E come si fa a non dire niente, con quello che sta succedendo nel mondo? Però vorrei partire da una parola: priorità. La priorità è restare umani, restare fedeli nonostante tutto a dei valori che non possono cedere davanti a cause di forza maggiore. Altrimenti cediamo alla logica che in casi estremi i valori possono passare in secondo piano. Ed è esattamente questa logica che detta le regole dell'orrendo gioco di cui, nostro malgrado, siamo parte. Quindi, niente "popoli infami". Niente generalizzazioni. La responsabilità c'è ed è di ciascuno degli interessati. Sarebbe bello poter puntare il dito e basta, mi redo conto. Liberatorio. Ma se siamo onesti, l'indifferenza tragica è anche nostra. L'alzare le spalle, il parlare solo con chi la pensa come noi, il compiacersi della nostra intelligenza e superiorità.
Quali sono le nostre priorità? Quali sono le mie, mi chiedo stamattina più che mai? L'altro giorno parlavo a un gruppo di immigrati della nostra Costituzione. Di come è nata. Della guerra civile, della fame, della paura, dell'orrore in cui affonda le sue radici la nostra Repubblica. Cose che chi viene dall'Afghanistan, dal Pakistan, dall'Eritrea, dall'Iran capisce, certo meglio di me. Loro non me l'hanno chiesto, ma me lo sono chiesta da sola: quando, esattamente, abbiamo scelto di rinunciare a quei valori? Quando abbiamo deciso che i principi fondanti del vivere civile vanno intesi come slogan utopistici, ché tanto poi la realtà è un'altra?
Quando esattamente abbiamo smesso di scandalizzarci, di indignarci? Perché certamente abbiamo smesso. Possiamo dare la colpa a chi e a cosa crediamo meglio, ma al momento pochi di noi vanno oltre i sospiri. Purtroppo io non rientro in quei pochi. Rientro piuttosto nel più ampio numero di quelli che si chiedono cosa fare esattamente e cosa costerebbe farlo. E che poi ci si perdono, in questo chiedersi, e vanno a letto la sera inutili come si sono alzati. Cerco un'occaione per fare qualcosa di più, per rompere questa corazza di cinismo e scetticismo in cui mi sento soffocare.

11 thoughts on “”

  1. Ciao,sono Daniela, di http://www.ilcoltellodibanjas.blogspot.com, innanzitutto mi piacciono molto i tuoi post ed il tuo modo di scrivere!riguardo a questo,ieri mi sono arrabbiata (anche tanto) per quello che é successo nel mare davanti a Gaza..lascindo perdere colpevoli e non colpevoli (alla fine,un po' come dici tu,la colpa é un po' di tutti,anche di quelli come me che stanno solo qui a parlare),perchè trovo assurdo sacrificare degli ideali,delle ideee democratiche,in una situazione di crisi..la vera sfida é rimanere democratici in tempo di crisi o di guerra..non abdicare ai propri valori pur di vincere una battaglia.Pur non mettendo da parte la mia passione per Israele,per la sua lingua etc,i miei amici che abitano la etc..ieri ho fortemente pensato questo.Non so a cosa ti riferissi precisamente con il tuo post,ma mi ha fatto venire in mente questo mio ragionamento.Passando a cose più futili,il tuo compagno é curdo di turchia vero?quest'estate invece mi piacerebbe amdare in armenia,ci siete mai stati?un abbraccio e passa a leggermi sul blog,ti va?ciao Daniela

  2. Sono confusa, molto confusa, e ti confesso che ho anche il timore di parlare delle mie idee in proposito, perchè nella faccenda israelo-palestinese c'è anche quel fastidioso contorno modaiolo per cui, se vuoi essere nel giusto, devi pensarla in un certo modo e stop.Anche io come Daniela sto con Israele. Ma certo vorrei ci fossero altre soluzioni, altri mezzi, qualche altra cavolo di idea di pace che vada bene per tutti, e a favore di tutti.Ma ci sarà mai la pace? Per cosa possiamo lottare noi, se non per la pace? Ma come? Nel senso: come, realmente, io posso fare qualcosa per cambiare il mondo?Mi sento destabilizzata. Forse è solo un periodo, o forse sto smettendo di credere di poter cambiare il mondo.Sta di fatto che quello che ho visto e sentito ieri, non mi è piaciuto per niente.

  3. io sto con la palestina. so che questo non e' il luogo adatto, anzi … non vorrei che il blog di chiara diventasse lo scenario di un feroce dibattito "politico".il "politico" lo metto tra parentesi … perche' secondo me di politico c'e' proprio poco. io ho una mia personale idea su tutto questo – non solo su questo attacco, ma su tutta la storia della striscia di gaza, della guerra tra israele e palestina, di come siano state gestite le cose.quel che mi fa piu' paura e' che gli aiuti umanitari servono per la sopravvivenza di un popolo. punto. c'e' gente che non c' entra NULLA con il lancio dei missili e che vive nel terrore e in poverta'.lo so, io vivo sulla mia nuvoletta rosa e spessissimo sono veramente poco pratica e molto sognatrice, ma nel mio piccolo – piccolissimo – continuo a sperare che prevalga l' uomo.la storia non e' stata clemente con gli israeliani, ok.le cose sono state riconosciute, ammesse. e' vero, non basta.ma fermare una nave con degli aiuti umanitari non cancella nulla di tutto quello che e' stato. anzi. aggiunge un' altra tristissima pagina al libro infinito di questa guerra.paola

  4. A scanso di equivoci, e per chiarezza, io sto con la Palestina e con Israele. Chiarisco, per non essere tacciata di qualunquismo: la complessità e drammaticità della questione mi tocca profondamente da tanti anni e mi rifiuto di scegliere quali diritti umani privilegiare. Una cosa è certa: le violazioni di questi diritti vanno chiamate con il loro nome, da qualunque parte provengano. Violare i diritti, tanto per essere espliciti, significa togliere dignità, non solo sparando. Si può fare con scelte politiche sbagliate, con propaganda violenta, con l'intimidazione, con la violenza in ogni sua forma. Semplicemente negando il futuro a una generazione dopo l'altra. Non mi soffermo neanche a fare delle graduatorie tra le parti. I distinguo, volendo essere analitici, ci sono. Ma oggettivamente credo sia impossibile schierarsi con un popolo e buttare a mare l'altro.

  5. hai ragione, di fronte alla violazione di diritti umani non e' giusto forse dare un nome alle cose.ma io proprio non ce la faccio a non schierarmi in questa cosa.sono tanti anni che mi informo e, per quanto non sia  mai abbastanza, penso di aver letto, sentito, discusso a sufficienza per mettermi da una parte.non butto a mare un popolo, assolutamente. soprattutto quel popoli, che come tanti altri – ma forse piu' di tanti altri – ha subito.ho anche amici ebrei con i quali mi capita di parlare.pero' mi sono fatta una mia opinione. non che non si possa cambiare, eh? pero' per ora e' cosi'.ti stimo – comunque – perche' riesci a stare nel mezzo.si parla di diritti umani, e' vero.ma, appunto per questo, per me e' molto difficile non schierarmi.paola

  6. Vedi, Paola, sto cercando di dire una cosa difficile, ma a cui sto pensando moltissimo in questi giorni. Il punto non è "non schierarsi". Ci si deve schierare, ci si schiera troppo poco. Ma quello che serve qui, forse l'unico modo di uscirne, è una risposta non faziosa, una forte reazione di tutta la società civile, di ogni nazione, che si indigni e si schieri perché la vita di ogni uomo conti e venga prima di tutto.

  7. Una sola precisazione:anche io sto dalla parte di entrambi,non per qualunquismo,ma perchè come ha detto Amos Oz "questa é una vera tragedia greca,in cui tutti e due hanno ragione"..e tutti e due hanno i loro torti,come sempre nella vita del resto,non ho mia trovato situazioni di puro bianco Vs nero ma sempre situazioni di grigio.Poi,sono legata emotivamente per questioni personali e familiari ad Israele,ma questa é un'altra storia.Ci sono molto legata,ma proprio per questo critico le sue azioni che reputo "sbagliate",perché é un paese come un altro:su tante cose che fa sono d'accorso,su altre no,e lo dico pur essendoci molto legata.ciaoDanielahttp://www.ilcoltellodibanjas.blogspot.com

  8. Una boccata d'aria questo blog su questo argomento, perché anch'io mi rifiuto di schierarmi in nome della complessità della situazione e della mia distanza e pochezza di informazioni, di potere e di giudizio.Mentre oggi va di moda dare addosso a israele e ieri ai terroristi, a me viene solo in mente che nostri coetanei in entrambi i paesi non hanno mai vissuto senza una guerra in corso, una minaccia di rappresaglia e poi tutta la storia dell'embargo grida vendetta a dio.E penso che a parte i falchi dalla carriera politica tutti vorrebbero vivere in pace, andare a scuola, lavorare, andare al mare, crescere i figli in sicurezza e mi sembra che questi valori così umani e importanti sembrino futili, quando invece non lo sono.Grazie Chiara che hai dato una risposta al mio senso di impotenza.

  9. Condivido tutto. Aggiungo solo una cosa: non è che gli israeliani stiano tutti plaudendo all'azione del loro governo, anzi. Proprio noi italiani dovremmo sapere che una cosa sono le decisioni della politica, ben altro la coscienza di un popolo.

  10. ma certo, non e' che tutti gli israeliani siano li' ad applaudire.si parla di persone, caspita.pero' , premettendo che nessun popolo e' da buttare, come dice chiara, io sono sincera, non riesco a non stare da una parte.io butto le classi politiche, butto le questioni di principio, butto chi ha deciso nella storia a nome di altri. io butto anche chi sembra voler fare qualcosa, ma alla fine lo fa solo per una questione di interessi.secondo me certe cose sono da condannare, non si puo' non dire nulla. ripeto, non contro i popoli, bensi' contro chi sta sopra.poi bisognerebbe fare di piu'. ma la vedo cosi' dura. e' una storia di troppa sofferenza per spiegare quello che si prova in poche parole.ma voi vedete una luce in fondo a questo tunnel? io no, sinceramente. troppo tempo, troppi dolori.paola

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