Evidentemente c’è un meccanismo di sicurezza, tipo salvavita, che scatta quando le mamme sono arrivate al limite. Dopo una settimana di risvegli notturni, pianti, strepiti, capricci di ogni genere, pasti saltati e sostituiti da spuntini improbabili (Fruttolo, fetta di pane in cassetta, un rigatone, mezza banana, etc), ieri è successo qualcosa. Sono tornata a casa a piedi, causa traffico impazzito, mi sono storta una caviglia inciampando in una buca piena d’acqua: ero insomma in uno stato pietoso e mi preparavo all’ennesima serata con la bimba più lagnosa del secolo. Rassegnata come solo una mamma depressa riesce ad essere. Prima (forse) illuminazione: preparo una pappa a forma di pappa. Proprio da lattante: semolino, brodino Milupa, omogeneizzato pollo/vitello. La fanciulla si siede a tavola e, cucchiaino dopo cucchiaino, da sola, se lo spolvera coscenziosamente.
Procedo al bagnetto, che non osavo da giorni tre, data la situazione (avete presente quant’è piacevole detergere un gatto selvatico urlante?). Sorrisi, risate, spruzzi. Tutto ideale. Ci mettiamo a tavola noi. Lei si siede composta sul suo seggiolino, chiacchiera un po’ e, dopo pochi minuti, reclina la testina e praticamente cade addormentata (ore 19.45 circa). La prelevo e metto a letto. Dorme ininterrottamente fino a stamattina e avrebbe continuato se non l’avessi svegliata io (dopo essermi vestita con calma e aver persino fatto un accenno di colazione).
Le preparo una pappa lattea diluita nel latte (c’è bisogno di dire che anche la colazione era una battaglia?). Lei sorridente si risiede al suo seggiolino e trangugia anch’essa, un cucchiaino alla volta, senza il mio aiuto. La vesto, ancora senza lagne, usciamo. Mi chiede solo di portare con sé "lalla" (una pallina azzurra che non so da dove sia spuntata). Glielo concedo. Al nido baci, sereni saluti, ciao ciao con la manina.
Mentre mi allontanavo alla volta dell’ufficio mi chiedevo: sogno o son desta? Speriamo che duri. Ma anche se non durasse, mi sono data una bella ricaricata.