Inquietudine e affetti disordinati

Ricordo, anni fa, che partecipai insieme a molti volontari del Centro Astalli all’ordinazione di un giovane gesuita che era all’epoca il coordinatore della scuola di italiano del Centro. Come usa, le ordinazioni erano “di massa” (almeno una decina di “candidati”) e la liturgia da guinnes dei primati, sia per pompa che per durata. Sui banchi trovammo un libretto in cui ciascuno degli “ordinandi” aveva scritto un breve profilo di se stesso. Ricordo che prendemmo molto in giro il nostro, perché per descrivere la sua esperienza precedente all’entrata in Compagnia usava l’espressione “vita disordinata”. Capii solo molto più tardi che probabilmente il poveretto non si riferiva a indicibili bagordi e dissolutezze, ma utilizzava semplicemente il gergo dei gesuiti e, in particolare, la definizione di esercizi spirituali data da S.Ignazio: “Si chiamano esercizi spirituali tutti i modi di disporre l’anima a liberarsi di tutti gli affetti disordinati e, una volta eliminati, a cercare e trovare la volontà divina nell’organizzazione della propria vita per la salvezza dell’anima”.

Oggi, leggendo l’omelia di Papa Francesco rivolta ai gesuiti durante la Messa di stamattina alla Chiesa del Gesù, trovo un concetto apparentemente assai diverso da questa furia ordinatrice: l’inquietudine. “Dio è il Deus semper maior, il Dio che ci sorprende sempre […]  Per questo, essere gesuita significa essere una persona dal pensiero incompleto, dal pensiero aperto: perché pensa sempre guardando l’orizzonte che è la gloria di Dio sempre maggiore, che ci sorprende senza sosta.  E questa è l’inquietudine della nostra voragine. […] Bisogna cercare Dio per trovarlo, e trovarlo per cercarlo ancora e sempre. Solo questa inquietudine dà pace al cuore di un gesuita”.

Non vi nascondo che questo concetto mi è assai più congeniale e sono stata subito tentata di trasferirlo al di là della dimensione strettamente religiosa. In fondo la più sostanziale delle mie debolezze è probabilmente una certa incapacità di “organizzare la mia vita”. Ho sofferto e soffro ancora di questo mio vistoso limite, che negli anni non mi ha permesso di essere neppur lontanamente simile a… A cosa, esattamente? Mah, direi allo schema di massima che io stessa mi sarei aspettata per la vita di una donna della mia età.

Però, se devo essere del tutto onesta con me stessa, non posso neanche definirmi una persona volubile, frivola o inconcludente. Un po’ mobile di spirito, sì. A tratti colta da una sorta di impulso irrefrenabile a buttarmi in tutte le direzioni (probabilmente ereditario). Quando leggo che di Pietro Favre, nuovo santo gesuita, dicevano che pareva «che sia nato per non stare fermo da nessuna parte», mi fa immediatamente simpatia anche se non so nulla di lui. Non credo particolarmente agli oroscopi, ma il mio segno zodiacale, il Sagittario, segno di fuoco e di irrequietezza, mi è sempre piaciuto. Una volta un amico mi aveva regalato un profilo dei “sagittari” che curiosamente descriveva proprio quel certo non so che di mobile, di insubordinato, di irrefrenabile che ho sempre percepito in me stessa.

Recentemente un giochino di Facebook invitava a nominare dieci libri che hanno contato qualcosa per me, a prescindere dal loro valore artistico. Buttando giù la lista di getto ci ho infilato almeno tre titoli che si associano bene agli orizzonti che si spostano, all’irrequietezza e ai punti di vista in continuo aggiustamento: Flatlandia, Gli dèi dell’antico Egitto di Hornung e Chocolat (a cui, come ho spiegato altrove, associo Mary Poppins).

Un giorno, forse, vi parlerò più diffusamente di Hornung e dei limiti del principio di non contraddizione. Oggi mi limito a prendere atto che se è vero che i gesuiti praticano con tanto zelo l’inquietudine non mi meraviglia che parecchi di loro mi siano simpatici.

8 thoughts on “Inquietudine e affetti disordinati”

      1. Sì dico sul serio. Quando facevo la mia specializzazione in Egittologia a Parigi all’Ecole Pratique des Hautes Etudes è venuto a tenere un ciclo di lezioni sulla religione egizia. Molto interessante 🙂

  1. No scusa mi rimangio tutto, non era Hornung era Assmann un altro grande esperto tedesco di religione egizia. Me li sono confusi, sono un po’ fusa in questi giorni. Comunque Hornung resta grandissimo 🙂

      1. Ho letto La memoria culturale. Ma confesso che mi ha lasciato freddina. La biblista che è in me diffida un po’ della sua visione del monoteismo.

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