Al mio futuro sindaco

Caro futuro sindaco di Roma, ti scrivo deliberatamente oggi, senza avere ancora la certezza della tua identità (anche se è probabile che tu sia una donna), proprio per sottolineare che quello che vorrei dirti te lo direi a prescindere da chi sei. Ieri tornavo in taxi a casa con mia figlia Meryem, che tra qualche giorno compie 9 anni. Avevamo ancora gli occhi pieni dello splendore del mare del Cilento e il cuore traboccante della gioia del viaggio, che ci accomuna. Passavamo accanto a Teatro Marcello e mi sono sentita di dirle che siamo incredibilmente fortunate, che viviamo in una città straordinaria. Che nessun viaggio sarebbe tale se non avessimo un posto da chiamare casa e che per noi questo posto è una città che trabocca ricchezza, culture, incontri e meraviglie di ogni genere. Una città che con tutti i suoi limiti e le sue ferite accoglie da secoli moltitudini di persone, di storie, di dolori. Una città che merita tutto il nostro rispetto.

Per questo siamo passate al seggio, prima di rientrare a casa. Come ci ha detto il ragazzo della pizzeria al taglio, non ci dobbiamo permettere di disprezzare la possibilità di votare, per cui tanti hanno lottato e dato la vita. A Roma ogni angolo permette di fare memoria: la costituzione della Repubblica Romana sul Gianicolo, le pietre di inciampo davanti alle case dei nostri quartieri, Forte Bravetta. Si potrebbe continuare. Ma più delle pietre, contano le persone e quello che danno, ogni giorno.

Per questo, futuro sindaco, mi sento di raccomandare una sola cosa, dal mio modesto punto di vista: non essere arrogante. Cerca di sentire, al di là degli slogan e dei mugugni di chi sgomita per essere notato, la voce più sommessa dei tanti che ogni giorno fanno con coscienza e onestà il loro lavoro, ma non dimenticano mai di essere solidali con chi è in difficoltà. Ne ho incontrati tanti in questi anni: tassisti, autisti dell’autobus, insegnanti, infermieri, negozianti, pensionati.  Sono loro la vera risorsa di Roma, che la rendono ancora una città aperta e resistente. Una città che riesce ad essere plurale e che una soluzione finora l’ha sempre trovata, nonostante tutto. Sii generoso, sindaco. Ma soprattutto, sii modesto e serio, almeno quanto quelle persone.

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