Tre cose che ci sono piaciute del Museo Egizio di Torino

Domenica scorsa abbiamo visitato il Museo Egizio di Torino. Eravamo un gruppo di 25 persone, di cui 11 bambini (alcuni davvero piccolini: giusto 3 o 4 avevano già studiato gli egiziani a scuola, per intenderci). La guida che ci è stata assegnata, Eleonora, è stata molto brava a coinvolgerli. Gli auricolari (group tour), previsti per tutti, una mano santa. Il costo del biglietto è onestissimo (13 euro gli adulti, 1 i bambini tra 6 e 14 anni, gratuito sotto i 5).

Ovviamente di domenica, in pieno ponte e per giunta in concomitanza con l’ostensione della Sindone, il museo era affollatissimo. Se potete scegliere, vi consiglio un giorno feriale, che vi consentirà di apprezzare pienamente l’atmosfera. Il percorso espositivo, peraltro, è davvero notevole. Quando visitavo il museo ai tempi dell’università (il giorno di chiusura, il mio professore di egittologia era il direttore) i reperti erano sempre notevoli, ma il percorso museale era davvero ottocentesco. Oggi è tutta un’altra storia. Un museo di cui andare fieri.

Per quanto riguarda i tempi della visita, io stimerei almeno 3 ore. E comunque si tratterà di un assaggio. Con i bambini, in gruppo e con quella folla ci siamo naturalmente attestati sull’ora abbondante. Di più non sarebbe stato realistico. Io mi sono ripromessa di tornarci al più presto, troppe cose non abbiamo neanche sfiorato.

Tre cose che sono piaciute a Meryem (8 anni)

  • I panini di 3000 anni fa (“Ti rendi conto???? I pa-ni-ni. Proprio quelli che si mangiano!”)
  • Il biglietto, che “somiglia tanto al braccialetto che avevamo a Legoland” [trattasi, apprendo dal sito, di “braccialetto graficamente personalizzato contenente la tecnologia RFID”]
  • Le tuniche [in effetti, assolutamente spettacolari… specialmente quella plissettata]

Tre cose che sono piaciute a me

  • L’ho già detto? L’esposizione. Chiara, esplicativa, gradevole. Le statuette esposte con il loro stampo accanto, le vetrine che consentono l’osservazione degli oggetti da ogni lato, un giusto compromesso tra cronologia e geografia.
  • La sezione dedicata a Deir el-Medina. Sì, anche il favoloso ostacon della danzatrice. Quello che contiene un famoso errore. Voi sapete individuare qual è? Sappiate che una del nostro gruppo (diversa da me, che peraltro avrei dovuto saperlo) lo ha individuato in 2 secondi scarsi. Non per mettervi ansia da prestazione…
  • Il sapiente uso della tecnologia (ad esempio il filmato accanto alla cappella della tomba di Maia, con l’ipotesi ricostruttiva).

Il bookshop, senza essere faraonico, è piuttosto ricco, sia di gadget che di libri. Meryem ha scelto un libretto sui geroglifici, che spero mi darà occasione di accostarla ad alcuni concetti importanti. Il primo è cercare di non considerare necessariamente  ogni cosa lontana nel tempo e nello spazio come “meno evoluto” o “più evoluto” rispetto a ciò che per noi è più usuale. L’alfabeto non è il gradino più alto dell’evoluzione della scrittura. E’ solo un sistema di scrittura diverso da quelli più complessi (come il geroglifico o il cuneiforme), basato sull’economia (minor numero di segni possibile, rapporto quasi univoco tra suono e segno). Gli egiziani non scrivevano con un sistema di scrittura incredibilmente complesso perché non avevano ancora capito come scrivere in modo semplice (in attesa che qualcuno “scoprisse” come farlo). Lo facevano perché era ciò che era adeguato a ciò che dovevano scrivere (a cosa scrivevano, a chi scriveva e a chi doveva essere il destinatario delle loro scritture).

Allo stesso modo, non ritraevano le persone secondo i canoni che conosciamo, quasi immutati per millenni, perché non erano capaci di disegnare in modo più realistico. Gli ostraca di deir el-Medina lo dimostrano ampiamente. Lo facevano perché era quello che serviva in quei contesti e per quelle finalità.

Se solo fossimo capaci di deporre lo sguardo di sufficienza con cui guardiamo alle civiltà dell’antichità (ma anche a molte di quelle contemporanee) ed essere fieri della straordinaria richezza della civiltà umana…

4 thoughts on “Tre cose che ci sono piaciute del Museo Egizio di Torino”

  1. Basta fare presente la composizione del gruppo al momento della prenotazione e ne viene tenuto conto. Inoltre mi risulta che esistano diversi laboratori specifici per i bambini. La guida faceva riferimento ad alcuni di essi, che immagino facciano soprattutto in collaborazione con le scuole.

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