficili. E qui devo tributare un elogio pubblico ai miei colleghi che non solo fanno ogni giorno, con professionalità e pazienza un lavoro difficile, ma hanno la capacità di vedere oltre, di avere i guizzi, di non disperare. A un certo punto, grazie alla tenacia e all’insistenza di medici volontari e operatori, si è riuscito a ricoverare Y. Lo andavano a trovare tutti i giorni, come e più di un familiare. Non so darvi i dettagli clinici, ma il recupero è stato vistosissimo. Y. è tornato dignitosissimo, pulito, presentabile. La sua mente vaga sempre, ma il suo corpo si è rialzato. Al punto che ha trovato un’ospitalità (temporanea, ma è qualcosa) presso un istituto di suore.

Una volta a settimana, puntualissimo, torna a via degli Astalli. L’ultima volta ha solennemente portato un’ambasciata. Anzi, un invito. Sabato scorso le suore avevano organizzato una festa di Natale. E lui, Y., avrebbe suonato. Sì, perché una cosa non ve l’avevo raccontata, perché non la sapevo. Y. suona bene il piano. Persino nei momenti di nebbia più fitta non ha mai perso questa abilità, che ci dice moltissimo dello stile di vita che aveva, in quel prima per sempre perduto.

I miei colleghi, sabato, erano a quella festa. E oggi, alla riunione di staff, ci hanno raccontato la gioia e la soddisfazione di aver visto Y., elegantissimo, protagonista alla tastiera. Io avevo già guardato il piccolo video che avevano condiviso su Facebook e che aveva suscitato reazioni incredule: “Ma veramente è lui?”.

Non è un miracolo, certo. Non abbiamo nessun lieto fine stupefacente. I problemi ci sono e restano. Ma il sentimento che lega Y. a quelli che nel tempo sono diventati i suoi amici è, a suo modo, una piccola magia. Mi piace pensare che quello che commuove tanto tutti noi abbia un senso e una bellezza anche per lui.

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