L’arte del desiderio

Qualche giorno fa su Facebook girava un giochino che prevedeva in sostanza nel testare chi tra gli amici ci conosce meglio attraverso un questionario predefinito: l’interessato, prima di sfidare conoscenti e altri contatti doveva in sostanza scegliere la risposta giusta per ciascuna domanda tra una serie di opzioni. Non mancava, ovviamente, la domanda sui desideri: se il genio ti facesse la fatidica domanda, quale sarebbe la tua scelta? Quasi tutti quelli che conosco che ci sono cimentati in questo test, me compresa, hanno scelto l’opzione “altri tre desideri”. Sembra un’opzione furba, in effetti. Ma lo è davvero?

Ieri ho visto The Place, un film che ha molto a che fare con il tema dei desideri e di cosa si è davvero disposti a fare per vederli realizzati. Ma per tutta la sera mi tornava in mente un passaggio di C’era una volta, la serie tv che sto guardando adesso con Meryem. Il genio della lampada viene finalmente liberato e ha lui stesso la possibilità di esprimere il suo desiderio. Ma inaspettatamente risponde: “No, non voglio esprimerlo. Ho visto così tante persone rovinarsi perché il desiderio espresso si è effettivamente realizzato che mi pare meglio rinunciarvi”. Molto saggio. Peccato che poi si innamori, esprima di slancio un desiderio e firmi così, effettivamente, la sua condanna.

Mi chiedo dunque, alla fine di questo fine settimana, nel bel mezzo di un altro mese che mi scivola tra le dita: che cosa desidero? Scopro, con qualche sconcerto, non non saperlo. Se dovessi esprimere un desiderio oggi davvero avrei troppa paura di formularlo. Magari rinuncerei. Penso che sto cambiando, che magari sono già cambiata. Se guardo indiero mi pare di avere per tanto tempo desiderato ardentemente l’impossibile. Un fisico diverso, essere popolare, tanti amici, amori mai corrisposti, la possibilità di vivere facendo ciò che amavo di più al mondo, un figlio per tanti anni, una vita che non deludesse le aspettative mie e degli altri. Oggi no, non mi viene nulla. Ho desiderato di buttare la maggior parte dei mobili della mia casa e in effetti l’ho fatto. Ora mi trovo solo con ombre di desideri, tipo “andare avanti senza fare troppi danni”. Peccato.

4 thoughts on “L’arte del desiderio”

    1. Sicura sicura no. Non sono sicura quasi di niente. Però certamente ho una difficoltà forse a formulare desideri, anche i più banali. Mi ha chiesto Meryem cosa voglio per il compleanno (cioè cosa dire a suo padre di prendermi per regalo, tradotto nei suoi schemi mentali). Ieri sono stata molto fiera di suggerire che comprino un sacco di terriccio e mi trapiantino l’elleboro che mi sono comprata!

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